
24 ottobre 2019 – Cima Lagazuoi
Se ogni scusa è buona per festeggiare, lo è anche per viaggiare. Perciò, dato che il 24 ottobre è il mio compleanno, mi sembra l’occasione giusta per fare sia l’uno che l’altro. In verità è Miro che ci mette lo zampino, regalandomi due giorni a Cortina d’Ampezzo, una notissima località turistica del Veneto, adagiata su un’ampia e soleggiata conca, base perfetta per le innumerevoli gite sulle circostanti Dolomiti che offrono vette tra le più belle al mondo.
Anche il tempo sembra volermi fare un regalo, dato che si prevedono due giorni ancora tiepidi e con un bellissimo sole, accoppiamento perfetto per il nostro programma che prevede il rifugio Lagazuoi il primo giorno e le Tre cime di Lavaredo il secondo.
Partenza prestissimo perché ci vogliono circa tre ore per arrivare al passo Falzarego da dove partiremo per la nostra prima escursione: il rifugio Lagazuoi, a quota 2750.

Ci si può arrivare in tre modi, anzi quattro perché c’è anche una funivia che però in questo periodo è chiusa. Il primo sentiero prevede una ferrata però, non sapendo quanto coraggio richieda, lo lasciamo perdere; il secondo prevede un’ora circa di cammino in una buia e lunghissima galleria e la mia quasiforsesimilclaustrofobia non me lo fa proprio scegliere; ci resta il terzo, il n. 402, che imbocca la pista da sci e poi si snoda tra le rocce fino alla cima. La partenza è assai ripida e noiosa. C’è di bello che quando ci si ferma a prendere fiato e si gira lo sguardo attorno, si resta incantati perché il panorama spazia sui monti circostanti che in questa stagione sono così pieni di colori che vanno dal verde scuro dei sempre verdi, al marrone, giallo, arancio e rosso delle foglie quasi pronte a cadere ma che resistono ancora sui rami per regalarci un’incredibile visione autunnale.

Continuiamo a salire e dopo una ventina di minuti individuiamo la deviazione del sentiero che rende la salita meno noiosa perché più varia e meno diretta. Incontriamo pochi turisti, una coppia di inglesi che scende e due ragazze che salgono davanti a noi, probabilmente anche dovuto al fatto che il rifugio è chiuso. Ottobre e novembre sono due mesi abbastanza morti per la montagna perché la stagione estiva è finita e per iniziare la stagione invernale bisogna attendere la neve. Immersi in questi profondi pensieri raggiungiamo delle segnalazioni che ci guidano verso il rifugio.

Sembra di essere sulla luna, con il suolo completamente grigio e sassoso; non ci sono i crateri ma per il resto la visione è la medesima, con la differenza che attorno non c’è il nulla ma un’innumerevole moltitudine di vette montuose sovrastate da un cielo di un incredibile azzurro.

Da qui il sentiero procede a zig zag, intervallato ogni tanto da alcune vecchie postazioni militari della prima guerra mondiale.

Nella penultima postazione, ben protetta da una gabbia di ferro, c’è anche la riproduzione di una mitragliatrice austriaca puntata verso l’esterno, come dev’essere stata durante la guerra. Nell’ultima postazione, poi, c’è una lunga scalinata in legno che porta alle trincee inferiori, vengono le vertigini al solo guardarla.

Ancora pochi passi e siamo al rifugio. C’è anche un signore, il proprietario del rifugio forse, che approfitta di questo periodo di pausa per riverniciare il parapetto di quella che può essere considerata la terrazza più panoramica delle Dolomiti. Lo scenario che si apre ai nostri occhi lascia senza parole, alcune tra le vette più famose sono di fronte a noi, dall’innevata Marmolada, alle possenti Tofane, al Civetta, al Piz Boe e a tante altre che a scriverle tutte ci vorrebbe una pagina.

Ci sediamo a mangiare un panino ma il masticare con gusto dopo un paio d’ore di cammino non ci distoglie dalla bellezza di questo luogo.


Pochi minuti ancora di cammino e raggiungiamo cima Lagazuoi che con la sua croce di vetta raggiunge i 2778 metri. La croce commemora i caduti sul Lagazuoi durante la prima guerra mondiale. Ai suoi piedi c’è una piccola scatola di latta contenente alcuni fogli dove si può lasciare la propria testimonianza attraverso una semplice firma o con qualche frase dettata dal cuore. Incontriamo altri viandanti e, parlando con uno di loro che è salito per la lunga e buia galleria, siamo felici di aver scelto il sentiero esterno….la mia quasiforsesemiclaustrofobia ci ha salvati da un attacco di vera claustrofobia….

