Toccata e fuga in montagna!! San Martino di Castrozza e le sue pale – 1a parte – CIMA ROSETTA

Pale di San Martino

27 agosto 2019 – San Martino di CastrozzaRifugio Colverde – Cima Rosetta

Via, via, via…le previsioni del tempo per domani e dopodomani sono stupende e perciò, agendo d’istinto, apro Booking.com e prenoto per San Martino di Castrozza per il giorno dopo. Una sola notte perché le nuvole sembrano già essere in agguato e di stare in montagna col mal tempo non ci penso proprio. Due anni fa io e Miro (e Giotto, il nostro meraviglioso carlino) in una gita fuori porta di un solo giorno, avevamo già visitato questo bellissimo paese, passando per Fiera di Primiero e Transacqua, un paesetto dove io ero stata in gita scolastica (la mia più bella gita scolastica…VIVA LA TERZA B!!!) millenni fa.

Foto storica della III B – Anno?? Preistoria??

Dal centro di San Martino avevamo preso la funivia Col Verde che porta all’omonimo rifugio dove ci eravamo fermati a pranzare. Di lì parte un’altra funivia che porta a Cima Rosetta che, volendo, si può anche raggiungere a piedi. Ed era proprio questa la meta che ci eravamo prefissati di raggiungere se mai fossimo tornati qui. Perciò, già bardati con scarponi, racchette e zaini con i rifornimenti, partiamo verso le 7,30 per riuscire a sfruttare interamente questa giornata.  Appena arriviamo vicino a Fiera di Primiero ci sentiamo proprio in montagna, tipo Heidi, con vette e alpeggi tutto attorno e le tipiche case in legno con quegli incredibili balconi fioriti che così belli si vedono solo ad una certa altitudine. Poco prima delle 10 siamo davanti alla funivia dove c’è molta più gente di quanto ci aspettassimo ma troviamo un fortunoso parcheggio proprio sotto la cabinovia. La giornata è splendida e quando alziamo lo sguardo verso le montagne per metà già illuminate dal sole e per metà ancora all’ombra siamo felici di aver scelto il 27 agosto per essere qui. Ci sono solo delle leggerissime velature di nubi verso sinistra ma per il momento non ce ne preoccupiamo. La fila per il biglietto è scorrevole e in pochi minuti siamo seduti in cabina pronti a partire. Ricordo che due anni fa c’era anche Giotto seduto qui vicino a noi, lui che fino all’anno scorso ci seguiva dappertutto, dalle 52 gallerie del Pasubio, all’alpeggio di Campogrosso, alle creste del Summano, ai 16 km di Vallesinella e ai tantissimi sentieri che nei 10 anni della sua vita ha percorso assieme a noi. Però ora l’età e un po’ d’artrosi cominciano a farsi sentire e la mia cara mamma è ben felice di fargli da dog sitter, anche se a me piange il cuore non poterlo avere sempre appiccicato.

Il mitico Giotto sulla cabinovia verso Colverde – 2016

Con soli 10 minuti di cabinovia raggiungiamo il rifugio Col Verde, a 2000 metri, che offre un incredibile panorama su San Martino da una parte e sulle vette dall’altra, oltre ad un buonissimo cappuccino e ad una non trascurabile varietà di torte che ci preparano alla lunga passeggiata che ci aspetta.

Slurp!
Cabinovia Colverde

Il sentiero parte abbastanza ripido ma i numerosi tornanti ci aiutano nella salita che per il primo tratto passa tra verdissimi tratti erbosi.

Il contrasto tra il grigio e rosso delle rocce che ci sovrastano con il verde delle piante e l’azzurro del cielo sono quasi commoventi da tanto sono intensi.  

Ad un certo punto la funivia per Cima Rosetta ci passa sopra la testa…non tutti amano o possono camminare e quale modo migliore per arrivare in vetta?

Funivia per Cima Rosetta

Qui la vegetazione scompare per lasciare il posto alle rocce che a tratti sono anche scivolose. Aggiriamo una frana che dev’essere di vecchia data perché il Cai ha già segnalato con frecce e segnali il percorso alternativo. Qui comincia un lungo tratto diritto appoggiato al monte. Da lontano sembra uno di quei percorsi pericolosissimi del Sudamerica dove i bus passano risicando la montagna e rischiando ad ogni metro di cadere di sotto.

