- PASSO GIAU IN E-BIKE
- TOUR DEI 5 RIFUGI IN E-BIKE

- Passo Giau in e-bike
L’estate del 2022 si sta rivelando la più calda che ricordi. Ma, fortunatamente, esistono le temperature più fresche delle montagne che qui, in Veneto, sono numerose e di incredibile bellezza. Le Dolomiti bellunesi sono la scelta per questa mini vacanza che io e Miro vogliamo regalarci. Una notte sarà sufficiente per unire due escursioni che, grazie al recente acquisto di e-bike, diverranno abbordabili e un po’ meno faticose.
Il Passo Giau è la nostra prima meta. E’ un valico alpino posto a 2236 metri decantato a gran voce da chiunque lo conosca. Il tour classico prevede l’ascesa da Cortina d’Ampezzo ma…fare quello che fanno tutti….no! Decidiamo, perciò, di salire partendo da un paesetto chiamato Sottoguda, frazione di Rocca Petore, annoverato tra i più bei borghi d’Italia, per poi passare per Selva di Cadore e, arrampicandoci per 29 tornanti, arrivare al passo Giau. Sottoguda non ci entusiasma granché, un po’ soffocato dalle montagne circostanti.


Ci piacerà molto di più Colle Santa Lucia, una piccola frazione che scopriremo strada facendo e che, con la sua chiesa circondata da una vallata verdissima e il caratteristico cimitero, ci regala una prima emozionante visione delle vette che la circondano da ogni parte.


La salita si rivela impegnativa, dato le pendenze importanti. Si dice che non sia la meta che conta, ma il viaggio stesso. Qui però, la fretta e la curiosità di arrivare alla cima ci fa contare uno a uno i 29 tornanti che portano alla vetta.

Ci fermiamo al punto panoramico, dove è stata posta una scultura raffigurante un albero caduto, in ricordo della tempesta Vaia che nel 2018 ha distrutto milioni di alberi.

La vista è davvero da punto panoramico: la valle sottostante circondata da quella moltitudine di vette, immerse in un cielo azzurrissimo e innocue nuvole bianche è davvero spettacolare.

Così, tra abeti, pini, ruscelli, carinissime casette di legno e rifugi, ci avviciniamo.

Passiamo a fianco al bellissimo ristorante che prende il nome dal passo e, al culmine della salita, rimaniamo senza parole. Le montagne ci appaiono improvvisamente davanti agli occhi in tutta la loro grandezza e bellezza. Vette dolomitiche a perdita d’occhio. Marmolada, Tofane, Pelmo, Croda Rossa, Averau, Nuvolau….tutto in un’unica visione dove persino le migliori cartoline riuscirebbero a sfigurare.


Parcheggiamo le bici e ci incamminiamo per la salita che porterebbe all’escursione delle Cinque Torri, uno dei trekking più panoramici delle Dolomiti Ampezzane.


Le nostre calzature poco adatte non ci permettono di completarlo ma almeno ci facciamo un’idea di come potrebbe essere, tra rocce di ogni forma e dimensione e scenari suggestivi e tra i più belli mai visti.

Appena partiti, alla nostra sinistra ci lasciamo incuriosire da una grande baita privata, costruita completamente in legno e con una terrazza che potrebbe ospitare un banchetto nuziale. Tra video e foto che qui si sprecano, conosciamo il proprietario, un signore gentilissimo che ci invita a tornare quando vogliamo e ci spiega che lì è stata girata anche qualche scena dello sceneggiato “a un passo dal cielo”, programma che io e Miro abbiamo adorato.

Dulcis in fundo, per immergerci completamente in quest’atmosfera montana, pranziamo al rifugio Giau, condividendo il tavolo con alcuni tedeschi che, non smentendosi mai, pranzano accompagnati da birra e cappuccino.


Lasciare tanta bellezza è un dispiacere ma ci attende un delizioso hotel a San Vito di Cadore, una delle più belle località poco lontana dalla più famosa Cortina d’Ampezzo.

