- Monte Lussari
- Monte Lussari in e-bike

- Monte Lussari
Quando si dice un colpo di fortuna! Stavamo pensando di passare qualche giorno in montagna quando arriva un messaggio di una cara amica che non può andare nel suo appartamento in Friuli e ce lo affitta per una settimana ad un prezzo più che ottimo. Le Alpi Giulie, assieme al vantaggio di poterci portare Giotto, il nostro amatissimo carlino che non può più camminare, ci fanno decidere immediatamente per il sì. L’appartamento è a Camporosso, un paese ai piedi delle più belle vette friulane, a pochi km dal più famoso Tarvisio, crocevia di Italia, Austria e Slovenia.
La prima immagine che esce in continuazione googolando in cerca di informazioni su questo viaggio, è il Monte Lussari. Approfittando del fatto che c’è una cabinovia che parte proprio da Camporosso, decidiamo di visitarlo immediatamente.

Salendo studio le pendenze perché vorrei ritornarci in bici ma l’ascesa, da questo versante, sembra proibitiva persino per l’e-bike, rischieremo di trovarci sotto-sopra. Comunque ci penseremo poi, per ora ci godiamo la comoda e panoramica cabinovia che, tra l’altro, credo sia una delle più lunghe che abbiamo mai preso.

Alle volte le foto esagerano la realtà ma qui l’immagine che ci appare quando arriviamo è proprio come nelle migliori cartoline. La cima del monte Lussari, con il suo santuario posto al centro di un piccolo e caratteristico borgo adagiato su una larga cresta a 1800 metri di altezza, con le accoglienti e caratteristiche locande lungo una vecchia strada acciottolata, ci catapultano in un’altra epoca.

Raggiungiamo la terrazza panoramica che di panorama ne ha davvero da vendere. Da una parte il gruppo del Mangart, dall’altra il Jof di Montasio, non so davvero più dove guardare, tanta è la bellezza.



Una cosa però la noto immediatamente: una lunga strada bianca nel fronte opposto del monte….sembrerebbe proprio la via giusta per la bici…vedremo…
Raggiungiamo la croce posta nel punto più alto dove, per scattare qualche foto, dobbiamo munirci di pazienza dato che un nutrito gruppo di tedeschi sta provando tutte le angolazioni e posizioni possibili per catturare la luce migliore per le foto ricordo. Manca solo che si mettano a testa in giù e le avranno provate tutte. Però un po’ li capisco: il sole che splende in mezzo all’azzurro che sa essere così intenso solo in montagna e la bellezza tutto attorno fanno davvero perdere la cognizione del tempo.

Tanta sarà la sorpresa, aprendo i balconi di quella che sarà la nostra casa per i prossimi 7 giorni, scoprire di trovarci proprio di fronte a questo monte. Fare colazione in terrazza o cenare la sera con le luci del santuario davanti agli occhi è più di quanto potessi sperare.

2. Monte Lussari in e-bike

Difficilmente mollo l’osso e, nonostante tutti mi dicano che non si può arrivare al Monte Lussari in bici, io persevero nella mia ricerca. La via più giusta, quella che parte da Valbruna e attraversa la Val Saisera, è ora chiusa per manutenzione perché (tra tantissime dispute) vi si vorrebbe far passare la penultima tappa del giro d’Italia del 2023. Tornando a noi, il mattino del nostro penultimo giorno di vacanza, volendo arrivare al rifugio Grego, situato in posizione panoramica con vista sulle pareti del Montasio, del Jof Fuart e del Grande Nabois , passiamo proprio di fronte alla via per il Lussari. Le segnalazioni della strada chiusa non impediscono il passaggio ma il divieto comunque c’è. Non ci facciamo gran caso, presi dalla meta che ci siamo prefissi stamattina. In poco tempo, attraverso una piacevole strada sterrata, arriviamo al rifugio Grego, immerso in un luogo davvero suggestivo, circondati dalle imponenti pareti dei monti circostanti e immersi in un’infinità di piante di conifere.



Potremmo tornare facendo un giro ad anello, ma ciò vorrebbe dire buttarsi in discesa su strada asfaltata per circa 15 km. Sarebbe anche divertente se non fosse che la temperatura è notevolmente scesa e percorrere a tutta velocità 15 km non ci alletta affatto. Torniamo perciò per dove siamo saliti e, arrivati alla strada chiusa io e Miro, come due complici, ci guardiamo e, non facendo caso al divieto, ci intrufoliamo. Poco più avanti ci facciamo ancora più coraggio quando dei ragazzi a piedi ci confermano che siamo sulla strada giusta. Sarà perché è sabato e i lavori di manutenzione sono fermi, sarà perché è mezzogiorno e gli operai sono a pranzo, sarà per quel che sarà, sta di fatto che, pedalata dopo pedalata, sempre temendo di trovare qualche sbarramento, percorriamo i quasi 8 km e gli 890 metri di dislivello che ci separano dalla vetta. Il fondo è parecchio sconnesso e la salita, in alcuni punti fortunatamente cementati, molto ripida. Parecchi tratti sono in mezzo al bosco ma dove la visuale si apre le gambe e lo spirito si caricano.


Quando poi mi rendo conto di essere proprio su quella lunga strada bianca che mi ero appuntata nella memoria il primo giorno e vedo dall’altro lato il santuario meta della nostra salita, proseguo volando.

Che spettacolo quassù! Fortuna vuole che troviamo pure un tavolo nell’angolo più panoramica della terrazza di una carinissima locanda dove, neanche a dirlo, il cibo è ottimo. C’è anche chi (non faccio nomi…ma non sono io) tra tante deliziose specialità montane sceglie cotoletta alla milanese…mah!!




Occhi, pancia e mente pienamente soddisfatti siamo pronti per la discesa. Neanche le ruspe che si sono rimesse in movimento e la doccia fresca regalataci da un improvviso temporale ci guastano l’umore.

Di ricordi belli dei nostri viaggi ne abbiamo molti e sono certa che anche questa giornata così piena di immagini, sensazioni e soddisfazioni ne rientrerà a pieni voti.