Verso Cima Rosetta

Per noi che siamo a piedi è largo più che a sufficienza ed è davvero entusiasmante percorrerlo fino ad incontrare delle funi che aiutano nella salita e che offrono maggiore sicurezza. Finita questa piccola via attrezzata, il sentiero si fa un po’ noioso, con un susseguirsi infinito di monotone rocce grigie ma, dopo circa 20 minuti, si apre uno scenario da cartolina con un’estesa piana sassosa e un sentiero segnato da entrambe le parti da piccole pietre che porta diritto al rifugio Rosetta, con i suoi caratteristici balconi bianchi e azzurri.

Rifugio Rosetta

Siamo a più di 2.500 metri di altezza e i canaloni delle montagne attorno sono ancora coperti della neve dell’anno scorso. Sulla destra c’è un’altra salita che porta ad una croce dove delle dense nubi bianche e grigie cominciano ad arrivare. Ci sediamo su una panchina in legno godendoci il calore del sole che sta per scomparire, così come facciamo sparire i panini che ci portiamo dietro da stamattina.

Facciamo quattro chiacchiere con una famiglia la cui bambina  non ne vuole sapere di tornare a piedi e, nonostante cerchiamo di descriverle il sentiero nel migliore dei modi, parlando della parte attrezzata, della possibilità di vedere i camosci e dell’entusiasmante panorama, lei proprio non ci sente. Leggo la delusione negli occhi del padre che morirebbe dalla voglia di unirsi a noi nella discesa ma, per buon vivere, sceglie di riprendere la funivia che hanno usato anche per salire. Però ci raccontano di essere saliti alla croce, avvisandoci che l’ultima parte è abbastanza impegnativa (sarà per questo che la bimba vuole tornare in cabinovia??). Salutiamo e andiamo a sperimentare di persona la difficoltà dell’ascesa. Sono circa 30 minuti di sentiero roccioso inframezzato da bellissimi scorci sulle montagne vicine.

Poco prima della croce dobbiamo aiutarci un po’ con le mani perché si cammina di traverso sulla roccia, ma niente di impossibile, ci sono perfino genitori con i bimbi nello zaino. Ci facciamo fare una foto sulla vetta da uno spagnolo che sembra un capriolo da quanto è agile e veloce nel salire e scendere dalle rocce. Sarà veloce anche nel fare la foto, visto che taglierà la punta della croce.

Scappiamo via subito perché le nubi e la nebbia non permettono di vedere il panorama sottostante e portano anche un po’ di freddo. Torniamo dallo stesso sentiero dell’andata perché, da buoni montanari, sappiamo che ciò che si vede all’andata è diverso da quello che si vede al ritorno, pur percorrendo la medesima strada. Mano a mano che ci abbassiamo la temperatura comincia ad alzarsi e le nubi a diradarsi, riusciamo perfino a stenderci su un prato a prendere il sole.

Soddisfatti per quest’altra meta raggiunta, arrivati a Colverde riprendiamo la cabinovia fino a San Martino dove saliamo in macchina e in pochissimi minuti arriviamo all’hotel Miramonti, carino, centrale e soprattutto con la possibilità di cenare a prezzo molto buono. La camera è molto grande e, soprattutto, ha due grandissime finestre che danno direttamente sulle pale di San Martino. Peccato che il sole sia già sceso ma sono certa che domattina la vista dei monti col sole del mattino sarà impagabile. Dopo la doccia usciamo perché vogliamo noleggiare la bici per domani.  Di solito ci portiamo le nostre ma questa volta, finalmente, sono riuscita a convincere Miro a provare una e-bike. Ci rechiamo da un noleggiatore che però stronca la mia felicità sul nascere…non ci sono più bici disponibili…Usciamo a cercarne un altro ma sappiamo che ce ne sono solo un paio e perciò rischiamo davvero di non trovare nulla. Percorriamo pochi metri e ci si avvicina un ragazzo in bicicletta (ora lo riconosco, è il noleggiatore di prima) che ci informa che si sono appena liberate 2 bici da un hotel convenzionato con lui. La mia felicità, appena fuggita, ritorna con noi al negozio dove prendiamo gli accordi per il noleggio. Ci facciamo dare anche qualche suggerimento sulle strade migliori e anche lui conferma ciò che avevamo già visto in internet: su, verso passo Rolle e poi il giro della Val Venegia. Affamati ce ne torniamo a cenare in albergo e prepariamo tutto per il giorno seguente che è solo il secondo ma già ultimo giorno.

TO BE CONTINUED….

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