
30 aprile 2019– Riva del Garda – Escursione alla chiesetta di Santa Barbara – Sentiero n. 404
Il lago di Garda è sicuramente il lago più bello che io abbia mai visto, disseminato da nord a sud e da est a ovest di piccoli paesi e borghi di una bellezza infinita. Il mio centro preferito è sicuramente Riva del Garda, situato all’estremo nord del lago e regno di velisti, ciclisti e non solo. Io e Miro, abitandoci a circa un’ora e mezza, l’abbiamo già visitato e vissuto varie volte ma ancora non conosciamo tutte le sue attrattive. Questa volta ci concediamo due giorni invece del solito avanti e indietro in giornata perché vogliamo dedicarci al trekking il primo giorno e alla bici il secondo. Prenoto all’hotel Bellavista, in pieno centro storico, un tipico hotel dotato di bellissime e ampie camere, di una spa e perfino di una terrazza solarium.

Bisogna però considerare che il centro di Riva si trova proprio a ridosso del monte Rocchetta e il sole, già verso le 16-17 del pomeriggio tende a scomparirci dietro. Per godere del sole fino a tardi bisogna spingersi più verso il vicino paese di Torbole, altro bel borgo, paradiso dei surfisti.
Parcheggiamo auto e bici al parcheggio di via Monte Oro, subito dopo il centro, nella strada che va verso Limone (altro adorabile paese in riva al lago) che è proprio il punto di partenza del sentiero che vogliamo fare oggi, il numero 404, che ci porterà alla chiesa di Santa Barbara, passando per un vecchio bastione difensivo, fino all’altezza di circa 600 metri.
Appena lo imbocchiamo ne rimaniamo affascinati. Ci ritroviamo in una bella e ben tenuta stradina in ciottoli immersa nel verde tipico del lago, con la sua grande varietà di sempreverdi e soprattutto di meravigliosi cipressi, alberi che ci accompagneranno sempre nelle nostre escursioni qui.


Un tornante dopo l’altro proseguiamo sempre con una discreta fatica data la pendenza del percorso ma non ce ne curiamo perché ad ogni nuova curva c’è la vista spettacolare del lago e di Riva del Garda che ci fa compagnia

Dopo poco incontriamo il bastione, ora parzialmente distrutto ma che offre una terrazza panoramica per i primi scatti fotografici (beh…i primi non tanto…avrò già fatto una decina di foto…).


La stradina di ciottoli ora si trasforma in strada bianca e in alcuni punti in sentiero con grossi sassi a fare da scalini per aiutare l’ascesa.

Si possono anche vedere le impressionanti tubature, oggi in disuso, che dal monte portavano l’acqua al paese. Mi fanno venire voglia di entrarci e di arrivare a tutta velocità giù in fondo, come nei film avventurosi di Indiana Jones.
Dopo circa un’ora arriviamo a Capanna Santa Barbara, un simpatico rifugio dove ci fermiamo a berci un caffè fatto da un altrettanto simpatico gestore che lo prepara ancora alla vecchia maniera, con la moka. Che buono! Mi sembra di essere a casa mia davanti al mio caffelatte mattutino. Tra i tanti turisti che incontriamo, i russi la fanno da padroni. Eravamo abituati ad incontrare quasi esclusivamente tedeschi e invece quest’anno i russi sono sicuramente in numero maggiore. Le turiste russe sono un po’ comiche. Probabilmente poco avvezze alle passeggiate di montagna, si vestono con le mise più bizzarre, quali camicie leopardate, leggins con il pizzo sotto ai pantaloncini sportivi, scarpe da ginnastica brillantinate e così via.

