
6 gennaio 2020 – Nang Yai Beach
6 gennaio: ai bambini buoni la befana porta i doni e noi, che buoni ci sentiamo, ci siamo regalati un bel tour al caldo della Thailandia. Non è la nostra prima volta in questo magnifico paese ma è un luogo che per tradizioni, cibo, mare e soprattutto clima ci ha conquistato già da subito. Gennaio regala 28-30 gradi perenni, senza escursioni termiche e senza quell’umidità tipica dei mesi piovosi che spaventa molti turisti.
Il programma è ricco: qualche giorno a nord di Phuket per visitare la baia di Phang Nha, che con i suoi faraglioni, grotte e lagune nascoste è il secondo parco naturale della Thailandia; trasferimento al centro di Phuket, precisamente a Karon beach dove un’agenzia italiana organizza diverse gite tra cui quella per le isole Similan, un insieme di isole granitiche, bagnate da un mare cristallino e da una sabbia bianchissima; tappa di qualche giorno a Koh Yao Yai, un’isola poco turistica conosciuta per la bellezza naturalistica; aereo per l’isola di Koh Samui, ad est della Thailandia, sul mare Cinese, la cui particolarità è l’essere attraversata da una catena montuosa e l’essere circondata da spiagge dove crescono rigogliose palme da cocco. E, per finire, ultimi giorni a Bangkok, che oltre ad offrire un’incredibile ricchezza culturale con i suoi spettacolari templi, pullula di night market e centri commerciali dove si possono trovare articoli di ogni genere per riempire gli spazi vuoti (ce ne fossero!!!) delle valige.
Volo con l’Oman Air con scalo di 2 ore a Muscat e arrivo a Bangkok in perfetto orario.

Altro volo per Phuket dove, per uscire dall’aeroporto devo esibire l’ultimo biglietto che però non trovo. La mail, dove conservo il biglietto, non avendo la possibilità di collegarmi a Internet, non si apre e così perdo parecchio tempo finché trovo una gentilissima inserviente che mi collega alla sua password e che, con mio grande sollievo, mi permette di recuperare la mail e di rimettermi in fila per espletare le operazioni di frontiera. La nostra preoccupazione, ora che il primo intoppo è passato, son le valigie che saranno rimaste abbandonate a girare per il nastro senza che nessuno le reclami. Ci avviamo sconsolatamente quasi convinti di doverle andare a recuperare chissà dove ma, come per incanto, ce le troviamo in mezzo al corridoio, in bell’ordine e già scaricate dal nastro, che ci attendono…che sollievo!
Provvediamo subito a comperarci una scheda telefonica thailandese, onde evitare, come l’anno scorso, di essere senza navigatore e di perderci in giro per Chiang Mai. Ne esistono di tutti i tipi, settimanali, mensili, con più o meno giga e tutte a prezzi onestissimi.
Appena usciti dall’aeroporto, ci assale l’aria afosa di Phuket ma il taxi dell’hotel che avevo prenotato via mail è già lì che ci aspetta e non abbiamo neanche il tempo di rendercene conto. L’hotel, il Perennial Resort di Nang Yai Beach, è a soli 5 minuti dall’aeroporto e sarà la nostra casa per due notti, il tempo di visitare la baia di Phang Nha. L’hotel è molto carino, in un mix di stile coloniale e asiatico, molto accogliente e pulito. C’è perfino una piscina dove andiamo subito a goderci il tepore del sole pomeridiano e a riposarci dalle interminabili ore di viaggio.


Come sempre la nostra curiosità ha il sopravvento sulla stanchezza e non resistiamo ad andare alla scoperta della vicina spiaggia, sede di un parco naturale. L’acqua non è un granché però è caldissima e la spiaggia è lunghissima e semideserta. La sabbia è soffice come il borotalco e regala immediatamente ai nostri piedi una dolcissima sensazione.

A circa 1 km di distanza da noi, vediamo un gruppo di persone tutte unite in un unico punto e dopo un attimo capiamo perché siano lì. Tutti guardano verso il cielo dove vediamo spuntare un’enorme sagoma che si avvicina velocemente e che in pochissimi secondi ci passa sopra la testa per poi atterrare all’aeroporto che è separato dalla spiaggia solo da un’altissima rete metallica. Lo spettacolo è davvero impressionante, alzare gli occhi e trovarsi sopra il naso la pancia di questi bestioni, assieme al rombo imponente dei loro motori, fa rabbrividire.

Arrivano aerei ogni pochissimi minuti con un sincronismo perfetto tra decolli e atterraggi. Mi rendo conto di quanta gente passi per l’isola di Phuket. Questo non è un aeroporto di passaggio, chi viene qui lo fa per rimanerci almeno qualche giorno. Questo mix di pace e caos, mare e foresta, allegria e riflessione, lusso e povertà, assieme a buon cibo e clima fantastico, fa amare questo luogo e ne fa sentire la nostalgia appena lo si lascia. Un gigantesco boeing delle Quatar mi distrae da queste riflessioni e mi riempie di sabbia per quanto mi passa vicino. È quasi il tramonto e questo rende lo spettacolo ancora più entusiasmante. Lo spuntare delle luci degli aerei e alle loro spalle il rosso del sole al tramonto regalano un’immagine unica.

