A spasso per la Thailandia tra Phuket e Koh Samui – 9à e ultima parte -BANGKOK

Bangkok

23 gennaio – BANGKOK – Patpong Night Market

Salutiamo Koh Samui perché ci attende il trasferimento per Bangkok che prevede un bus fino al porto di Koh Samui, un traghetto fino al porto di Surat Thani, un altro bus fino all’aeroporto della stessa città e un aereo per Bangkok.

Sleeping in the bus

Più lungo a dirsi che a farsi, anche perché le 6 ore di viaggio ci danno comunque l’opportunità di vedere nuovi luoghi e modi di viaggiare diversi dal semplice aereo che avremmo potuto prendere direttamente da Koh Samui che, comunque, aveva un prezzo decisamente più alto. E poi, conoscendo la buona organizzazione dei viaggi in Thailandia, andiamo sul sicuro sia per gli orari che per la durata. Difatti tutto fila più che liscio, a parte la temperatura glaciale al piccolo aeroporto di Surat Thani, dove sicuramente non risparmiamo sull’aria condizionata. Fortunatamente, a forza di viaggiare abbiamo imparato che, pur essendo in paesi caldi, è sempre meglio tenersi a portata di mano qualcosa per coprirsi, soprattutto se si passa per aeroporti o stazioni.

Arriviamo all’aeroporto Don Muang di Bangkok dove sappiamo esserci un bus che arriva in centro città. Mentre lo aspettiamo, come sempre capita, conosciamo un gruppo di ragazze italiane che stanno facendo un lungo tour per la Thailandia, passando per diversi luoghi che noi abbiamo già visitato. Diamo loro qualche dritta e ci salutiamo felici di essere stati, nel nostro piccolo, utili a delle giovani ma scaltre ragazze. Il bus in poco meno di mezz’ora ci porta alla nostra fermata da dove prendiamo un tuk tuk che ci fa entrare immediatamente nell’atmosfera di questa grande città, con il suo traffico, il suo rumore e la sua vivacità che a me e Miro piace così tanto.

Tuc tuc

La nostra destinazione, Il Furama Silom Hotel ci appare alla sinistra in tutti i suoi 20 piani di altezza e il rooftop illuminato. La camera è al 12° piano e, dopo un piccolo litigio con l’ascensore che nessuno di noi due ama particolarmente, arriviamo in una spaziosa e bella camera dove ci abbandoniamo ad un veloce riposo prima di ributtarci nella Bangkok by night.

Bangkok from Furama Silom Hotel

Essendo stati qui due anni fa, abbiamo già visitato molti dei classici siti turistiche quali templi buddisti, mercati notturni e quant’altro, perciò quest’anno vogliamo goderci questa città senza mete obbligate e senza fretta. Al mercato notturno di Patpong però non vogliamo rinunciare. Vi si trovano scarpe, borse, portafogli, orologi e abbigliamento sportivo firmato ma economico; sicuramente contraffatto, ma di buona qualità. Questo conosciutissimo night market altro non è che una lunga via che dalle 18 alle 23 si riempie di bancarelle che attraggono milioni di turisti ogni anno, chi per un buon affare o chi solo per curiosare. E, se non bastasse, la strada di fianco offre un’incredibile moltitudine di locali adatti a soddisfare ogni appetito, sia culinario che di altro genere. Credo di aver visto i più bei transgender esistenti. Ma credo anche di aver assistito, come anche a Phuket, ad una delle più tristi realtà asiatiche dove ragazzine poco più che bambine ballano con gesti ancora goffi la lap dance davanti a gruppi di uomini lascivi e bavosi.

Near Patpong Night Market

Ma noi siamo qui per lo shopping e dopo un buon pad thai nel locale di un tedesco trasferitosi qui da moltissimi anni, ci tuffiamo tra le bancarelle alla ricerca di qualcosa di bello da portare alle nostre famiglie. Così, tra un portafoglio, un orologio, una felpa, una borsa e delle scarpe abbiamo già quasi esaurito lo spazio a disposizione nelle valigie ma ci ripromettiamo di non acquistare tutto oggi, riservandoci un po’ di divertimento anche per i mercati a venire.