Da qui si potrebbe anche scendere per il sentiero dei Kaiserjager, quello con la ferrata. Due tedeschi lo stanno salendo e chiediamo consiglio a loro. Ci assicurano che è semplicissimo e che non richiede nessuna attrezzatura ma Miro non si fida dei tedeschi che, un po’ come tutti i popoli del nord, sono piuttosto incoscienti e assai poco affidabili riguardo alla montagna e alla sua pericolosità. Così, con mio grande rammarico, riprendiamo lo stesso sentiero dell’andata, il n. 402 e ci incamminiamo per il ritorno, godendo di una continua vista sulla valle che non è niente male.

Stanchi ma soddisfatti ci rimettiamo in auto per andare in hotel. La nostra curiosità, quando si parla di hotel, è sempre alta perché, pur prenotando su booking.com dove si possono vedere foto e leggere recensioni, noi siamo come San Tommaso che non ci crede finché non ci mette il naso. Ma l’hotel Villa Alpina di Cortina non ci delude, in accogliente e caldo stile alpino, con una camera amplissima e dotata di ogni comfort, dove le luci della doccia cambiano colore ogni pochi minuti.


Ma la ciliegina sulla torta è senz’altro la vista che si gode dal balcone. Una verdissima vallata immediatamente a ridosso dei monti in parte coperti dalle nevi perenni dà l’impressione di essere davanti ad una cartolina d’autore. Scatto una foto che mi fa sentire davvero come un affermato fotografo.

25 Ottobre 2019 – Lago di Sorapis
Era nostra intenzione, oggi, recarci alle tre Cime di Lavaredo ma, essendoci già stati, preferiamo andare al lago Sorapis, poco lontano da Cortina. E’ un piccolo lago famoso per l’azzurro delle sue acque e di cui abbiamo sentito spesso parlare. Non che mi aspetti chissà che lago, anche perché, spesso, i laghi di montagna sono solamente ben fotografati e pubblicizzati in modo da enfatizzarne la grandezza e la bellezza. Però abbiamo letto che il percorso per arrivarci è molto vario, con qualche salita impegnativa e anche un piccolo tratto attrezzato e perciò decidiamo di andarci. Da Cortina, in pochi minuti, arriviamo al Passo Tre Croci, da dove parte l’unico sentiero che porta a questo lago, il n. 215. Il primo tratto è facile, ben segnato e circondato da alti alberi che in questa stagione offrono un’esplosione di colori dalle sfumature gialle, rosse, arancioni e marroni.

Il dislivello da coprire è di circa 250 metri e incontriamo qualche salita abbastanza impegnativa e perfino un facile tratto attrezzato dove è meglio aiutarsi col cavo d’acciaio ma il panorama è talmente avvincente che fa passare la fatica in secondo piano.




Ogni tanto ci guardiamo attorno, meravigliandoci della bellezza di questi luoghi. In lontananza scorgiamo anche il lago di Misurina, conosciuto anche come “Perla delle Dolomiti”, il più vasto bacino naturale del Cadore.


In circa 2 ore raggiungiamo il lago di Sorapis che, come immaginavo, non ci regala grandi emozioni. E’ molto piccolo e, essendo già completamente in ombra, non risalta come forse potrebbe essere se illuminato dal sole. L’acqua è azzurro chiaro ma non è così limpida come mi aspettavo. Personalmente ho trovato molto più bello il viaggio che l’arrivo.

Vicinissimo al lago c’è il Rifugio Vandelli, che ora è chiuso ma che ci dà l’opportunità di sederci a mangiare i nostri panini spaziando con la vista sul lago di Misurina e sulle cime tutto attorno.

Ci mettiamo subito sulla strada del ritorno perché vogliamo riuscire ad arrivare al lago di Misurina prima che il sole se ne vada. In circa un’ora e mezza raggiungiamo la macchina e da lì al lago sono pochi minuti. Avevamo già sperimentato l’arrivo al lago qualche anno fa in bicicletta. Ricordo che stavamo percorrendo la ciclabile che attraversa il Cadore e che avevamo deciso di fare una deviazione fino a questo lago che non avevamo mai visto prima. Dopo una faticaccia che ci aveva fatto quasi pentire della nostra scelta, all’improvviso, la salita era finita e ci si era aperta davanti una vasta zona pianeggiante di pascoli con mucche e cavalli e, immediatamente alla fine di questa piana, ci eravamo trovati di fronte a questo grande lago, incastrato tra le vette e i boschi che vi si rispecchiavano dentro, regalandoci una visione davvero indimenticabile.


Questa volta, nonostante ci arriviamo in macchina, la magia non cambia. Ciò che i nostri occhi vedono sembra immutato, aiutato anche da un sole splendente e da un cielo che così azzurro si vede solo in montagna. Ci ristoriamo in uno dei tipici bar che circondano il lago e cerchiamo di riempirci occhi e anima di questi colori che tra pochi minuti dovremo lasciare per ritornare a casa.

