
01 Luglio- Rethymno
È giunta l’ora di lasciare Chania, della quale manterrò sempre dei bellissimi ricordi, per dirigerci a Heraklion. Facciamo una sosta a Rethymno, che si trova in mezzo tra la città di partenza e quella di arrivo. Durante l’andata avevamo già dato una veloce occhiata ma oggi vogliamo scoprirla al meglio, dedicandole qualche ora. Quella che ci era sembrata una classica città di mare turistica alla moda adriatica, si rivela carinissima. Poco prima del centro storico c’è un grandissimo parcheggio dove troviamo facilmente un posto libero e da lì percorriamo circa 200 metri accompagnati da bei locali che, come in tutte le località di mare, offrono cibo a qualsiasi ora. Arriviamo al centro storico che con la sua imponente fortezza ci piace molto di più della parte più nuova. Ne approfittiamo per visitare la fortezza che è molto ben tenuta e che offre un bel panorama sul mare. All’interno ci sono degli spazi dedicati ai concerti o a eventi pubblici. Di giorno l’effetto si può definire bello ma di sera, con le luci e il mare proprio lì sotto, dev’essere assai coreografico. Peccato non poterlo vedere di persona.

Lasciamo la fortezza e ci addentriamo nel centro storico, anche questo, come Chania, disseminato di stretti vicoli con locali tipici ad ogni angolo.

Il lungomare del centro storico è simile a quello di Chania, con una gran quantità di bei locali disposti a ferro di cavallo sul bordo del mare.


Bello sì…ma dopo aver visto Chania è difficile rimanerne abbagliati, essendo Rethymno più piccola e un po’ più moderna. Però troviamo una locanda davvero carinissima dove ci regaliamo un pranzo leggero invidiando i nostri vicini di tavolo che probabilmente hanno deciso di provare l’intera cucina greca in un solo pasto.
Ripercorriamo a ritroso la strada, facendoci scappare l’entrata del parcheggio troppo presi dal guardare in giro. Dopo qualche avanti e indietro (del resto noi sbagliamo sempre strada almeno una volta per viaggio) ritroviamo l’auto e ci rimettiamo in strada, pronti a recarci nella città sicuramente più famosa di Creta, nonché sua capitale, Heraklion (chiamata anche Candia o Herakleio o Iraklio).
Heraklion

Abbiamo preferito prenotare due diversi hotel a Heraklion, perché fare sei notti in un hotel che magari non ci piace sono troppe. Così, per non rischiare, ne scegliamo due, il primo un po’ fuori dal centro con trattamento di mezza pensione e il secondo in pieno centro e vicinissimo al porto da dove dovremo prendere poi il traghetto per Santorini.
Volendo cambiare il noleggio dell’auto con una moto, rendiamo la macchina al porto come d’accordo con l’agenzia di noleggio e sperimentiamo per la prima volta i mezzi pubblici di Creta. Uscendo dal porto non troviamo nessuno a cui chiedere informazioni, c’è solo un uomo sulla settantina un po’ trasandato e con un dente sì e uno no. Avevamo letto nei forum che non ci dovevamo aspettare molte persone parlanti inglese ma io ci provo lo stesso e …sorpresa!! Mi risponde in un maccheronico ma chiarissimo inglese, spiegandomi benissimo dove si trova la fermata dei bus e perfino il numero dell’autobus che arriva ad Amoudara, la zona dove si trova il nostro l’hotel…thank you very much!
Arriviamo al Georgia hotel nel tardo pomeriggio e ci lasciamo subito entusiasmare dalla camera ampia, dal bel giardino con una piccola piscina e dall’arredamento in legno bianco della terrazza esterna dove ci verranno servite colazione e cena.

