
Seduta davanti al mappamondo, cerco di trovare un’abbinata ideale a Miami e alle isole Key in Florida, non tra le mie mete preferite, ma località dove Miro vuole tornare perché, a detta sua, mi piaceranno tanto. Ed è così che, dopo aver scartato la Giamaica per la pericolosità e le Bahamas per la mancanza di siti da visitare, il Messico, con le sole due ore che lo separano da Miami, mi sembra perfetto. L’Ita Airways offre buone alternative con partenza da Venezia. Prenoto senza indugi perché sembra ci siano ancora pochi posti disponibili (strategie dei motori di ricerca per farti prenotare in fretta). Scoprirò un mese dopo che qualche compagnia aerea, compresa l’Ita Airways, aderisce alla black week con buone offerte. Ne farò tesoro per l’anno prossimo. Ci aggiungo poi il volo A/R Miami – Cancùn che sarebbe anche conveniente se non fosse per quel benedetto bagaglio da imbarcare , che fa lievitare un prezzo che sembrava ottimo.
Raccolgo tutte le informazioni che mi servono per atterrare in suolo statunitense, ossia: l’ESTA, che altro non è che il visto per entrare negli Stati Uniti (si può fare sia autonomamente scaricando l’App Ufficiale del Dipartimento di Sicurezza degli Stati Uniti, compilando con molta attenzione un formulario e pagando circa 20 dollari, che in qualsiasi agenzia di viaggio) e una buona assicurazione che comprenda soprattutto una cospicua copertura sanitaria (sappiamo come funziona, se non ce l’hai e ti capita qualcosa, sei rovinato). Aderisco poi ad un’offerta per l’estero della mia compagnia telefonica, soprattutto per avere sempre il navigatore a disposizione. In alternativa, all’aeroporto di Miami, come in ogni altro aeroporto, ci sono parecchie postazioni che offrono schede SIM convenienti.
Il volo con l’Ita Airways ci soddisfa molto: appena termina l’imbarco ci accorgiamo che ci sono dei posti vuoti in coda (il che capita raramente) e ne approfittiamo per stare più comodi. E poi, proprio dietro a noi, c’è la cucina dove possiamo entrare a rifocillarci. Una sorta di self service di snack e bevande che aiuta a far passare le 11 ore che impieghiamo da Roma, dove abbiamo fatto il primo scalo, a Miami.

Viaggiare da un continente ad un altro, è come inseguire il giorno e i territori, con l’alternarsi di pianure, monti, mare, sole, nubi, tramonti infuocati e buio.


Dall’alto Miami appare proprio come la immaginavo. Le caratteristiche divisioni americane delle strade a blocchi si intuiscono già alla visione delle prime luci della città, dove migliaia di punti luminosi sembrano le luci del Natale appena passato.

Il taxi gentilmente offerto da booking.com, il più noto tra i siti di prenotazioni che noi usiamo sempre nei nostri viaggi, ci lascia davanti all’appartamento di Miami beach da noi scelto che, a parte il vantaggio di essere vicinissimo al centro e i letti comodi, non è che sia proprio un gioiellino. Del resto Miami è molto costosa e ci si deve accontentare. Qualsiasi cosa ha costi al di là dell’onesto. Senza contare che ad ogni cartellino del prezzo bisogna aggiungere quella che noi chiamiamo IVA (Sales Tax), che non è specificata ma che ti ritrovi in qualsiasi articolo. E la famosa tip (mancia)? Scoprirò durante questo viaggio che è praticamente obbligatoria. Perfino al momento del pagamento con carta di credito, prima di appoggiare la carta sul dispositivo, c’è una schermata che ti lascia decidere la percentuale di mancia che vuoi lasciare. Sarebbe contemplata anche la dicitura “no tips” ma non mi sembra il caso di fare il solito italiano dalle braccine corte.
Miami e Miami Beach
D’obbligo la distinzione tra Miami, con il suo famoso skyline fatto di altissimi grattacieli sedi della parte finanziaria della città e di grandi alberghi, e la più turistica Miami Beach, divisa a sua volta tra nord e sud.

E’ sicuramente South Beach la regina, con i suoi colorati edifici Art decò, la sabbia bianca, gli alberghi sul mare e i numerosissimi locali alla moda. I pochi km che separano Miami da Miami Beach si coprono in pochi minuti attraverso cinque ponti sopraelevati che si aprono sulla bellissima Baia di Biscayne, meta preferita dai vip. L’influenza delle vicine città sudamericane si respira spesso, dalla lingua spagnola parlata più dell’inglese alla buonissima cucina speziata e saporita.

