A spasso per la Thailandia tra Phuket e Koh Samui – 6à parte – KOH SAMUI

19 gennaio –  KOH SAMUI: CHAWENG, CORAL COVE, CRYSTAL BAY, BIG BUDDHA, WAT PLAI LAEM

Ready to go!!

228,7 km² da perlustrare in lungo e largo perché non sia mai che ci perdiamo anche il più piccolo angolo di quest’isola. Come al solito, il mezzo giusto è lo scooter, meglio se di cilindrata da 125 in su perché ci sono spesso salite anche abbastanza ripide e un cinquantino non ce la farebbe a portarci tutti e due.   Qui all’hotel non ne hanno ma lavorano con un partner che in 10 minuti ce ne porta uno. Spesso ci sono capitati motorini vecchi o sgangherati ma qui anche lo scooter è all’altezza dell’hotel. Candido, pulitissimo, nuovissimo e con il pieno di miscela già fatto. Il prezzo è sempre lo stesso, come per i lettini in spiaggia: 200 bath al giorno, non trattabili, equivalenti a circa 6 euro. Mi sembra ancora di risentire la voce dei noleggiatori: “two hundred baaath”; sì, perché i thailandesi, adattando l’inglese alla loro lingua, allungano sempre le vocali e molto spesso si dimenticano le consonanti. Le prime volte sono difficili da capire ma dopo un po’ ci si abitua ai loro “baaath” o ai loro “fifi” (fifty).  D’ogni modo, prima tappa è  Chaweng,  a circa 12 km da Lamai, il paese e la spiaggia più animati dell’intera isola. Pur seguendo la costa, come avevamo già potuto vedere nell’isola di Phuket, la successione di salite e discese non manca, così come non mancano i chioschi di cibo lungo tutta la strada, i numerosi negozietti di artigianato, i 7/11 e gli incredibili grovigli di fili elettrici che ci sorprendono ogni volta per la loro complessa posizione.

Cavi elettrici in Thailandia

Ci fermiamo al view point che si trova lungo la strada da dove si può vedere l’intera spiaggia di Chaweng. Non essendo molto in alto, non offre una visione spettacolare e perciò proseguiamo fino al centro del paese che si mostra fin da subito nella sua vivacità. L’unica strada centrale è un groviglio di auto, motorini e lavori in corso, con un’incredibile successione di negozi, ristoranti, bar, alberghi e pedoni ovunque, chi è pronto per la spiaggia in ciabatte e copricostume, chi è vestito da lavoro, chi curiosa tra i negozi, chi mangia. Non abbiamo ancora visto molto di quest’isola ma abbiamo già deciso che le ultime notti le passeremo qui; io e Miro adoriamo questa confusione e questa libertà di fare e trovare qualsiasi cosa a qualsiasi ora del giorno. Diamo un’occhiata alla spiaggia che anche qui, come a Lamai, non è niente di che, con la sabbia gialla e il mare abbastanza mosso. Ci spostiamo verso due delle famose spiagge di Koh Samui: Coral Cove e Crystal Bay. La prima è una piccola baia molto carina, con sabbia chiara e palme tutto attorno mentre la seconda è una lussuosa spiaggia attrezzata che offre un panorama suggestivo con gli scogli e le palme a farne da contorno ma dove la magia si perde per la gran quantità di gente e per il resort che la sovrasta.

Crystal Bay

Dopo un mega piatto di chicken rice in un ridente mercato locale, non possiamo non dedicare qualche ora ai monumenti principali, ossia il grande Buddha e il Wat Plai Laem.

Chicken rice

Già girovagando in motorino, avevamo potuto vedere il Buddha che troneggiava sulle colline di Koh Samui così, con l’aiuto del navigatore, ci arriviamo proprio a ridosso. Si trova in cima ad una scalinata e con i suoi 12 metri di altezza è maestoso.

Big Buddha – Koh Samui

Avendo già visto parecchie altre gigantesche statue di Buddha, sia a Bangkok che a Phuket, questa non ci impressiona molto, anche se il panorama è notevole, con il mare a 360 gradi e una piacevole brezza che ci ristora in qualunque punto della terrazza ci troviamo. Il tramonto visto da qui deve essere davvero mirabile.