Percorriamo a ritroso la strada già fatta, beandoci nuovamente e forse ancora di più (siamo in discesa ora) della bellezza circostante e felicemente consapevoli che domani sarà un altro giorno memorabile e zeppo di emozioni.
2. TOUR DEI 5 RIFUGI NELLE DOLOMITI

Difficile scegliere il percorso per il secondo giorno, ce ne sono così tanti qui che la scelta appare ardua. Ci lasciamo convincere dalla receptionist dell’hotel Trieste di San Vito di Cadore che, quando ci vede scaricare le bici dall’auto, ci consiglia immediatamente il tour dei 5 rifugi. Per la verità l’avevo già googolato ma le difficoltà descritte (salite con pendenze ardue, discese vertiginose, fondo sassoso e tratti a spinta) mi avevano frenato. Ma la passione con cui la receptionist me ne parla, essendo anche lei appassionata di ciclismo, mi convince.
Cosi, la mattina seguente, dopo una lauta colazione con vista montagna e con uno splendido sole, ci portiamo con l’auto a Fiames, una piccola frazione di Cortina a 1293 metri di altitudine, dove ci fermiamo in un fornitissimo ufficio informazioni con annesso enorme parcheggio.

Ci muniamo di cartina e partiamo in direzione Malga Ra Stua, la prima delle 5 tappe previste. Seguiamo una vecchia strada militare asfaltata diventata ora ciclopedonale, dove c’è anche parecchia gente a piedi ma, sia noi ciclisti che i pedoni, siamo tutti molto attenti e rispettosi. Ci immergiamo quasi subito nella bellezza di questa pista, circondata da rocce, sentieri e perfino da un fiume del quale, ogni tanto, intravediamo piccole cascate. C’è anche qualche coraggioso che fa il bagno in quella che dev’essere tra le acque più gelide dei dintorni.


Affrontiamo qualche tratto sassoso abbastanza ripido e difficile ma le nostre e-bike (assieme a qualche buona pedalata) si comportano egregiamente. Tanto è l’entusiasmo per questo tour che non badiamo ai chilometri, così, quasi senza rendercene conto, arriviamo alla prima malga, la Ra Stua, porta d’ingresso al parco naturale di Fanes – Sennes- Braies , dove veniamo accolti da simpatiche mucche accoccolate su un verdissimo alpeggio sovrastato da questa accogliente malga dove decidiamo di tornare a mangiare.

Per ora proseguiamo per la Val Salata in direzione del secondo rifugio, il Sennes. Incrociamo parecchie deviazioni, ma, essendo per noi territorio sconosciuto, proseguiamo diritti senza lasciarci trascinare a destra e a manca dalla nostra curiosità. La salita si fa ora impegnativa, con grossi sassi e notevole pendenza. Dobbiamo perfino scendere per qualche metro, prima di incontrare un tratto cementato che ci aiuta a stare in sella.

I pedoni che incontriamo sbuffano alla grande, anche per loro la fatica si fa sentire e il sole, che continua a splendere anche in mezzo a qualche nuvola scura, li fa sudare anche più di noi. Ciò che ci attende, comunque, ci ripagherà di tutto: una lunga e sinuosa strada bianca che sembra salire all’infinito con una miriade di vette sullo sfondo e una catena montuosa sulla destra di rocce rosa che contrastano con il verde degli innumerevoli mughi che ci circondano da ogni parte. Non ne avevamo mai visti così tanti tutti assieme. Ora capisco perché questo sia annoverato tra i percorsi più belli al mondo.


Così, tra una meraviglia e l’altra, raggiungiamo il rifugio Sennes, a 2126 metri, immerso in un alpeggio che offre scorci incantevoli e numerosi diversi percorsi.



La scelta su quale percorso seguire non è difficile da prendere, dato che le nuvole, che fino a poco fa sembravano innocue, si sono fatte scure e minacciose e ci costringono a rinunciare al resto del giro e a tornare indietro. Così, nostro malgrado, il tour dei 5 rifugi, diventa il tour dei 2 rifugi. In verità i nostri occhi sono già così pieni di bellezza che ci accontentiamo di buon grado.
Per non perdere tempo rifacciamo a ritroso lo stesso sentiero. Noi lo diciamo sempre: anche se il percorso è lo stesso, il panorama tra l’andare e il tornare, è completamente diverso ed è, perciò, sempre un piacere.

Ci vestiamo e ci tuffiamo (in senso letterale viste le pendenze) in discesa. Siamo di fretta ma il pranzo alla malga Ra Stua non ce lo perdiamo.

Prodotti tipici e molto buoni, accompagnati, verso la fine, dalle prime timide gocce di pioggia che ci fanno rimettere presto in sella verso quella che sarà una della più divertenti discese che io ricordi. Arriviamo alla macchina giusto in tempo perché la pioggia sta aumentando e ci accompagnerà ancora per diversi chilometri verso quella che è la fine della nostra breve e felice scappata sulle Dolomiti venete.