E ora, pronti per la prima cena thailandese, a base di noodles e riso, in un tipico locale all’aperto, adornato da neanche tanto pulite tovaglie di plastica e con la carta igienica al posto dei tovaglioli…sempre carta è… La pulizia non è proprio la caratteristica principale di questi luoghi però vi si mangia divinamente.
8 gennaio – Baia di Phang Nha

Provo ad entrare appieno nell’atmosfera asiatica ma la zuppa piccante al mattino proprio non la reggo. Fortunatamente una sorta di marmellata di fragole e qualche pezzo di pane a cassetta accompagnate da caffè solubile con latte in polvere non mancano e tanto basta a fare il pieno di energia per iniziare questa nuova avventura. Noleggiamo immediatamente un motorino alla reception dell’hotel e, muniti di scheda telefonica thailandese che ci serve per avere il navigatore, partiamo alla volta del View point che ci permetterà di vedere la baia di Phang Nha dall’alto. I primi km sono un po’ noiosi perché percorriamo la strada principale, molto trafficata e con gli obsoleti motori delle vecchie auto e autobus che rendono l’aria irrespirabile. Ma appena ci addentriamo su una strada laterale, tutto cambia. La vegetazione diviene improvvisamente rigogliosa e all’odore del gas si sostituisce il profumo delle piante e il continuo cantare degli uccelli con versi che in Italia non avevo mai sentito. Ogni tanto attraversiamo piccoli insediamenti con pochi abitanti che non fanno caso a noi e che continuano con le loro lente e calme faccende. Mi stupisco ogni volta nel vedere che in Thailandia, anche nel più remoto dei villaggi o lungo qualsiasi minuscola strada ci sia sempre qualcuno pronto a vendere cibo di qualsiasi tipo, dalla frutta alla carne, alle zuppe di pesce, ai frullati di frutta fresca. C’è davvero di tutto. Per non parlare poi degli immancabili 7/11 e Minimart, piccoli supermercati dove si possono trovare dei meravigliosi toast, merendine e perfino gustosissimi cappuccini.

Il navigatore ci porta proprio a ridosso della collina che sale al view point. Ci sono due modi per arrivarci, a piedi oppure a bordo di alcuni pick up che fanno spola avanti e indietro per i turisti più pigri o per chi non se la sente di affrontare la salita sotto un sole cocente. Non sia mai che noi ci facciamo trasportare, vuoi mettere la soddisfazione di arrivare in cima dopo una faticosa camminata? Così, pagando pochissimi bath per entrare nell’unica strada percorribile, ci avviamo, facendo attenzione ai pick up pieni di turisti festosi che ogni tanto ci passano accanto alzando nubi di polvere rossa. In meno di mezz’ora raggiungiamo la cima e lo scenario che ci si apre davanti è davvero spettacolare, fatto di un’infinità di isole di ogni forma e dimensione che emergono dal mare e che con la loro vegetazione verdissima offrono un incredibile contrasto cromatico con l’azzurro del cielo e del mare. La natura ha certamente fatto la sua parte, ma anche l’uomo ci ha messo del suo, costruendo altalene e sedie a forma di cuore o a mezza luna, sedute ideali per indimenticabili scatti fotografici.


Il vicino bar, dai colori vivacissimi e ornato di fiori, è il punto ideale per ammirare questa baia resa famosa anche dalla roccia dove fu girato un vecchio film di James Bond, interpretato a quel tempo dall’affascinante Roger Moore.

È proprio lì che vorremmo andare anche noi e, sapendo che lungo la costa ci sono numerosi chioschi che organizzano tour in barca o in kajak, facciamo ritorno al motorino e partiamo. Ne troviamo uno poco lontano ma, a parte il prezzo abbastanza importante per un tour di poco più di un’ora, ci sono delle scurissime nubi nere che minacciano un bel temporale. Di sprecare una gita del genere col brutto tempo non ci pensiamo proprio e preferiamo rinviare ad un altro giorno.
Lo stomaco brontola rumorosamente e un locale lungo la strada sembra fare al caso nostro. Scopriamo essere un self service dove non esiste nessun menù ma dove ognuno curiosa tra le varie pentole alzandone il coperchio e scoprendo delle gialle, verdi, rosse e, per me, poco ispiranti zuppe, riempiendosene i piatti a pagando alla fine del pranzo.

Non essendo così esperti delle zuppe thailandesi, preferiamo buttarci su un filetto di pesce avvolto in una foglia di banana. Il gusto è davvero fantastico, forse è cotto nel latte di cocco perché ha un retrogusto dolce e squisito. Ma…c’è un ma…dopo il primo assaggio, questo meraviglioso gusto sparisce dietro ad un piccante così piccante che lo rende infuocato. La ragazza che ci ha servito si fa una bella risata…avrà visto la mia faccia e la bottiglietta d’acqua che mi scolo d’un fiato. Un’altra cosa di cui devo sempre ricordarmi qui è “no spicy please”.
Non ho mangiato molto ma mi rifarò la sera, in un romanticissimo ristorante lungo la spiaggia di Nao Yang, dove, al lume di candela, mangerò un favoloso pad thai, guarnito con deliziosi ed enormi gamberi e croccanti pezzetti di arachidi….no spicy please…questa volta non me ne dimentico.

To be continued…
