
Il fatto di essere una grande amante della montagna, non mi fa ignorare il mare, anzi. Qui a Tenerife, poi, non si può non apprezzare la moltitudine di spiagge diverse e gli scorci che le sue coste frastagliate offrono, per non parlare dei tramonti che ogni sera sembrano inventare tavolozze di colori differenti.



Playa del Duque
Di spiagge qui ce ne sono davvero per tutti i gusti, da quelle attrezzatissime e con la sabbia chiara importata dal deserto a quelle brulle, nerissime, meta di naturalisti e di amanti della solitudine. Non posso dire di averle visitate tutte, però, tra quelle viste, al primo posto io metto sicuramente Playa del Duque, lungo costa Adeje.
Ci arriviamo per la prima volta in un caldo pomeriggio e già il fatto di trovare un parcheggio libero (anche se parecchio sconnesso) a poca distanza ci piace. Costeggiamo l’elegante centro commerciale Plaza del Duque che, con i lussuosi hotel che lo circondano, ci porta fino alla lunga e larga spiaggia di sabbia chiara disseminata da una parte dai tipici ombrelloni di paglia e dall’altra da una chilometrica passeggiata lungomare con locali e alberghi davvero notevoli, lussuosi ma non tanto da risultare fastidiosi. Tutto è molto curato e la cosa che mi colpisce immediatamente è la coesistenza di spiaggia attrezzata e libera con una continua pulizia e presenza del bagnino anche nelle zone libere. L’acqua è limpida e, nonostante sia gennaio, non freddissima.


Proseguiamo e mano a mano che ci spostiamo verso nord la spiaggia diventa più grossolana, fino a diventare nera culminando in una grande moltitudine di cairn, quelle costruzioni che ora si trovano spesso anche in montagna formate da pietre impilate a secco e che possono variare da piccoli mucchietti di sassi ad altissime colonne, così abilmente bilanciate che sembrano sfidare la gravità.


Fañabé
Torniamo sui nostri passi perché dalla parte opposta c’è la bella spiaggia di Fañabé, anche questa attrezzata e con la sabbia dorata. In aggiunta ci sono parecchi spazi di verdissimo e soffice prato dove ci si può stendere senza il fastidio della sabbia e dove ci sono spesso gruppi di ragazzi con la musica e persone di ogni età che approfittano per fare un po’ di ginnastica.

Qui, probabilmente grazie al comodo e sicuro lungomare, moltissimi fanno jogging o lunghissime passeggiate e chi non può farlo o è solamente più pigro, sceglie le carrozzine a motore. Ci renderemo conto nei giorni a seguire che sono numerosissime. Si trovano in affitto in moltissime agenzie e ne esistono di singole, doppie, costose, economiche; un po’ come le biciclette o le automobili. Sarà piacevole vedere come molte persone le usino per spostarsi comodamente, magari parcheggiandole vicino al ristorante per fermarsi a pranzare, o fuori dal supermercato per fare la spesa o solo per godere del sole e dell’aria aperta sul sicuro e infinito paseo che l’amministrazione di quest’isola ha saputo così bene sfruttare e mettere a disposizione di tutti.

Playa Diego Hernandez
Altra spiaggia degna di nota è Playa Diego Hernandez, chiamata anche Caleta de los Hippies. Si trova vicino alla zona di La Caleta, nel comune di Adeje, e si può raggiungere solo a piedi o in barca.


Noi l’avevamo scoperta durante una gita in barca e, vista dal mare, incastonata tra rocce di vari colori e con quell’acqua cristallina di una moltitudine di varietà blu, ci aveva davvero affascinato. Così una mattina, partendo dalla pittoresca spiaggia de La Caleta, imbocchiamo il sentiero che, costeggiando sempre il mare, ci porta proprio a strapiombo su questa bella baia.


Il percorso non è dei più agevoli ma noi, con le nostre previdenti scarpe da ginnastica, riusciamo a destreggiarci comodamente tra cespugli e rocce dalle forme più affascinanti che, anche se in piccolo, ricordano la famosa baia dei turchi in Sicilia. Lungo il percorso capiamo perché sia chiamata anche Caleta de los hippies. Incrociamo dapprima una grotta trasformata in alloggio (alquanto rudimentale ma assai curiosa) e anche una specie di casa molto primitiva abitata da alcuni ragazzi giovani e molto anticonformisti.

Anche l’intera spiaggia è frequentata per lo più da naturisti che, come lucertole, se ne stanno beatamente stesi al sole oppure seduti a mangiare quello che si sono portati da casa perché qui non c’è nessuna struttura.

Credo che in passato ci sia stato un chiringuito ma ora, a parte queste bizzarre abitazioni, non c’è più nulla. L’insieme paesaggistico è comunque, forse proprio per questo suo essere così selvaggio, davvero affascinante.


Conosciamo una coppia di italiani che trascorre qui i mesi invernali. Lui toscano e lei trentina, adorano il clima di Tenerife ma si lamentano un po’ della mancanza di vita culturale cui sono abituati in Italia, con le mostre, i concerti e le manifestazioni tipiche del nostro paese. Fanno lunghe passeggiate e, venendo qui già da qualche anno, si sono fatti parecchi amici, quasi tutti italiani. Del resto, Tenerife è davvero piena di nostri paesani che vivono qui. Chi per lavorare e chi per scaldarsi le ossa dopo aver lavorato e vissuto per tanti anni nel freddo inverno italiano.
Puertito
Affascinante e poco frequentata è la spiaggia del Puertito, appena poco più a nord delle più blasonate appena descritte.