Ceniamo proprio a bordo piscina con una tipica e veramente buona zuppa di fagioli alla greca(ne avremmo mangiato due piatti) e del pasticcio fatto con la pasta che non ci fa impazzire. Avremmo preferito assaggiare la famosa moussaka (pasticcio molto simile alla nostra parmigiana di melanzane) ma speriamo arrivi nei prossimi giorni.
Chiediamo un po’ di informazioni per il noleggio del motorino al titolare dell’hotel che però ci consiglia vivamente di prendere un’auto e ci dà un sacco di informazioni sulle attrazioni dell’isola aiutandosi con una mappa. Ci riserviamo di decidere la mattina dopo perché non siamo molto convinti di prendere l’auto. Il girovagare in moto è diventato per noi sinonimo di vacanza, di divertimento e di libertà e ci dispiace non poter provare anche qui questa meravigliosa sensazione.
Siamo a circa 5 km dal centro di Heraklion e, per stasera, preferiamo rimanere nei dintorni. Amoudara è un piccolo villaggio di mare che si sviluppa lungo un’unica strada con molti hotel e locali. Ciò che non manca sono le agenzie di noleggio così proviamo a vedere se riusciamo a spuntarla col motorino, ma anche qui ce lo sconsigliano, sia per le distanze che per i costi. Ma perché mai nessuno vuole darci una moto? Dicono che le strade sono pessime, soprattutto quelle per arrivare alle spiagge ma, più di tutto, dicono che gli isolani guidano come matti. Sarà vero? Decidiamo che forse è meglio scoprirlo nell’interno più sicuro di un’auto piuttosto che allo sbaraglio in moto. Ci accordiamo per la mattina successiva e raccogliamo dal gestore un altro bel po’ di informazioni su quest’isola che sembra davvero avere attrazioni senza fine.
2 luglio – Spiaggia di Agia Pelagia

Agia Pelagia la scegliamo perché è a soli 15 km da noi e perché tutti ce ne hanno parlato bene. La strada principale corre spesso sopra il mare offrendo scorci incantevoli. Cominciamo a scendere verso la spiaggia fino ad un parcheggio dove, con pochi euro, possiamo parcheggiare e avere pure, mostrando lo scontrino, uno sconto sulla consumazione nel vicino ristorante. Bel sistema!
La prima impressione non è affatto buona. La spiaggia è cortissima con un’unica fila di sdrai vicinissimi tra loro. Il caldo è soffocante e non c’è un filo d’aria, però ci sono dei bei locali, tra i quali ne spicca uno, l’Almyra, tutto bianco e azzurro, che è lo stesso convenzionato con il parcheggio. Mi rifiuto di fermarmi qui ma vedo un sentiero sulla sinistra con delle rocce piatte a picco sul mare che mi sembrano più invitanti dei lettini. Ci andiamo e siamo piacevolmente accolti da una leggera e rinfrescante brezza. Ah…qui sì che si sta bene, sarà anche meno morbido ma sicuramente lo preferiamo. Entriamo immediatamente in acqua che è molto invitante, pulitissima e trasparente, come in tutte le spiagge di Creta che abbiamo visto finora. Miro sparisce per fare l’esploratore e scopre un sentiero che passa dietro un lussuoso hotel e che si spinge fino all’altro lato degli scogli, dove, attraverso una scalinata, si può arrivare ad una spiaggetta semideserta. Ci andiamo assieme, passiamo tra bellissime piante e stupendi scorci fino a rituffarci in un mare che qui è ancora più blu. Poco lontano ci sono un paio di barche attraccate e arrivano anche un paio di kayak.

La nuotata e la passeggiata ci hanno fatto venire fame e la visione dell’Almyra con quella sua atmosfera di mare sembra volerci far desistere dall’intenzione di mangiare solo la frutta che ci eravamo portati. Ci accomodiamo e facciamo alcune delle più belle foto fatte durante queste vacanze. L’azzurro del mare sullo sfondo e le ombre create dal pergolato del ristorante creano un effetto davvero scenografico.


Dulcis in fundo…il cibo. Ordino una semplice insalata che si rivelerà una scelta più che azzeccata. Misticanza, noci e perfino dei pezzi di pesca essiccata faranno di questo piatto una bontà. Il polipo di Miro e il pane pita non saranno da meno.
Prima di tornare a Chania andiamo a visitare Fodele, un paesetto non lontano, famoso per avere dati i natali al pittore El Greco, che io adoro. Il paese è molto piccolo ma caratteristico, con qualche taverna tipica e dei minuscoli negozi di souvenir. Sarà perché non c’è quasi nessuno in giro ma l’atmosfera è un po’ spenta. Ci sarebbe anche un piccolo museo dedicato a El Greco ma preferisco soprassedere perché Miro mi sembra cotto e non voglio approfittare della sua pazienza.