Da qui intravediamo la chiesa. Ricordo che l’anno scorso, durante una passeggiata in centro, io e Miro ci eravamo soffermati a guardare verso la montagna, chiedendoci cosa mai fosse quel puntino luminoso che sembrava sospeso nella nulla. Ora lo sappiamo e stiamo per arrivarci. Rinforzati dal caffè ci avviamo per gli ultimi minuti di cammino ed arriviamo alla chiesetta. E’ molto piccola ma suggestiva con il suo candore che contrasta con la roccia retrostante e con gli immancabili cipressi a farne da contorno.

Il panorama è davvero stupefacente: il lago con tutti i suoi porticcioli ed insenature, appena più in là le verdi colline e subito dietro le montagne, qualcuna ancora con la cima innevata a fare da contrasto all’azzurro del cielo.

Peccato che il sole si sia già nascosto dietro il monte e cominci a fare fresco, costringendoci ad andarcene quasi subito.
Però, prima di ritornare giù, siamo curiosi di andare a vedere la Ferrata dell’Amicizia che risale le ripide pareti del monte Rocchetta e termina a cima Sat. Sappiamo che è una delle più frequentate dell’arco alpino e difatti incontriamo numerosi escursionisti muniti di imbragatura e caschetto. Noi oggi non siamo attrezzati per completarla ma ci togliamo la voglia di vedere com’è e di farne un piccolo pezzo. Riusciamo a farcene un’idea e pensiamo che debba essere davvero entusiasmante, tutta a picco su Riva, con questa imponente parete e questi pioli, funi e scale che portano a 1260 metri e ad un panorama sui monti circostanti e sul lago che sicuramente toglie il fiato.


Per oggi va bene così, ci siamo riempiti gli occhi di così tanta bellezza che ci basta e avanza, almeno fino a domani.
Ritorniamo per la stessa strada dell’andata. Essendo gran camminatori, abbiamo scoperto che, pur facendo lo stesso percorso sia all’andata che al ritorno, sembra sempre di fare due percorsi differenti. Ciò che si vede non è mai uguale a quello che si è visto qualche ora prima. Così ci godiamo appieno anche il ritorno, con l’obiettivo di raggiungere il sole che sembra sempre essere un metro avanti a noi, ma che sembra così difficile da raggiungere perché ad ogni nostro passo la montagna ce ne nasconde un po’.
Ci incamminiamo nel lungolago, ricco di scorci davvero incantevoli con i battelli che arrivano e che emettono un suono tipico quando partono, con gli edifici storici che abbelliscono un luogo già naturalmente bello, con le palme e i cipressi che si specchiano nell’acqua e con noi che non ci perdiamo neanche un angolo di questa meravigliosa città.

La sera, dal terrazzo della nostra camera, che da una parte guarda il lago e da un’altra la montagna, ci soffermiamo qualche minuto spostando lo sguardo dalle calmissime acque del lago al buio della montagna, verso quel punto luminoso che ora riconosciamo e che oggi è stato davvero una piacevole scoperta.

1° Maggio – da Riva del Garda al Lago di Ledro – SENTIERO DEL PONALE

Qualsiasi sito internet si guardi documentandosi su Riva del Garda, c’è un luogo di cui si legge spesso: il sentiero del Ponale. E devo dire che il primo posto nella classifica se lo merita tutto! Collega Riva del Garda con il lago di Ledro e si può fare sia a piedi che in mountain bike. Sempre meglio informarsi prima sui periodi di chiusura per manutenzione perché sarebbe davvero un peccato essere da quelle parti e non riuscire a farlo. Per noi è una tappa annuale imperdibile e nostra ciclabile preferita.