24 gennaio – Palazzo Reale – Wat Arun – Mercato degli Amuleti – Capodanno cinese a Chinatown

Ci attende un’esperienza nuova: Bangkok in motorino. L’altra volta che siamo stati qui abbiamo usato molto la bici e i tuc tuc ma adesso che Miro ha acquistato un po’ di dimestichezza con la guida a destra e con il traffico tailandese, siamo pronti a provarci.

Qualcuno ce lo sconsiglia perché il viavai è davvero caotico ma il senso di libertà che ci dà il poterci muovere indipendenti ci fa rimanere saldi sulla nostra idea. Dopo varie ricerche via internet, troviamo un noleggio moto non lontano dal nostro albergo. Così, di buon’ora, dopo una fantastica colazione in una sala dell’hotel dove il solo buffet è più grande di tutta casa mia, ci incamminiamo alla ricerca di questo negozio, addentrandoci tra le ancora addormentate vie di questa metropoli che, accanto a edifici altissimi e lussuosi, mostra la sua parte povera, con vecchie casupole fatiscenti incastrate le une alle altre in mezzo a strette e umide viuzze.

Girovagando per Bangkok

Il navigatore ci porta davanti ad una di queste case, che non dà proprio l’idea di un negozio di noleggio e che, comunque, non ha scooter disponibili. Così, gambe in spalla, ci rassegniamo a recarci nel secondo che avevamo trovato ma che si trova a circa 4 km che, con l’umidità di Bangkok, diventano 8. Così cerchiamo un taxi o un tuc tuc ma tutti, appena mostriamo l’indirizzo, scrollano la testa e se ne vanno. Dopo qualche tentativo durante il quale davvero non capiamo perché non ci vogliano portare a quest’indirizzo, decidiamo di tornare in albergo e di chiedere aiuto alla reception. Per prima cosa facciamo chiamare il noleggio per verificare la disponibilità di uno scooter e poi ci affidiamo ad un simpatico concierge che, appostato all’uscita dell’hotel, cerca di trovarci un taxi. Con nostro disappunto ma anche con una punta di divertimento, notiamo che anche a lui scrollano il capo negandoci il passaggio. Gli chiediamo il perché ma ci risponde simpaticamente che avranno male al collo e probabilmente stanno facendo stretching.

D’ogni modo, dopo pochi tentativi riesce nell’intento e in poco più di 10 minuti arriviamo a destinazione, entrando pure per il parcheggio di un hotel che, solo per farci passare, ci fa pagare 20 bath. Ma, calcolando che altrimenti avremmo dovuto fare un giro più lungo, passando in mezzo al caos di mezzogiorno (sì, perché ormai la buon’ora è passata da un pezzo), li paghiamo più che volentieri. Che sia stato quello il motivo per cui nessuno voleva andare lì? Boh, non lo sapremo mai.

Finalmente riusciamo ad avere questo benedetto scooter col quale andiamo dritti verso il palazzo reale, lasciandoci alle spalle il centro fatto di mega hotel e lussuosissimi edifici, passando per luoghi che avevamo già visto e ricordando improvvisamente ogni dettaglio di questa città così ricca di contraddizioni e capace di suscitare i sentimenti più diversi in chi vi si trova per la prima volta: odi o amore, con Bangkok non esistono vie di mezzo. Noi, nonostante lo smog, la confusione, la povertà e tutti i suoi contrasti, la adoriamo. L’indolenza degli abitanti più piccoli o più anziani distesi dentro le loro baracche a guardare la TV o la calma rassegnata dei proprietari della moltitudine di bancarelle disseminate ovunque che vendono cibo e souvenir ma che mai infastidiscono, le ghirlande arancioni e gli incensi accesi nei tempietti dove c’è sempre qualcuno che prega e tantissimi altri aspetti di questa incredibile cultura, ne fanno una terra piena di fascino e dignità che ogni volta mi commuove.  