La sera andiamo finalmente a Heraklion, una città che mi incuriosisce per le contrastanti reazioni che scatena. C’è chi la definisce troppo moderna, chi troppo caotica, chi meravigliosa, chi tradizionale, chi troppo commerciale e via così. La prima cosa che penso quando ci arrivo è che è molto diversa da Chania, molto più moderna ma a suo modo bella. Mi lascio abbagliare immediatamente dai tanti negozi e dalla vivacità della sua piazza centrale, ricca di locali arredati con gusto e negli stili più disparati, dai più moderni e minimalisti ai più ricchi di particolari e legati alla tradizione greca. C’è un’incredibile viavai di gente, soprattutto giovani, quasi tutti in gruppi numerosi e allegri. Passiamo davanti al palazzo del Comune, in tipico stile veneziano e sapientemente illuminato in modo da metterne in risalto la bellezza. Proprio di fronte scopriamo un simpaticissimo locale chiamato Hansel e Gretel dove preparano i golosissimi trdlo, un tipico dolce cecoslovacco che abbiamo assaggiato pochi mesi fa nel nostro viaggio a Praga. Lo staff indossa uniformi a tema, con camice a sboffo e colorate salopette. Mando subito una foto alla cousin Marina per ricordarle il viaggio che ha condiviso con noi a Praga. Un ragazzo gentile mi dice che posso anche entrare e fare tutte le foto che voglio ma declino l’invito giusto per non cadere nella tentazione di affogarmi in questo squisito dolce.


Continuiamo il nostro peregrinare verso un forte brusio di gente e scoviamo una stretta stradina popolata all’inverosimile di persone che cenano all’esterno di locali di ogni tipo: birrerie, bracerie, pizzerie, pasticcerie e chi più ne ha più ne metta, la scelta non manca.
La prima impressione di questa città è positiva ma mi riservo di viverla un po’ di più un altro giorno, magari arrivando prima e con i negozi ancora aperti. Si dice che sia la città dello shopping e non posso andarmene senza capire se questa sia o no una verità.
3 Luglio – Malia beach, Spinalonga, Kolokitha beach, Villaggio di Plaka

Oggi “itineriamo”. La prima tappa è Malia Beach. Parto un pò prevenuta perché, leggendo qualche informazione, risulta essere la classica spiaggia per giovani con musica a tutto volume e un bel po’ di confusione. Non c’è nulla di male ma la nostra ricerca va al di là della classica lingua di sabbia con moto d’acqua che sfrecciano ovunque e file infinite di ombrelloni dove ci si accalca. Però, si sa, qualche volta le recensioni sbagliano sia in positivo che in negativo e comunque sono sempre a discrezione dei gusti di chi scrive. Preferiamo sincerarci di persona prima di esprimere giudizi.
La strada che costeggia la spiaggia di Malia è molto lunga e nella parte centrale i giudizi letti rispecchiano la realtà. Quad che spuntano dappertutto, gente che parcheggia in modo selvaggio e pedoni che attraversano a destra e sinistra, facendoci letteralmente passare la voglia di avvicinarci alla spiaggia. Proseguiamo per il lungo litorale scegliendo un luogo più tranquillo. Ci imbattiamo in alcune baie semi deserte delimitate da pietre e facciamo una lunga passeggiata sopra delle rocce scurissime, a tratti quasi nere.

C’è una bella e grande anfora del 1600 esposta lungo la spiaggia con la relativa spiegazione del perché della sua forma. Pur non essendomi mai posta la domanda del perché alcune anfore siano fatte a gradini esternamente, ora scopro che questo impedisce alle formiche di risalirne la superficie. Sarà anche una semplice cosa ma scoprirla qui, in mezzo a questa spiaggia semi deserta di Creta, rende la passeggiata interessante.

