
“Ah no, Tenerife ora no, ci andrò quando sarò più vecchia e non potrò più fare viaggi impegnativi verso lidi esotici” …le mie ultime parole prima di pianificare questo viaggio che, al contrario, è stato una vera sorpresa. Non nutrivo grandi aspettative, immaginavo luoghi classicamente turistici come la nostra Riviera romagnola o poco più (senza nulla togliere alla bella Italia) ma la realtà ha superato di gran lunga le aspettative. Un’isola piena di luoghi da scoprire, dal mare alla montagna, dai vulcani e zone brulle a verdi foreste, dal caldo al freddo, dallo sfarzoso al povero; non le manca davvero niente, nemmeno la parte esotica, il tutto in un clima perfetto per non sudare copiosamente ma neanche per sentire il freddo. Ma andiamo per ordine.

L’organizzazione di questo viaggio è semplice: volo abbastanza economico con la fiscalissima compagnia Ryanair da Bergamo (i 20 kg del bagaglio devono essere assolutamente precisi, passa forse mezzo kg in più ma se si trova l’assistente pignola è comunque un rischio), noleggio auto e appartamento con booking.com e il gioco è fatto.
Il primo intoppo arriva appena arrivati all’aeroporto di Tenerife Sur dove al noleggio auto mi rendo conto di aver prenotato con la mia carta di credito ma a nome di Miro quale conducente principale. Errorissimo!! Al banco noleggio non possono cambiare il nominativo e l’unica alternativa, dopo mezz’ora persa al telefono con l’assistente di booking, è accettare un compromesso aggiungendo un bel po’ di euro. Cominciamo bene! Però non tutto il male viene per nuocere dato che il gentilissimo impiegato della Hertz di Tenerife ci offre un’auto più grande e con un deposito di garanzia molto più basso di quello richiesto da booking.
Dopo esserci lasciati alle spalle il primo inconveniente ci lanciamo in strada verso l’appartamento che abbiamo preso in affitto a Playa Paraiso da Piera e Fabio, una coppia di simpatici italiani che vive lì da parecchi anni. Le recensioni parlano dei fantastici tramonti cui vi si può assistere e posso dire con cognizione di causa che avevano davvero ragione. L’essere al decimo piano può essere un fastidio per chi non ama gli ascensori ma la vista che si gode da lì è davvero impareggiabile.


La fila interminabile di palme che ci accompagnano per comode e larghe strade ordinate e poco trafficate e la temperatura di 21 gradi ci fanno tornare immediatamente il buon umore. Dopo poco più di 20 minuti arriviamo a destinazione. Ci accorgeremo nei giorni a seguire che raggiungere tutti i punti di un’isola lunga 87 km e larga 45 richiede sempre dai 30 minuti in giù (a meno che non si decida di farne il giro completo).
Avevamo già letto e lo sperimentiamo di persona che la zona più calda è la costa che va da Los Cristianos, passando per Playa de Las Americas e Costa Adeje fino a Los Gigantes. Le temperature del giorno si aggirano su piacevolissimi 20, 25 gradi, permettendo sempre la vita all’aria aperta con vestiti estivi e perfino il bagno al mare, nonostante l’acqua dell’oceano sia notoriamente fredda.

Inoltre, le zone da Los Cristianos a costa Adeje sono le più vivaci, con bellissime spiagge sia attrezzate che libere, un’infinità di strutture ricettive dalle più lussuose alle più semplici, negozi di pochi metri quadri e grandi centri commerciali, assieme ad un’enorme quantità di bar, ristoranti e locali per tutti i gusti, dove si mangia a qualsiasi ora del giorno. Se di giorno ci si chiede come possa esserci così tanta gente in giro, alla sera, dopo le 21, la movida si sposta quasi interamente a Playa de las Americas, zona più gettonata dai giovani, mentre nelle altre zone si incontra solo qualche coppietta in passeggiata e pochi viandanti nei ristoranti e nei bar, eccezione fatta per i pub dove gli inglesi si riuniscono e con la compagnia di pinte di birra e musica, festeggiano fino a tarda notte. Loro non si fanno spaventare da qualche grado in meno e dal vento che qualche sera accompagna fastidioso l’imbrunire.
TEIDE

Partendo dall’Italia mi ero detta: “niente montagna per un po’”, ma come resistere al terzo vulcano più alto al mondo? Con i suoi 3.715 metri di altitudine, il Teide è anche la montagna più alta della Spagna e non si può dire di aver visitato Tenerife senza includerla tra le mete. Si trova all’interno del parco nazionale del Teide che può essere comodamente raggiunto in auto da tre diverse vie. Poi, per arrivare proprio alla cima, c’è una funivia che va prenotata attraverso il sito di Tenerife.
Noi siamo più interessati al parco nella sua interezza piuttosto che alla cima vera e propria, perciò non ci preoccupiamo di prenotare la funivia e, a bordo della nostra auto, essendo alloggiati a Tenerife Sud, imbocchiamo la TF-1 passando vicino a Guia de Isora e Chio (senza entrare nel centro abitato) per poi spostarci sulla TF-82 e, sempre seguendo il navigatore, fino alla TF-38 che ci porterà fino all’imbocco del parco. Difficile sbagliare.