L’arrivo al palazzo reale è entusiasmante. In mezzo a folle di turisti a piedi, accaldati dai circa 30 gradi umidi che ci sono oggi, noi lo percorriamo tutto attorno senza la minima fatica, guidando piano e assaporando ogni angolo di quanto si può veder dall’esterno di questo stupefacente palazzo, così pieno di particolari e di costruzioni riccamente ornate che non si riesce nemmeno ad apprezzarle tutte. Avendolo già visitato ci accontentiamo della vista esterna ma è più che sufficiente per riempirci gli occhi di bellezza. Cerchiamo gli angoli più belli per fare delle foto che ci aiuteranno a ricordare momenti che rimarranno comunque indelebili.

Real Palace – Bangkok

L’appetito ci richiama alla realtà ma vorremmo spostarci in riva al fiume di Bangkok, il Chao Phraya, per poter mangiare ammirando il Wat Arun, un complesso di templi buddisti situati al di là del fiume, la cui guglia centrale è chiamata anche “tempio dell’alba” per i meravigliosi effetti cromatici che le prime luci del mattino le conferiscono. Ricordo che per attraversare il fiume si sale su una lunga e datata barca il cui motore scoppietta e fuma come una ciminiera. Il barcaiolo è una silenziosa e scontrosa vecchietta con un grande foulard che le copre la bocca, probabilmente per evitare un’intossicazione da fumo, che pazientemente continua avanti e indietro per ore e ore.

La fortuna ci assiste e troviamo un tavolo in un romantico ristorante proprio di fronte al Wat Arun. Il cibo non è granché e l’acqua del vicino fiume non è propriamente limpida ma la vista del tempio al di là del fiume con i suoi incredibili colori che con i riflessi del sole e del cielo azzurro assomigliano a lapislazzuli, fanno passare tutto il resto in secondo piano.

Lungo in fiume Chao Phraya di fronte al Wat Arun

Da qui possiamo comodamente spostarci al mercato degli amuleti, un affascinante mercato che si sviluppa attraverso strette e caratteristiche vie lungo il fiume e che regala un’atmosfera unica con le sue innumerevoli bancarelle e negozi di amuleti e pietre. Ci sono intere stanze piene di statue di Buddha a grandezza naturale così come scatole piene di piccolissimi Buddha o altri monili dove incontriamo thailandesi intenditori che con la lente cercano i pezzi migliori. Si dice che ce ne siano di assai ricercati e costosi e che donino grande fortuna a chi ne venga in possesso. Ci eravamo già stati due anni fa ma l’incanto che questo luogo regala è incomparabile.

Mercato degli amuleti – Bangkok

Si è fatto tardi e decidiamo di andarci a rinfrescare prima di gettarci nel quartiere cinese. Sì, perché siamo nel pieno del capodanno cinese e a Bangkok il quartiere di Chinatown è immenso e vivacissimo. Cartelloni con scritte cinesi e insegne luminose ovunque, le famosissime lanterne rosse penzolanti sopra le nostre teste in infinite e numerosissime file che attraversano la strada da una parte all’altra, centinaia di cinesi tutti vestiti di rosso, chi con gli abiti tradizionali o chi anche solo con una maglietta ma tutti comunque con qualcosa di rosso.

Chinatown – Bangkok – Capodanno cinese

Qui, due anni fa avevamo visto varietà di frutta e cibi mai incontrati prima. Se alla frutta non avevamo resistito, al cibo non avevamo dedicato neanche un pensiero. In quasi tutto lo street food thailandese l’igiene non è di casa, ma qui proprio non ce l’eravamo sentita di provarlo, anche se l’aspetto di involtini fritti, Jiaozi (simili ai nostri ravioli) e altre leccornie era assai invitante.

Food in Chinatown

Quest’anno facciamo ancora più attenzione perché cominciano a trapelare notizie di una nuova epidemia di coronavirus che sembra arrivare da un mercato cinese. Anche mio fratello mi manda un messaggio mettendomi in guardia e, anche se la prima reazione è un sorriso incredulo, ci guardiamo bene dal toccare o mangiare qualsiasi cosa e ci muniamo di mascherina…non si sa mai!!