L’acqua è invitante, limpida e fresca e col caldo che fa è un richiamo a cui non ci si può sottrarre. Sott’acqua ci sono delle vecchie lastre piatte di pietra, testimoni, forse, di un antico porto.
Ci rimettiamo in strada e raggiungiamo l’isola di Kalydon, unita a Creta da un istmo che parte vicino a Elounda, un vivacissimo paese a nord-est di Creta. Imbocchiamo una strada bianca che indica una spiaggia e avanziamo per qualche km, senza avere idea di cosa troveremo. Incontriamo degli altri avventori che tentano di parcheggiare tra sabbia e rocce facendoci pensare che tale spiaggia dev’essere degna di nota. Non senza difficoltà parcheggiamo anche noi e imbocchiamo una disagevole discesa. Sotto di noi il mare ha incredibili sfumature di blu, mettendoci le ali ai piedi. Quando ci arriviamo di fronte rimaniamo estasiati. Ho visto mari trasparenti, azzurri, quasi bianchi, verdi ma un azzurro così intenso non l’avevo mai visto.


Non c’è una vera spiaggia ma rocce dove possiamo appoggiare le nostre cose e spogliarci in fretta perché ad un’acqua così non si può resistere. Non c’è molta gente tra le rocce ma diverse imbarcazioni che portano qui i turisti per fare il bagno e il barbecue. Peccato non aver potuto approfittare di una bella grigliata preparata direttamente fronte mare su delle griglie giganti che quando arriviamo noi sono ancora fumanti. Vediamo ragazzini entusiasti che non stanno nella pelle per la voglia di tuffarsi e adulti muniti di macchine fotografiche e cellulari rapiti da questa incredibile visione. Noi, non diversi da loro, ci tuffiamo e, appena usciamo, moriamo dalla voglia di rituffarci ancora, nel tentativo di imprimerci in tutto il corpo la sensazione che questo posto ci dà. Scopriremo poi che il nome di questa spiaggia è Kolokitha e ci stupiremo non poco di non trovarla menzionata tra i più bei luoghi di Creta. Faticosamente risaliamo all’auto ma ci giriamo in continuazione per imprimerci nella mente l’incredibile visione che stiamo lasciando sotto di noi.

La nostra prossima meta è Spinalonga, una piccola isola situata proprio di fronte a Kalydon al cui centro i veneziani costruirono, verso la fine del 1500, una possente fortificazione atta a controllare il traffico marittimo. Dopo varie traversie, la fortezza divenne un lebbrosario. Ora è disabitata e si può raggiungere in battello da vari porti di Creta. In verità non ci interessa andarci ma solo vederne la maestosità, caratteristica che la rende uno dei poli turistici più famosi di Creta.

Un buon punto per ammirarla è da Plaka, un tipico paesino di pescatori, tutto bianco e azzurro, pieno di negozietti di souvenir e deliziose locande appoggiate sul mare.

Gli hotel e le ville sono pochi ma lussuosi, con una spettacolare vista sulla baia e su Spinalonga. Qui, per la prima volta in vita mia, vedo i poveri polipi appena pescati appesi ad asciugare come panni appena lavati, con le mollette a pizzicarne i tentacoli e l’acqua salata gocciolante sul tipico terreno di calce e pietra grigia.