Ci arriviamo con una lunga passeggiata direttamente dal nostro appartamento di Playa Paraiso passando per una zona molto alternativa, tra roulotte e vecchie capanne disseminate in modo disordinato su piazzole sporche e trascurate. Non è certo un bel vedere però, quando si arriva a ridosso del mare la situazione migliora decisamente. Le poche case di pescatori con un unico bar e la passeggiata che attraverso rocce a picco sul mare porta ad una piccola baia dove ci si può tuffare su un’acqua limpidissima, hanno un’atmosfera davvero unica.



Playa de Las Vistas e Playa del Camisòn.
In zona Playa de Las Americas, molto belle anche Playa de Las Vistas e la vicina Playa del Camisòn.

La prima più adatta a famiglie dato l’ampio spazio in cui poter far giocare i bambini e la seconda più romantica con i suoi ombrelloni in paglia e i lettini bianchi distanziati e discreti. La promenade che le separa dagli enormi hotel e locali di grido come l’Hard Rock cafè è molto bella, immersa tra ordinate palme dove i pappagalli cantano tutto il giorno e ci fanno compagnia mentre beviamo uno squisito barraquito, una golosissima bevanda rigorosamente servita in bicchieri di vetro trasparente che ne permette la visione dei diversi strati composti da: latte condensato, liquore, caffè, latte caldo e uno squisito baffo di panna montata spolverizzata con cannella o zenzero e scorza di limone.

Noi passiamo qui il nostro ultimo giorno e, volendo comperare dei souvenir, usciamo verso il Parque Santiago III, un centro commerciale molto ben fornito che si apre verso il mare con un ristorante ed una piscina incantevoli.

Piscine Martianez

Non posso annoverarle tra le spiagge ma non posso non ricordare le piscine Martianez,a Puerto de la Cruz, una città del nord molto carina con un lungomare davvero affascinante, con il mare che si agita sulle coste frastagliate che finiscono proprio dove iniziano le piscine Martianez, un grandissimo e singolare complesso che ci piace già alla prima occhiata, con ordinati spazi verdi e altissime palme che nascondono un enorme lago e diverse piscine di acqua di mare filtrata. Il tutto immerso in un ambiente che ricrea un’isola vulcanica con rocce scure e una spettacolare fontana che col suo getto d’acqua ricorda l’eruzione di un vulcano. Sarebbe un luogo ideale per trascorrere qualche ora di relax ma oggi fa davvero troppo freddo, sarebbe più una penitenza che una gioia.

Masca
La temperatura poco piacevole ci fa scappare in fretta da questa città del nord ma, avendo ancora voglia di scoprire altre bellezze di Tenerife, ci spostiamo a Masca. Non c’entra nulla con le spiagge, argomento di cui sto parlando in questo articolo, ma devo assolutamente spendere qualche parola per questo villaggio che in molti ci avevano consigliato. Così percorreremo quelli che saranno i peggiori chilometri della mia vita. Ma dico, nessuno che si sia preso la briga di dirci che raggiungere questo luogo significa farsi venire un bel mal di testa. Ci arriviamo da Santiago del Teide che dista solo 5 km da Masca…cosa vuoi che siano 5 km!! La strada è asfaltata e fin qui niente da dire ma così stretta, tortuosa e con pendenze così ripide che fa veramente paura. Il traffico, inoltre, è parecchio sostenuto, per non parlare dei numerosi autobus che portano i turisti e che obbligano le auto in senso contrario a manovre da brivido. Fortunatamente Miro è un buon pilota ma ogni tanto incrociamo qualche guidatore inesperto che penso stia passando i minuti (in verità un’ora abbondante….) più adrenalinici della sua vita. Senza contare che, una volta visitata Masca, si deve anche tornare, e sempre di qua si deve passare!! È pur vero che il panorama è davvero suggestivo, con continui burroni che si aprono tra spuntoni di roccia rosa e verde e il mare che ogni tanto appare come in un triangolo nello sfondo.


Con un grandissimo colpo di fortuna troviamo un parcheggio proprio all’entrata del villaggio. Un italiano che avevamo conosciuto ci aveva avvisati che i parcheggi erano davvero pochi….ci avesse anche detto com’era il percorso per arrivarci…mannaggia a lui. Ma fa niente, ora ci siamo. Comincia (pure) una pioggerellina leggera accompagnata da folate di vento che ci rendono felici. Felici?!? Sì, di esserci portati felpe e kway.

Scendiamo per una strada sassosa resa scivolosa dalla pioggia, passando per questo piccolissimo borgo che conta una quarantina di abitanti e che ci riporta indietro nel tempo, con le pochissime case ben tenute e altissime palme che si aprono su un panorama che spazia da vette acuminate e giù, fino all’oceano.


La strada scende ancora e si ferma all’entrata del famoso barranco di Masca, un sentiero che dai 750 metri in cui ci troviamo, scende fino al mare. Potrebbe essere un’escursione interessante ma a il solo fatto di dover ripercorrere questa strada ci fa accapponare la pelle. Devo dire che il ritorno sarà più agevole perché il traffico è un po’ diminuito ma arrivare a Santiago del Teide, dove la strada riprende ad essere più agevole, ci farà tirare un bel sospiro di sollievo.