Chinatown . Capodanno Cinese 2020

Scopriremo al ritorno in Italia che la cosa è più grave di quanto sembrasse. Comunque, con un po’ di incoscienza, ci caliamo dentro quest’atmosfera colorata e festosa. C’è così tanta gente che si fatica a camminare, ci sono bancarelle ad ogni lato della strada dove si può trovare di tutto: dal cibo, agli abiti, ai souvenir e molto altro.  Assistiamo perfino ad un tipico ballo cinese, con delle bellissime ragazze in abiti tradizionali che si muovono al ritmo di quelle lente musiche che accompagnano i rituali della tradizione. Immancabile passa anche il dragone serpeggiando tra la folla accompagnato da scoppi e frastuono. Per l’occasione c’è anche un tempio buddista aperto al pubblico dove incontriamo un monaco avvolto nella sua veste arancio che ci dona due braccialetti che ci porteranno salute e fortuna. Ce li lega al polso e ci benedice con l’acqua santa e con il suo dolcissimo sguardo che ci accompagnerà come una carezza. Strano contrasto tra la pace di questo momento e la confusione dell’intera serata.   

Tempio a Chinatown

25 gennaio – “Grazia Gelato and Coffee” – Mercato dei Fiori – Iconsiam Asiatique The Riverfront Market

Prima di partire ci eravamo ripromessi di andare a salutare Nicola, un giovane ragazzo italiano, figlio di una nostra conoscente e amico dei nostri figli che, con grande intraprendenza e con l’aiuto della sua ragazza thailandese conosciuta a Milano, ha avviato una gelateria/pasticceria/bar a Bangkok, il “Grazia gelato and coffee”. Un po’ perché ammiriamo questa sua scelta a nostro avviso coraggiosa, un po’ perché l’abbiamo promesso a sua mamma, un po’ per portargli qualche memoria dall’Italia e un po’ per pura curiosità, stamattina vogliamo dedicarla a lui. Il bar è a circa 20 km dal centro della città ma, col nostro due ruote, ci sembra anche una buona occasione per scoprire una Bangkok diversa. In verità non sarà così, dato che la strada scorre quasi interamente su strade esterne, trafficate e oltremodo noiose. Riusciamo ad arrivare abbastanza facilmente. Appena raggiungiamo i dintorni del locale rimaniamo un po’ sorpresi perché ci sembra di essere in mezzo ad una poco frequentata zona industriale. Ma quando entriamo rimaniamo a bocca aperta. Il locale è davvero molto fine e ben arredato, con tavoli e sedie raffinati e delle grandi vetrate luminose. C’è una grande stanza centrale con ampi spazi liberi e piccole nicchie con eleganti tavolini e comodi divani.

“Grazia Gelato and Coffee” – Bangkok

Noi, coi nostri pantaloncini corti e scarpe da ginnastica ci sentiamo un po’ a disagio in mezzo a clienti eleganti e giovani ragazze thailandesi dall’aspetto gentile e curato. Il bancone offre un’esposizione degna delle migliori pasticcerie, con dolci e gelati dai nomi italiani e dall’aspetto golosissimo. Ed eccoli lì, Nicola e la sua fidanzata. Lui, dietro la sua italianissima macchina del caffè, ci riconosce subito, mentre lei, carinissima nel suo abito tradizionale, è impegnata a servire fette di torta e gelati agli entusiasti clienti che prima di tuffarcisi li immortalano con i cellulari come fossero opere d’arte. Riusciamo a passare qualche minuto assieme, strappando a lei qualche parola in italiano e, dal canto nostro, gustandoci una meravigliosa brioche alle mandorle e un signor cappuccino. Nicola ci dice che siamo i primi conoscenti italiani che vanno a trovarlo e noi, sapendo di avere fatto una cosa gradita, ne siamo ben felici.