4 Luglio – Palazzo di Knosso – Fortezza veneziana – Museo archeologico

Oggi ci si accultura! A soli 5 km da Heraklion ha sede il palazzo di Knosso, la testimonianza più maestosa della civiltà minoica, la civiltà più antica d’Europa. Ma, al di là della sua importanza storica, ciò che affascina me è l’essere legato alle leggende di Minosse, Dedalo, Icaro e del labirinto dove viveva nascosto il minotauro. Ma proprio mentre siamo in fila per acquistare i biglietti, faccio un’amara scoperta….non esiste un labirinto vero e proprio, è la struttura stessa del palazzo che con la sua superficie di 22.000 mq, i diversi piani e la sua pianta complessa e intricata, lo faceva paragonare ad un labirinto. Già mi immaginavo persa tra le vecchie mura a cielo aperto, in cerca della giusta direzione per trovare una via d’uscita…Pazienza, dimentichiamo la leggenda e rimaniamo coi piedi per terra.
Il palazzo è stato in gran parte distrutto da numerosi terremoti ma in alcune parti è stato fedelmente ricostruito, permettendo ai visitatori di apprezzarne le enormi colonne e gli affreschi dal caratteristico colore rosso, oltre al teatro scavato nella pietra e ai magazzini, anch’essi scavati nel terreno. La collina su cui sorge sembra essere la base di un sito archeologico di dimensioni eccezionali, non ancora rinvenuto per la mancanza di fondi. Devo dire che, leggenda a parte, l’atmosfera è davvero incredibile. Dalla collina si domina la pianura e il contrasto tra il colore rosso delle colonne, il verde degli alberi e l’azzurro del cielo, rende il tutto molto piacevole.

Manca, inoltre, quella solita aria calda e afosa che contraddistingue le visite ai siti archeologici, sostituita da una leggera e graditissima brezza che ci accompagna anche nella nostra prossima visita alla fortezza veneziana di Heraklion, che raggiungiamo attraverso una piacevole passeggiata dal porto. È maestosa e molto ben conservata, sia all’esterno che all’interno, dove ci sono vecchi reperti e immagini illustrative. La parte più bella è senz’altro la terrazza da dove si godono 360 gradi di splendido panorama sul porto. Devo solo lottare con la gonna che si alza in continuazione; mi sento un po’ Marilyn in “quando la moglie è in vacanza”…

Con solo 1 euro in più (mi sembra impossibile, in Italia questa sarebbe una cosa impensabile), assieme al biglietto per il palazzo di Knosso, si può acquistare anche il biglietto per il museo archeologico di Heraklion , dove sono conservati tutti i reperti rinvenuti nel palazzo stesso assieme ad altre tantissime testimonianze della civiltà minoica. Non visitarlo sarebbe come arrivare a 100 metri dal mare senza andare in spiaggia. Non ce lo facciamo scappare e ne saremo contenti perché è veramente esaustivo ed interessante.

Stasera si cambia hotel. Ci fermiamo in centro all’hotel Kronos, carino, un po’ impersonale ma funzionale e comodo, a pochissimi passi dal centro da una parte e dal porto dall’altra. Ciò che mi stupisce è il parcheggio che, come in tutta Creta, è libero. Ci sono pochissimi divieti di sosta e il parcheggio non è quasi mai a pagamento, al primo buco che trovi butti dentro la macchina e sei sicuro che non troverai multe di nessun tipo.
Ci prepariamo in fretta perché lo shopping ci aspetta. Confermo assolutamente che Heraklion si presta benissimo a quest’attività. Ci sono negozi di brand greci quali BSB e Sugarfree con abiti e costumi incredibilmente belli e a prezzi buonissimi. Come resistere? Le commesse, poi, sono tutte affabili e gentili e questo sicuramente aiuta. Tra tanti negozi moderni c’è anche un vicolo dove si trova il mercato tradizionale, con manufatti in legno, oggetti decorativi, dolci e liquori tipici, prodotti a base di olive e tanto altro. La voglia di comperare tutto è forte ma abbiamo ancora uno spostamento da fare, da Heraklion a Santorini, e non vogliamo caricarci troppo le valige.
Nel nostro peregrinare avevamo adocchiato il Minos restaurant, in via Dedalou, con una terrazza rialzata che ci era piaciuto assai, anche perché riportava a lettere cubitali un menu molto invitante. Lo ritroviamo e veniamo accolti dalla simpaticissima proprietaria che ci guida al nostro tavolo. E qui, finalmente, provo la moussaka. Miro prende un coreografico spiedino di carne con del tzatziki (salsa fatta con yogurt, cetriolo e aglio) e il nostro tanto amato pane pita. Sebbene sia un pane tipico, non sempre si trova nei ristoranti. Noi ci proviamo sempre a chiederlo e quando lo troviamo ci sentiamo come un bambino al quale viene offerta la caramella. Mangiamo benissimo e alla fine faccio i complimenti alla proprietaria promettendole di menzionare il suo ristorante sul mio blog, se lo merita.