Panorama dal Big Buddha – Koh Samui

Poco lontano sappiamo esserci il Wat Plai Laem, un complesso di templi che incorpora elementi delle tradizioni cinesi e thailandesi. La grande statua della dea Guanyn troneggia con le sue 18 braccia su un piccolo lago artificiale, a pochi metri da una statua obesa e sorridente, rappresentante Budai, un monaco dall’aria simpatica venerato nel buddismo cinese. L’intera area è davvero suggestiva, con la sua moltitudine di stili e colori.

Wat Plai Laem

Avremmo ancora tante cose da vedere e luoghi da scoprire ma è ormai pomeriggio inoltrato e perciò ci prepariamo a tornare. D’altro canto abbiamo ancora quattro giorni per scoprire l’intera isola, perché mai andare di fretta. Questa, inoltre, è l’ora più bella per viaggiare, con il caldo che comincia ad attenuarsi e che regala una temperatura perfetta per farci godere appieno dei 20 km che ci separano dal nostro hotel.  

20 gennaio –  Chaweng, Cascate di Na Muang, Tarnim Magic Garden, Valentine Stone, Ark Bar Beach

Cascate di Na Muang

20 gennaio –  Chaweng, Cascate di Na Muang, Tarnim Magic Garden

Le 3 notti a Lamai sono già passate e stamattina ci prepariamo a trasferirci.  Con booking avevamo già fatto una veloce ricerca e l’altro giorno, passando per Chaweng, eravamo passati a prenotare all’ ARK BAR BEACH RESORT, un giovane hotel in centro che ci era piaciuto per la posizione e per la vivacità. La prima stanza che ci propongono non ci piace tanto e ce ne facciamo dare una al piano terra, vicinissima alla piscina dove, ci avvisa la receptionist, c’è sempre musica anche fino a tarda notte.  Ma non vogliamo stare a sindacare ancora e la prendiamo anche perché è davvero grande e ben organizzata. E poi è a un passo dal ristorante dove si fa colazione che, con le sue tavole in legno e la posizione proprio sul mare, mi conquista subito. L’hotel ha tutti i servizi: dal motorino, alle gite, al pick up in aeroporto e noi ne approfittiamo subito per prenderci il motorino perché la giornata è densa di programmi, tra i quali una visita che mi interessa molto, quella alle cascate Na Muang.

Le cascate hanno sempre avuto per me un incredibile fascino e qui nell’entroterra ce ne sono due, le Na Muang 1 e 2. Sono vicine tra loro ma mentre le prime si possono raggiungere comodamente in macchina, le seconde si raggiungono con una passeggiata di circa mezz’ora nella giungla. Quale scegliere? Beh, la seconda opzione, non ci sono dubbi. La nostra meta di oggi dista circa 20 km dal nostro albergo, i primi lungo la costa e i secondi all’interno.  Occasione perfetta per scoprire un altro pezzo di Koh Samui che, soprattutto nell’entroterra, si rivela di una bellezza incredibile, tra altissimi e folti palmeti che mai avevamo visto così lussureggianti.  Tutto il cemento e i cantieri che in questi ultimi anni si stanno moltiplicando a ritmi vertiginosi per offrire in questa isola più strutture turistiche, qui sembrano non esistere, è la natura a dominare incontrastata.

Un bufalo libero – Koh Samui

Troviamo facilmente le indicazioni per le cascate, così come per il rudimentale parcheggio dove, per pochissimi bath, lasciamo motorino e caschi. Qui nessuno si sognerebbe di rubarceli, possiamo andarcene tranquilli lasciandoli appesi alla moto. Ci sarebbe anche la possibilità di fare una passeggiata con gli elefanti, ma la pena che provo ogni volta che li vedo trasportare anche fino a tre persone mi fa davvero arrabbiare.

Il sentiero parte in leggera salita ed è davvero entusiasmante, completamente immerso nella giungla, con le rocce e le radici degli alberi che formano degli scalini naturali che, in molto meno della mezz’ora indicata nei vari siti da noi letti, ci portano proprio sotto la cascata Na Muang 2. I suoi  80 metri di altezza ci lasciano per un momento senza parole.  Questo non è il periodo migliore per ammirarla, data la poca acqua che vi scorre ma ciò la rende più accessibile e ci si può anche arrampicare per qualche metro per ammirarla più da vicino.

Na Muang 2 Waterfall

Alla base c’è un piccolo lago dove parecchia gente sta facendo il bagno o si sta semplicemente rinfrescando dal calore di questa bella giornata di sole.

