
Partendo dall’Italia mi ero detta: “niente montagna per un po’”, ma come resistere al terzo vulcano più alto al mondo? Con i suoi 3.715 metri di altitudine, il Teide è anche la montagna più alta della Spagna e non si può dire di aver visitato Tenerife senza includerla tra le mete. Si trova all’interno del parco nazionale del Teide che può essere comodamente raggiunto in auto da tre diverse vie. Poi, per arrivare proprio alla cima, c’è una funivia che va prenotata attraverso il sito di Tenerife.
Noi siamo più interessati al parco nella sua interezza piuttosto che alla cima vera e propria, perciò non ci preoccupiamo di prenotare la funivia e, a bordo della nostra auto, essendo alloggiati a Tenerife Sud, imbocchiamo la TF-1 passando vicino a Guia de Isora e Chio (senza entrare nel centro abitato) per poi spostarci sulla TF-82 e, sempre seguendo il navigatore, fino alla TF-38 che ci porterà fino all’imbocco del parco. Difficile sbagliare.

La giornata è perfetta, il cielo è di un azzurro accecante da quanto è limpido e il paesaggio, dapprima punteggiato di palme, piante grasse e giganteschi fichi d’India, vira poi in foreste di conifere che ci riportano alla mente i nostri monti, fino a trasformarsi in distese di vecchie colate laviche nere e frastagliate che, con la vetta del Teide spruzzato di neve sullo sfondo, regalano una visione di una bellezza che non mi aspettavo.
Ogni tanto, nonostante la giornata sia ventosa e i gradi siano solo 13, incrociamo qualche coraggioso ciclista e piccoli gruppi di motociclisti che si fermano spesso ai miradores segnalati da un cartello con impressa una macchina fotografica, per godersi il panorama e sgranchire le gambe.
Dopo diverse e mai noiose curve si apre una lunga strada diritta che per un attimo ci fa sentire nella route 66 americana, con il Teide che si staglia sullo sfondo e pura natura tutto intorno.


A destra notiamo il centro visitatori e ne approfittiamo per un cappuccino che anche qui, come dovunque a Tenerife, è buonissimo. La cameriera, dopo aver servito degli inglesi prima di me che chiedono tè con il latte e caffè americano, alla mia richiesta mi fa l’occhiolino come a dire: “noi sì, sappiamo cosa è buono” Mi fanno sorridere anche i pacchetti di patatine che, per l’altitudine, si gonfiano fino quasi a scoppiare.

Lasciamo lì l’auto e attraversiamo la strada verso il mirador del Roques de Garcia, un gruppo di formazioni rocciose modellate dall’erosione del tempo. Devo proprio dire che per un attimo rimaniamo abbagliati. A destra una miriade di rocce multicolori dalle improbabili forme immerse tra basse rocce rosse e resistenti cespugli e dall’altra una distesa di terra marrone incastonata tra innumerevoli cime dove perfino la luna fa la sua comparsa. Indimenticabile!

Innumerevoli le foto, soprattutto al Roque Cinchado (la formazione rocciosa dalla forma più particolare, famosa anche perché compariva sui biglietti da mille pesetas) e alla Catedral (una massiccia roccia dove avvistiamo un gruppo di coraggiosi scalatori.



I sentieri in questo parco sono ben 37 e noi, senza neanche rendercene conto, ci incamminiamo per il n. 3, un percorso ad anello di circa 3.5 km che, con un dislivello di 200 metri, si snoda tra queste pittoresche rocce.




Alcune sono così eccezionalmente modellate dalla natura che sembrano mattoncini di lego impilati uno sull’altro, magari un pò irregolari ma incredibili, così come le forme immutate delle colate laviche che compaiono di tanto in tanto sul sentiero su cui stiamo camminando.

I primi km sono pianeggianti mentre dai mattoncini lego in poi paghiamo la poca fatica fatta fino a quel momento sorbendoci una bella scarpinata in salita. Una scusa per prendere fiato di tanto in tanto approfittando per perderci con lo sguardo tutto attorno.

Riprendiamo l’auto dal parcheggio che prima era semivuoto e ora sembra un centro città all’ora di punta. Per curiosità andiamo a vedere la funivia e anche lì auto, bus e moto da ogni parte.

Diamo una veloce occhiata ma ripartiamo subito per Icod de Los Vinos, a nord di Tenerife, dove si trova il Drago Millenario, l’albero più antico di tutto l’arcipelago delle Canarie. Con i suoi 800 anni, 16 metri di altezza e 20 di diametro, è il più grande della sua specie, dichiarato persino monumento nazionale nel 1917.

Il paesaggio è davvero mutevole da queste parti: da quanto lasciato alle nostre spalle a distese di dune fatte di sabbia dalle molte tonalità tra il grigio, il beige e marrone punteggiate di sassi taglienti che sembrano montagne in miniatura, fino a ritornare tra pini e abeti immersi ora in una fitta nebbia che toglie gran parte della bellezza al paesaggio.

L’aria è gelida e ventosa, tant’e che quando arriviamo all’albero ci accontentiamo di guardarlo da lontano e, forse proprio per la distanza, non ci entusiasma particolarmente, così come non ci cattura particolarmente la visita a Garachico, un pueblo considerato tra i più belli di Tenerife. Come ci era già capitato per altri borghi di Tenerife, il centro storico con i suoi negozietti tipici e le strade ancora lastricate come durante la dominazione spagnola, è carino ma davvero piccolo e se togliamo la piazza circolare con le palme che la circondano e l’elegante e accogliente ristorante Rebojo, dove mangiamo delle tapas di grandissima qualità, non ne rimaniamo molto entusiasti.



La costa frastagliata e le numerose insenature che creano delle piscine naturali dove l’acqua arriva limpidissima in alte onde sarebbero affascinanti e con una giornata calda inviterebbero sicuramente a fare un tuffo, ma le nubi dense e scure e il vento di oggi ci fanno scappare verso la nostra calda Playa Paraiso, dove ritroviamo il sole e la calda temperatura pomeridiana.

To be continued…..