5 luglio – Chrissi Island

In ogni nostro viaggio c’è sempre una giornata che ci sembra sprecata e oggi sarà proprio una di quelle. Avremmo dovuto ascoltare la cara Lidia che ci consigliava caldamente la spiaggia di Vai, situata nell’estremità a nord-est dell’isola, però la distanza ci sembra troppa e optiamo per l’isola di Chrissi, affascinati anche dalla traversata in barca e dalle recensioni più che positive. Raggiungiamo Ierapietra, una città a circa 100 Km da Heraklion, molto carina e turistica e unico punto d’accesso per Chrissi. Troviamo comodamente un parcheggio auto da dove possiamo anche acquistare il biglietto per la barca. Siamo fortunati perché arriviamo pochi minuti prima delle 10,30, orario della partenza , perciò non dobbiamo aspettare neanche un minuto. Pensavo fosse una meta quasi sconosciuta ma mi devo ricredere immediatamente vista la quantità di gente stipata in battello, quasi si fatica a trovare un posto a sedere.

Dopo 40 minuti di traversata (dove se si è fortunati si possono vedere anche i delfini…fortuna che noi non abbiamo…) sbarchiamo su questa piccolissima isola disabitata lunga soli 5 km e larga uno e mezzo che si trova nel mar Libico. Ci accolgono subito dei lettini con ombrelloni in rafia e un piccolo bar. Avendo però letto che la spiaggia più bella, la Golden beach, è dall’altra parte, attraversiamo l’isola passando per una rada foresta di cedri libanesi fino a trovare degli altri lettini con ombrelloni e una lunghissima spiaggia semi deserta. Fa un caldo terrificante, l’aria sembra quella uscita da un phon professionale messo al massimo e la sabbia è così bollente che si fatica a camminare anche con le ciabatte. Il mare è piuttosto mosso e per Miro, che ama il mare piatto, è preferibile tornare indietro, dove l’acqua sembra più calma. Come al solito prendiamo due lettini che poi non useremo e partiamo alla ricerca degli angoli più suggestivi, camminando sopra un mix di sabbia e rocce. Devo ricredermi sulla prima impressione non molto buona perché l’acqua è davvero stupenda, con le infinite sfumature dal verde più chiaro al blu più acceso. Dei tanti turisti che sbarcano, ce ne sono pochissimi che si spingono più in là delle due spiagge attrezzate, senza sapere che si perdono il meglio. Proviamo ad imprimere nelle foto questi fantastici colori, passando tra radi e secchi cedri che riescono a sopravvivere nonostante questo clima rovente e ci tuffiamo a goderci quest’acqua incontaminata.



Alle 15,30 il battello riparte e noi siamo all’imbarco puntualissimi, pronti a lasciare quest’angolo che per qualcuno può sembrare un paradiso ma per noi no. Facciamo una passeggiata nel lungomare di Ierapietra che sarebbe anche carino, con tantissimi negozi e locali ma, sarà per la vicinanza all’Africa o perché non tira un filo di vento, non si riesce a respirare. Anche il semplice camminare richiede uno sforzo enorme. Optiamo per un gelato invece del caffè ma né quello, né l’intero litro d’acqua gelata offertaci al bar riesce a farci sentire meglio. Preferiamo tornare verso Heraklion, dove speriamo di trovare un po’ di refrigerio. Ed è così, appena scendiamo dall’auto ci sentiamo rinfrescati. La piacevolissima brezza che già avevamo sperimentato nei giorni precedenti, continua a farci buona compagnia.
La sera ci concediamo una cena in un ristorante lungo il porto dove avevamo già adocchiato piatti abbondanti e succulenti. Scopriamo un altro piatto tipico, i gamberi saganaki, arricchiti da pomodorini e feta sbriciolata…una bontà! Che ricchezza di nuove ricette da portare e sperimentare in Italia!