Na Muang 2 Waterfall

Curiosi come sempre, ci spingiamo oltre il sentiero seguito da tutti, fino ad una vecchia scala in disuso che sale ripida tra alberi e rocce. È come essere in un film di Indiana Jones, alla ricerca della fine della scala che sembra continuare all’infinito. Però l’avventura finisce presto, perché la scala, consumata e interrotta da sterpi e rovi, comincia a farsi pericolosa. Peccato, il film di Indiana Jones finisce qui.

Sentirsi Indiana Jones

Il nostro programma di oggi non è certo finito e ci porta verso il Tarnim Magic Garden o Secret Buddha Garden, nato dalla fantasia di un anziano agricoltore locale che, all’interno della sua proprietà, ha posto piccoli templi e diverse statue raffiguranti animali, divinità ed esseri umani. Il giardino è situato a circa 600 metri sul livello del mare e questo ci dà l’opportunità di percorrere il tragitto beandoci di un meraviglioso panorama. Strade sinuose e solitarie che si snodano tra una natura rigogliosa di palme e alberi da frutto. Questa è una zona famosa per la coltivazione del durian, un frutto assai ricercato in Thailandia e Malesia, noto come il frutto più puzzolente al mondo.

Le uniche persone che incontriamo sono gli agricoltori che, con uno strano sistema di corde, raccolgono noci di cocco.  Sfortunatamente il durian matura in un altro periodo e non riusciamo a vederne nemmeno uno.

Al nostro arrivo al giardino, troviamo un custode che ci dà il biglietto e ci indica la scala che entra nel giardino che, pur non essendo grande, ci dà la sensazione di entrare in un’altra dimensione, con questa moltitudine di grandi statue immerse nella giungla e con una piccola cascata e un ruscello a farne da contorno. I modesti templi hanno un aspetto sporco e abbandonato, forse dovuto anche all’azione delle intemperie, però nel complesso il giardino è affascinante.

Tarnim Magic Garden

Tornando a Chaweng ci fermiamo a dare un’occhiata alla pietra dell’amore (Valentine Stone), una pietra che ricorda vagamente un cuore. Tutto attorno ci hanno costruito un piccolo parco con un bel sentiero immerso nel verde e nelle rocce che, con qualche tratto assai ripido, porta ad un view point da dove si può godere di una vista sulla sottostante spiaggia. Per i più pigri c’è anche un trenino a cremagliera che arriva, neanche a dirlo, davanti ad un fiorito e panoramico bar. Il panorama non è niente di particolare, rovinato da una grande costruzione in cemento che scopriremo poi essere un supermercato, però la passeggiata è molto piacevole, intervallata ogni tanto da simpatici cartelli come quello con scritto “never give up” (mai mollare).

Mai mollare!

Per oggi basta, dobbiamo tenerci un po’ di energie per affrontare la nostra prima serata nella movida kohsamuiana (o kohsamuese…non saprei). Cena in centro e poi spiaggia. È il nostro hotel ad avere la discoteca in spiaggia più rinomata, con la terrazza rialzata per i DJ e decine di giovani con i drink in mano che si scatenano a piedi nudi sulla sabbia. L’atmosfera è quella dei full-moon parties, con la musica a tutto volume e ragazzi del luogo che fanno uno spettacolo con le torce infuocate coinvolgendo anche il pubblico in emozionanti giochi.

Chaweng beach by night

Tra i turisti ogni tanto spuntano signore thailandesi che vendono ghirlande di fiori o berretti luccicanti, oppure uomini che tengono in braccio un’iguana e che per pochi bath te la prestano o te la appoggiano sulle spalle o in testa per scattare una foto.

Full Moon Party all’Ark Bar Beach Club – Koh Samui

Essere qui in pantaloncini corti, a piedi nudi su questa sabbia morbida, nel mese di gennaio dove in Italia si gira con piumini e guanti, è davvero impagabile. Peccato solo che, al momento di andare a dormire, ci rendiamo davvero conto che la receptionist aveva ragione. La nostra camera è tra le più vicine alla spiaggia dell’intero hotel e di dormire fino alle 2, quando finalmente la musica finisce, non se ne parla. Vorrà dire che domani sera staremo fuori di più così la musica ci accompagnerà tra le braccia di Morfeo.

To be continued…..

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