MIAMI BEACH

Eccola lì la famosa Ocean Drive, il lungomare di South Beach, dove sono stati girati numerosi film come “Scarface” e “Miami Vice”. Alte palme, sportivi che corrono, pattinano e pedalano lungo la pista ciclabile o si allenano nelle palestre in spiaggia. E noi, vuoi che non partecipiamo? Calzoncini corti e scarpe da ginnastica, alle 7,30 (pensavamo di essere soli…) ci siamo anche noi assieme ai numerosi runner, col cielo rosso dal sole appena sorto e le spiagge ancora vuote dove le iconiche torrette colorate si prestano alla più tipica delle foto di South beach.


E ora, breakfast! Difficile scegliere tra i tanti locali lungo Ocean Drive, beviamo un cappuccino nel rooftop del “Pelican” il locale di Renzo Rosso e poi ci soffermiamo a guardare la facciata di villa Casuarina, di proprietà di Versace che lì vi fu assassinato. Ora c’è un bellissimo ristorante dove, con un po’ di parsimonia e non troppa fame, si potrebbe anche cenare. Ma, tornando alla nostra colazione, assieme al buonissimo pancake alla frutta, assaggerò il mio primo American coffee……mmmm, la caffeina c’è, il gusto un po’ meno (tipo un nostro caffè slavato) però pensavo peggio. La carica per andarci a prendere una bici ce la dà e tanto basta.


IN BICI!!

Io e Miro ce lo diciamo spesso: il modo migliore per scoprire una città è pedalando. Non c’è distanza o dietrofront che spaventi. Si sbaglia strada? Fa niente, si torna indietro; c’è un nuovo angolo che incuriosisce o un panorama che cattura l’attenzione? Pronti a raggiungerlo, senza paura di stancarsi troppo o di metterci troppo tempo. Ci sono parecchi rent a bike a Miami, non sono proprio all’insegna del risparmio ma qui non c’è nulla che corrisponda a questo criterio. Diciamo che mano a mano che ci si allontana da Ocean Drive, il prezzo è leggermente meno caro ma la differenza è assai poca e non c’è molto modo di contrattare, questi americani sono quadrati come le loro strade. La prima bici che ci propongono è quella con il contropedale (per frenare si pedala all’indietro). Per carità, mai provata e non ho nessuna intenzione di cominciare ora, sia mai che investa qualcuno proprio qui. Meglio stare sul classico.
Percorrere Miami beach da nord a sud attraverso una lunghissima pista ciclabile è davvero una favola. In alcuni punti passa tra una folta ma ben curata vegetazione e si apre di continuo sulla lunga spiaggia dove le famose torrette di avvistamento donano una nota di colore vivace alla sabbia chiara.


Tra l’altro è uscito uno splendido sole che regala al cielo e al mare un azzurro intenso e un calore che non ci fa rimpiangere affatto la nostra fredda Italia e che ci invoglia pure a spiaggiarci un pò.

La parte più bella della ciclabile è sicuramente quella che da Ocean Drive arriva alla punta più a sud di Miami Beach dove il contrasto tra la spiaggia e il vicinissimo skyline di altissimi grattacieli è di grande effetto.



Più noiosa la parte che va verso North beach, con grandi hotel che troneggiano poco lontano dalla spiaggia ma in un ambiente meno caratteristico e curato della vivace South beach dove, in questi giorni c’è un’esposizione di curiose auto d’epoca accompagnate da chioschi di cibo variegato e goloso e tornei di beach volley che cominciano alla mattina presto e vanno avanti fino a sera quando veniamo inaspettatamente e piacevolmente allietati dai fuochi d’artificio.




Miami Downtown

Con l’aiuto di google maps (santo google maps), che ora indica anche il numero del bus, il tempo di attesa, ecc. ci spostiamo al centro di Miami. I bus che arrivano da Miami Beach si fermano appena fuori dal centro, poi ci si può muovere con il metromover o con il trolley. Il primo è un curioso sistema di treni sopraelevati che circolano su monorotaia. I vagoni sono piccoli, rotondi e senza autista e nel loro continuo avanti e indietro (loop) coprono parecchi punti della downtown. E’ un mezzo comodo, gratuito e che ti fa sentire dentro il futuro, con la sua corsa guancia a guancia tra gli altissimi grattacieli della città. La nostra prima esperienza sarà un giro a vuoto. Ci vuole un attimo per capire come funziona ma vale la pena provarci, anche solo per partire e tornare allo stesso punto.



