Montasio (monte o formaggio?!?)

ALTOPIANO DEL MONTASIO

Altopiano del Montasio
Malga Montasio

Fino a poco tempo fa, alla parola Montasio, avrei pensato ad un delizioso formaggio di diverse stagionature, senza pensare che deve il suo nome ad un monte del Friuli Venezia Giulia. Per noi, abbinare vacanze e cibo risulta quasi obbligatorio. Sono tantissime le volte in cui ricordiamo i luoghi ma anche quanto era buono quello che vi abbiamo mangiato. Così, appena scopriamo che vicino a Camporosso, dove stiamo trascorrendo la nostra vacanza, si trova malga Montasio, dove producono l’omonimo formaggio, ci organizziamo per non perdercelo. Il percorso che scegliamo è il giro delle malghe che parte da Sella Nevea, una nota località sciistica e che, snodandosi lungo tipiche malghe, conduce fino all’altopiano del Montasio. Niente bici stavolta, ma buoni scarponi e gambe in spalla.

Parcheggiamo all’ex caserma della guardia di finanza di Sella Nevea, zona ora deserta ma molto più frequentata per gli sport invernali. Difatti, alla nostra sinistra, c’è una seggiovia, in funzione anche d’estate, che porta al monte Canin, l’ultimo massiccio montuoso delle Alpi Giulie che segna il confine con la Slovenia.

Prendiamo subito l’ex pista da sci davanti a noi che in pochi metri ci porta al sentiero vero e proprio, il n. 625, una comoda e ripida strada forestale circondata dal bosco e da un’infinità di piante di lamponi che proprio in questa stagione sono buonissimi. Che scorpacciata! Troviamo anche qualche vecchio cartello che ci indica la giusta direzione, oltre ad un paio di malghe che sembrano disabitate. Con nostra sorpresa, alla seconda scopriamo esserci delle mucche intente a riposarsi al buio e fresco della stalla. Al ritorno le ritroveremo in gruppo come comari che vanno a chiacchierare all’abbeveratoio.

Il paesaggio che ora si apre su un vasto alpeggio disseminato di malghe adagiate sotto le imponenti vette del Montasio, ci fa dimenticare le quasi 2 ore di cammino (le indicazioni davano il percorso più breve!).

Passiamo davanti ad una deviazione che indica il rifugio Brazzà, una classico rifugio con i balconi bianchi e azzurri ma abbiamo troppa fretta e curiosità di raggiungere malga Montasio e di assaggiare uno dei suoi tipici piatti.

Verso Rifugio Brazzà

Così il cartello che indica la Casera Pecol, che poi è vicinissima alla malga Montasio, ci rincuora. Una grossa forma di formaggio posta all’entrata e un intenso e appetitoso profumo di formaggio ci conferma che siamo giunti alla meta.

Malga Montasio

La malga è una bella e classica costruzione in sasso con i tavoli di legno occupati da commensali entusiasti di essere in quel luogo così tipico davanti a squisite pietanze. Tra poco lo saremo anche noi, di fronte a dei gustosissimi gnocchi al montasio e a delle pappardelle al ragù di pezzata rossa.

Gnocchi al montasio e ricotta freschissima

Ma prima di tutto ci facciamo tentare da una deliziosa e freschissima ricottina e un buon bicchiere di vino rosso. Sebbene gli zaini siano già pesanti, non possiamo rinunciare a caricarli ulteriormente con un bel pezzo di montasio fresco e una caciotta di capra alle erbette provenzali prodotta in una vicina malga. Entrare nello spaccio dove giacciono allineate in modo ordinato tutte quelle perfette forme di formaggio e annusarne il profumo è una vera gioia per la vista e l’olfatto.

Malga Montasio

La sera, seduti nella terrazza del nostro appartamento, con le luci del monte Lussari di fronte a noi e due bei pezzi di queste delizie per cena, anche il gusto riceverà le sue belle soddisfazioni.

Il buon cibo e la bellezza che ci circonda, ci ringalluzziscono e decidiamo perciò di percorrere una ripida carrareccia che in circa 20 minuti ci porta al rifugio Brazzà, dove l’alpe si rivela in tutta la sua bellezza, con i suoi sconfinati spazi verdi.

Dopo un buon caffè di moka ritorniamo per un sentiero diverso che più avanti si ricongiunge con quello fatto precedentemente. Altri  km ci aspettano; alla fine risulteranno essere quasi 20. All’arrivo al parcheggio ci piacerebbe prendere la cabinovia che porta al monte Canin. Purtroppo le sue cime coperte ora da una densa bruma grigia non permetterebbero di godere del panorama a tutto tondo e perciò rinunciamo a quella che sarebbe la ciliegina sulla torta. Ma fa niente…. le tante e nuove e pittoresche visioni di oggi ci fanno pensare che va benissimo anche così.

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