
MOSTAR – BOSNIA ERZEGOVINA
Non solo mare. Da Dubrovnik o da Spalato (vedi articoli precedenti) in poco più di due ore si può raggiungere Mostar, tristemente famosa per la distruzione del Ponte Vecchio (Stari Most) in un bombardamento che durò due giorni, apice della drammatica guerra fra i croati e i musulmani bosniaci che fino al giorno prima erano stati vicini e alleati. Mostar è una città che ha sofferto e che ha visto morire migliaia di persone sotto i bombardamenti che l’hanno rasa al suolo. Le cicatrici sono ancora visibili negli edifici crivellati dai colpi di proiettile, lasciati a monito degli orrori ed errori della guerra. Ora questa città è simbolo di pace e rinascita; la ricostruzione del ponte che ora è Patrimonio Unesco è tornato ad unire i due quartieri della città, quello cristiano e quello musulmano.

Nella nostra ingenuità (forse in questo caso è meglio chiamarla ignoranza) non ci eravamo accorti che la Bosnia-Erzegovina non fa parte dell’Unione Europea.

La sua candidatura risale al 2022 ma, allo stop dei poliziotti di frontiera, al prezzo strano della benzina, alla connessione internet assente e al conto del bar in marco bosniaco, prendiamo coscienza che è ancora solo una candidatura. Fortunatamente il paese non è grande e troviamo, anche senza navigatore, un parcheggio gestito da un vecchio signore che, nonostante abbia un dente sì e uno no, ci sorride simpaticamente e ci indica, senza che avessimo formulato nessuna richiesta, la direzione per il ponte.
La prima parte del centro sembra una città moderna, con locali, bar, supermercati come se ne trovano in ogni paese europeo.
Ma appena entriamo in pieno centro storico l’atmosfera cambia completamente. La strada diventa di acciottolato e improvvisamente il quartiere musulmano prende il sopravvento, con negozi che vendono veli e abiti tipici e bancarelle che emanano profumi e colori arabeggianti. I muezzin che risuonano all’ora della preghiera completano il quadro catapultandoci fuori dall’Occidente.





Le case in pietra e legno con i balconi fioriti e le alte mura grezze donano a questo piccolo centro una bellezza unica. Molti ristoranti, oltre ad offrire cibo tipico come il cevapi (una sorta di piccola salsiccia accompagnata da pane tradizionale) o il burek (un saccottino ripieno di ricotta, carne, spinaci, formaggio o patate) regalano bellissimi scorci sul fiume Neretva. I prezzi sono molto più economici delle vicine Dubrovnik o Spalato e si può pagare sia con la loro moneta che in euro. Un buon cevapi è d’obbligo, così come uno squisito caffè turco e, prima di risalire in macchina, una baklava, un delizioso dolce di sfoglia fatta con noci tritate e miele, arricchiti da pistacchi, cioccolato o altre leccornie a scelta…..’na bomba!!




Al ritorno ci fermiamo a visitare Pocitelj, un piccolo villaggio ottomano del 15mo secolo, ora quasi disabitato ma meta di musulmani in visita alla sua moschea. Sarà anche patrimonio Unesco ma al di là dei numerosi scalini da salire sotto un sole cocente e una bella vista dalla terrazza finale, non ci entusiasma particolarmente, al contrario dei piccoli chioschi con frutta fresca e coloratissimi ninnoli tradizionali dove ci attardiamo prima di riprendere la via del ritorno non senza perderci infinite volte in attesa che google maps torni ad assisterci (“Santo” Google Maps”!!)