La giornata è perfetta, il cielo è di un azzurro accecante da quanto è limpido e il paesaggio, dapprima punteggiato di palme, piante grasse e giganteschi fichi d’India, vira poi in foreste di conifere che ci riportano alla mente i nostri monti, fino a trasformarsi in distese di vecchie colate laviche nere e frastagliate che, con la vetta del Teide spruzzato di neve sullo sfondo, regalano una visione di una bellezza che non mi aspettavo.
Ogni tanto, nonostante la giornata sia ventosa e i gradi siano solo 13, incrociamo qualche coraggioso ciclista e piccoli gruppi di motociclisti che si fermano spesso ai miradores segnalati da un cartello con impressa una macchina fotografica, per godersi il panorama e sgranchire le gambe.
Dopo diverse e mai noiose curve si apre una lunga strada diritta che per un attimo ci fa sentire nella route 66 americana, con il Teide che si staglia sullo sfondo e pura natura tutto intorno.


A destra notiamo il centro visitatori e ne approfittiamo per un cappuccino che anche qui, come dovunque a Tenerife, è buonissimo. La cameriera, dopo aver servito degli inglesi prima di me che chiedono tè con il latte e caffè americano, alla mia richiesta mi fa l’occhiolino come a dire: “noi sì, sappiamo cosa è buono” Mi fanno sorridere anche i pacchetti di patatine che, per l’altitudine, si gonfiano fino quasi a scoppiare.

Lasciamo lì l’auto e attraversiamo la strada verso il mirador del Roques de Garcia, un gruppo di formazioni rocciose modellate dall’erosione del tempo. Devo proprio dire che per un attimo rimaniamo abbagliati. A destra una miriade di rocce multicolori dalle improbabili forme immerse tra basse rocce rosse e resistenti cespugli e dall’altra una distesa di terra marrone incastonata tra innumerevoli cime dove perfino la luna fa la sua comparsa. Indimenticabile!

Innumerevoli le foto, soprattutto al Roque Cinchado (la formazione rocciosa dalla forma più particolare, famosa anche perché compariva sui biglietti da mille pesetas) e alla Catedral (una massiccia roccia dove avvistiamo un gruppo di coraggiosi scalatori.



I sentieri in questo parco sono ben 37 e noi, senza neanche rendercene conto, ci incamminiamo per il n. 3, un percorso ad anello di circa 3.5 km che, con un dislivello di 200 metri, si snoda tra queste pittoresche rocce.




Alcune sono così eccezionalmente modellate dalla natura che sembrano mattoncini di lego impilati uno sull’altro, magari un pò irregolari ma incredibili, così come le forme immutate delle colate laviche che compaiono di tanto in tanto sul sentiero su cui stiamo camminando.

I primi km sono pianeggianti mentre dai mattoncini lego in poi paghiamo la poca fatica fatta fino a quel momento sorbendoci una bella scarpinata in salita. Una scusa per prendere fiato di tanto in tanto approfittando per perderci con lo sguardo tutto attorno.

Riprendiamo l’auto dal parcheggio che prima era semivuoto e ora sembra un centro città all’ora di punta. Per curiosità andiamo a vedere la funivia e anche lì auto, bus e moto da ogni parte.

Diamo una veloce occhiata ma ripartiamo subito per Icod de Los Vinos, a nord di Tenerife, dove si trova il Drago Millenario, l’albero più antico di tutto l’arcipelago delle Canarie. Con i suoi 800 anni, 16 metri di altezza e 20 di diametro, è il più grande della sua specie, dichiarato persino monumento nazionale nel 1917.

Il paesaggio è davvero mutevole da queste parti: da quanto lasciato alle nostre spalle a distese di dune fatte di sabbia dalle molte tonalità tra il grigio, il beige e marrone punteggiate di sassi taglienti che sembrano montagne in miniatura, fino a ritornare tra pini e abeti immersi ora in una fitta nebbia che toglie gran parte della bellezza al paesaggio.

L’aria è gelida e ventosa, tant’e che quando arriviamo all’albero ci accontentiamo di guardarlo da lontano e, forse proprio per la distanza, non ci entusiasma particolarmente, così come non ci cattura particolarmente la visita a Garachico, un pueblo considerato tra i più belli di Tenerife. Come ci era già capitato per altri borghi di Tenerife, il centro storico con i suoi negozietti tipici e le strade ancora lastricate come durante la dominazione spagnola, è carino ma davvero piccolo e se togliamo la piazza circolare con le palme che la circondano e l’elegante e accogliente ristorante Rebojo, dove mangiamo delle tapas di grandissima qualità, non ne rimaniamo molto entusiasti.



La costa frastagliata e le numerose insenature che creano delle piscine naturali dove l’acqua arriva limpidissima in alte onde sarebbero affascinanti e con una giornata calda inviterebbero sicuramente a fare un tuffo, ma le nubi dense e scure e il vento di oggi ci fanno scappare verso la nostra calda Playa Paraiso, dove ritroviamo il sole e la calda temperatura pomeridiana.

To be continued…..