I trolley, invece, sono l’esatto contrario, con le fattezze di tram antico e gli interni in legno. Sembrano un pezzetto di storia nella modernità della città. Passano in continuazione e sono anch’essi gratuiti. Qui la prima esperienza sarà traumatica. All’interno ci sono un paio di ubriachi e una puzza che ci fa scendere immediatamente. Però non desistiamo e ne aspettiamo un altro, diamo un’occhiata all’interno prima di salire e lo prendiamo per girovagare, aspettando che smetta di piovere.


Scendiamo a Bayside Marketplace, uno dei tanti shopping mall di Miami. Questo è all’aperto e si affaccia sul mare.

E’ sovrastato dalla ruota panoramica che si apre sulla baia di Biscayne, che con i suoi 50 km di isole artificiali è la zona più amata dai vip. Molte compagnie navali organizzano tour lungo la baia per mostrarne le tre isole più ricche e famose, raccontando, nel frattempo, curiosità sui personaggi famosi che vi abitano….come portare il bambino povero a vedere gli altri che mangiano il gelato…
Bayside marketplace ci conquista subito, col suo mix di locali americani, cubani e messicani. Non si sa mai se parlare inglese o spagnolo, non tutti le parlano entrambe, ma ci si arrangia. C’è perfino il Bubba Gump con l’imitazione della panchina dove Forrest Gump aspettava l’autobus per andare da Jenny e un simpatico scoiattolo che riesce a rubare delle noccioline da una gelateria. Per non parlare dei churros, un tipico dolce spagnolo che qui viene proposto in golosissime versioni.


Uscendo dal mercato ci ritroviamo tra gli altissimi palazzi del centro. Ci sarebbero altri quartieri interessanti da visitare come Little Havana, dove i ricordi della madrepatria sono indelebili; o Winwood district art per ammirare la street art in tutte le sue espressioni. E’ proprio lì che vorremmo andare ma facciamo un po’ di confusione e ci ritroviamo al Miami design district, che di artistico ha solo qualche stranissima auto futuristica e i prezzi dei numerosi negozi di lusso.

EVERGLADES

Che si fa a Miami se non c’è il sole? Il proprietario di un’agenzia che organizza tour dice sia il momento ideale per andare a vedere i coccodrilli alle Everglades: col sole si nascondono ma col maltempo si mostrano più volentieri. Fingiamo di credere a questa strategia da buon venditore e decidiamo di partecipare al tour del giorno successivo. Acquistare i tour di sera è una tattica quasi sempre vincente perché si riesce a tirare sul prezzo (può anche capitare che non ci sia più posto ma vale la pena tentare).
Il parco delle Everglades, si trova a sud della Florida ed è la zona più selvaggia degli Stati Uniti. Per la sua ricchezza di flora e fauna è Patrimonio dell’Unesco. Vi convivono numerose specie animali e vegetali, tra le quali spiccano sicuramente gli alligatori del Mississippi e i coccodrilli americani. Il pacchetto che avevamo comprato la sera precedente, prevede il pick up vicino all’albergo, il trasporto fino al parco, la visita all’allevamento di coccodrilli e …dulcis in fundo …l’adrenalinico airboat (il motoscafo ad elica reso famoso dalla serie CSI Miami) che in alcuni punti raggiunge una velocità emozionante. Un ranger ci aiuta a salire e ci guida passo passo tra le paludi alla ricerca dei coccodrilli. Devo dire che riuscire ad avvistarli nascosti tra le mangrovie è una bella sensazione: giganteschi, tranquilli, maestosi e liberi. Stiamo navigando lentamente tra le foglie di ninfee passando da un canale all’altro sempre attenti ad avvistare qualsiasi movimento quando, al suono del 3, 2, 1 il ranger manda l’airboat a tutta velocità. Che dire, quasi più bello che avvistare i coccodrilli. Lo fa anche un altro paio di volte, sempre avvisandoci, perché la progressione è davvero potente. Prima di uscire dal parco veniamo accompagnati ad un recinto dove alcuni volontari giocano e scherzano con i coccodrilli. Sembrano così docili ma le arcate dentarie sono comunque impressionanti e io non mi ci avvicinerei per niente al mondo.



To be continued….con il prossimo articolo vi porto in Messico