6 luglio – Agia Pelagia

Siamo un po’ stanchi di girare a destra e a manca e perciò decidiamo di ritornare nella spiaggia più vicina a Heraklion, ad Agia Pelagia. Mi immergo immediatamente in questa fantastica acqua e mi guardo placidamente attorno, condividendo la gioia di chi, come me, si illumina vedendone i colori, dalle famiglie tedesche con i ragazzini coraggiosi che si tuffano ovunque e che, nonostante la loro indole fredda, si lasciano sfuggire esclamazioni di pura gioia, alle coppie di fidanzati incuranti degli altri, che si stendono sulle rocce e si abbracciano felici. Tra tutto questo guardare, scorgo un angolo isolato, non molto lontano, con una roccia sporgente e due lettini di legno che sembrano chiamarmi. Incuriosita, esco dall’acqua e provo a raggiungerli, rifacendo lo stesso sentiero della volta precedente, ma spingendomi più oltre. E qui scopro uno degli angoli più belli di Creta. Cammino attraverso un curatissimo giardino che fa parte di un lussuoso resort, passando per buganville e piante meravigliose da una parte e incredibili scorci di mare dall’altra e che mi porta fino alla roccia che vedevo dal mare.

I due grandi lettini di legno stanno lì, liberi, pronti per accogliere i turisti che entro breve arriveranno ad occupare le vicine suite, sapientemente nascoste tra gli alberi. Davanti si apre una visione a tutto tondo di un incredibile mare interrotto ogni tanto dagli scogli che donano all’acqua un’infinita varietà di sfumature.

Corro a chiamare Miro perché non posso non condividere questa visione paradisiaca. Esploriamo anche il giardino, dove ogni tanto, tra la rigogliosa vegetazione, si aprono delle terrazze in legno che regalano ognuna una diversa angolazione del mare.

Ci soffermiamo anche a guardare i bungalow del resort immersi nel verde che recano su ogni porta un nome diverso, scoprendo, curiosamente, che sono tutti nomi russi.…eh si, sono loro i nuovi ricchi!

Affamati dalla lunga passeggiata torniamo all’Almyra, dove abbiamo mangiato anche la volta scorsa. Oggi però è sabato e c’è molta più gente, forse è per questo che la mia buonissima insalata con le pesche essiccate risulta, oggi, molto più ridotta e preparata con meno attenzione. Però, il cappuccino che bevo dopo (Miro sorride perché solo i tedeschi ordinano il cappuccino alla fine del pranzo…in verità anche durante) mi fa rivalutare alla grande questo ristorante. Non buono, di più! E io me ne intendo di cappuccini.

Salutiamo a malincuore questo angolo di paradiso sapendo che non lo rivedremo più e riprendiamo la macchina. Ci fermiamo a fare benzina ma qui vengo colta dal panico perché non trovo il portafoglio. Svuoto borsa, tasche, cerco sotto i sedili, in mezzo agli asciugamani, ovunque ma niente, è proprio perso! Cerco di ricordare quando l’ho usato e l’unica alternativa è l’averlo lasciato al ristorante. Cerco in fretta il numero e provo a chiamare ma il numero risulta occupato. Dopo pochi minuti di interminabile attesa riprovo e chiedo se è stato ritrovato. La ragazza che mi risponde mi mette in attesa per avere il tempo di chiedere e passano altri interminabili secondi, alla fine dei quali parlo con un’altra persona rispiegando il tutto. L’attesa è lunga ma alla fine mi dicono che, sì, c’è! L’avevo lasciato proprio lì, forse presa dal cappuccino o dalle ultime foto, non so. Torniamo indietro come razzi e riempirei di baci la cameriera che me lo riporta, da quanto sono felice per non essermi rovinata la vacanza con lungaggini burocratiche per la perdita dei documenti, oltre che per i soldi, chiaro! L’insalata oggi non sarà stata un granché ma la correttezza di avermi reso intatto ciò che avevo perso mi fa amare ed ammirare questo posto più che mai. E stasera, si festeggia, offro io!!!

To be continued….