“Grazia Gelato and Coffee” – Bangkok

Il ritorno verso il centro città si presenta più burrascoso dell’andata. Non so perché, ma il navigatore del cellulare si è messo in testa di farci andare per la strada a pedaggio, via proibita ai motorini. Ad una rotonda con diverse uscite, le proviamo tutte ma ci ritroviamo sempre all’imbocco autostradale. Sbagliamo strada più volte, impiegando il doppio del tempo dell’andata ma alla fine, testardi come muli, troviamo la quadra e ci ritroviamo poco lontano dal nostro hotel. Avevamo in programma di disintossicarci da tutto lo smog respirato andando a gironzolare al Parco di Lumphini, un ampio spazio verde immerso nella natura ma Miro non ne può davvero più di guidare in mezzo al traffico e preferiamo andare a restituire il motorino e muoverci in altro modo, magari in barca, lontani da strade congestionate e inquinate.  La giornata è molto calda e lo scorrere del fiume con le barche che lentamente accompagnano i turisti ad ammirare la città coi suoi molteplici palazzi situati lungo la riva, sembra chiamarci. Oltre alle barche dei lussuosi hotel situati lungo la riva che portano avanti e indietro i propri ospiti, ci sono barche che, come i bus delle grandi città, danno la possibilità di scendere in corrispondenza di un sito d’interesse per poi risalire su una delle barche successive per continuare il tour. Ne scegliamo una che ci porti al mercato dei fiori, chiamato anche Pak Klong Talaad (mercato alla bocca del fiume), il più grande mercato di fiori della città, oltre che uno dei più antichi. Ci accoglie subito coi suoi profumi intensi e i suoi colori brillanti, dove l’arancione delle ghirlande preparate per essere offerte nei templi è predominante.

Mercato dei fiori – Bangkok

Però non mancano i rossi intensi, gli accesi lilla e viola e i candidi bianchi divisi tra fiori freschi e petali pronti per essere intrecciati dalle abili venditrici in ghirlande o decorazioni di ogni misura e foggia

Mercato dei fiori – Bangkok

Tra tante bellezza mi passa davanti un bel topone che svelto sparisce dentro un foro del pavimento….Anche questo è Thailandia…

Riprendiamo la barca che ci porta fino al nuovissimo Iconsiam, il più lussuoso tra i centri commerciali di questa metropoli, paradiso per gli amanti delle griffe. L’architettura, con le sue forme in stile thailandese ma con interpretazioni moderne e le grandi vetrate che sembrano uno scialle ne fanno un sensazionale punto di riferimento lungo il fiume. Le occhiate storte di Miro mi fanno soprassedere dall’andare a visitarlo, anche se l’interesse sarebbe tanto.

Stasera è l’ultima sera qui e dobbiamo ancora comprare qualche souvenir ma non voglio tornare nei soliti night market già visti. Così, navigando in Internet, trovo una località nuova, il grande mercato Asiatique The Riverfront, costruito sul fiume, intorno ad un vecchio molo. Sono 1.500 i negozi, boutique e ristoranti che occupano i vecchi magazzini appartenenti alla compagnia di navigazione East Asiatic che nei primi anni del 1900 svolgeva qui una vivace attività di trasporto. Arrivarci è già di per sé un’avventura perché, dal nostro hotel, dobbiamo prendere lo Sky Train, una ferrovia sopraelevata frequentata da qualcosa come 750.000 persone al giorno, per poi prendere un traghetto gratuito che porta al mercato. Il tragitto è breve ma percorrere il fiume di sera offre una visione della città davvero suggestiva, con la sua moltitudine di luci e altissimi palazzi illuminati che si specchiano nell’acqua. Una grande ruota panoramica ci accoglie al nostro arrivo, in mezzo a un’infinità di negozi e locali.

Mercato Asiatique the Riverfront – Bangkok

Tutto è molto pulito e ordinato, anche i locali sembrano più occidentali nella loro varietà di architetture e arredamenti. Riusciamo a trovare dei portachiavi e delle pashmine davvero belli. e dopo l’ultimo shopping siamo pronti per quella che sarà l’ultima cena in Thailandia. La scelta è ardua perchè i locali sono molto accoglienti ma ne individuiamo uno che con i suoi alti sgabelli blu e bianchi posti proprio sulla riva del fiume, regala un’immagine e un’atmosfera che spero non dimenticherò mai.

Good bye Bangkok

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