Essendo qui già da ieri, abbiamo lasciato le bici in macchina, al parcheggio Monte oro che si trova vicinissimo alla partenza del sentiero del Ponale, denominato D01 e che inizia sulla destra subito dopo la centrale idroelettrica, di fronte al centro di Riva, sulla strada per Limone. Difficile sbagliarsi, dato l’elevato numero di persone che vi si dirige.
Il primo tratto è davvero ripido ma si addolcisce quasi immediatamente, pur rimanendo sempre in salita. Impossibile non rimanere estasiati già dai primi metri. Il panorama che si apre davanti agli occhi è veramente unico. Le acque del lago sulla sinistra disseminate da una moltitudine di vele bianche e la strada, interamente scavata nella roccia, intervallata da passaggi in galleria a passaggi a picco sul lago. Mano a mano che si prosegue il panorama diventa ancora più bello perché si apre ancora di più su tutto il territorio circostante, con le rive del lago e i suoi porticcioli, le barche con le loro vele immacolate, il verde delle colline vicine e le montagne a fare da contorno a tanta bellezza.
Ogni tanto ci fermiamo per qualche foto ma anche per riempirci gli occhi. Pedalare su questo fondo sassoso e lasciarsi distrarre mentre dall’altra parte arriva magari un ciclista scatenato che scende come un razzo (fortunatamente rari) può essere pericoloso. Preferiamo perciò prenderci i nostri tempi e stare sul sicuro.


Dopo circa 20 minuti, sulla sinistra incrociamo un sacco di persone, tutte in attesa di rifocillarsi nell’unico bar presente nel percorso, il Belvedere che, con la sua terrazza panoramica, si merita davvero il nome che ha.

Poco più avanti si incontra un bivio che solitamente porta i pedoni a sinistra e i ciclisti a destra. A sinistra si prosegue verso Pregasina passando per un piazzale panoramico dove svetta la statua dedicata a Regina Mundi. Qualche anno fa, quando io e Miro abbiamo fatto questa ciclabile per la prima volta, abbiamo (come spesso capita) sbagliato strada e siamo finiti proprio a Pregasina, che è una piccolissima frazione del comune di Riva del Garda ma dove c’è un ristorante che accoglie i ciclisti affamati con piatti di pasta di misure pantagrueliche. Bello riempirsi la pancia con della sana e buona pasta italiana ma poi, voler arrivare comunque a Ledro con tre etti di pasta in pancia è tutt’altro che confortevole…
Tornando al percorso, i ciclisti scelgono solitamente di andare verso destra, sulla strada ora chiusa al traffico, che porta al lago di Ledro. È una vecchia strada asfaltata che corre lungo la montagna e che offre ancora per qualche chilometro una spettacolare vista sul lago.



Arrivati ad una galleria, usciamo sulla strada provinciale per pochi metri per poi rituffarci immediatamente sulla ciclabile che qui cambia completamente, immergendosi in una stretta stradina di sassi accompagnata per tutta la lunghezza da un tipico ruscello di montagna e da piccole cascate immerse nel bosco.

Alla fine di questo tratto la ciclabile diventa nuovamente asfaltata e assai impegnativa, con qualche rampa dove i ciclisti meno allenati devono rassegnarsi a scendere. Noi no! Ci mettiamo tutto il fiato che abbiamo ma non molliamo. Fino all’anno scorso c’erano un paio di tratti davvero impegnativi ma, con la manutenzione del 2018, sono stati addolciti e reso meno ripidi. In verità questo ci ha creato un po’ di disappunto perché riuscire a fare l’ultima rampa in sella alla bici, anche quando la ruota davanti si alzava a causa della grande pendenza, era per noi una sfida che, se vinta, ci regalava sempre una gran soddisfazione. Però anche così com’è ora non è male e il cinque ce lo battiamo comunque, ce lo siamo meritati.
E ora via, verso il lago di Ledro che ci accoglie con le sue acque verdissime e l’incredibile visione verso le montagne che lo sovrastano. Non stanchi decidiamo di fare anche il giro del lago, 10 km quasi interamente pianeggianti di pura bellezza, dai curatissimi prati verdi dove si può stendersi al sole, al piccolo e carinissimo borgo che dà il nome al lago, ai numerosi chalet tipici disseminati ovunque, ai ristorantini tipici dove potersi rifocillare godendo della vista del lago e del tepore del sole…un vero paradiso.

Approfittiamo della bellissima giornata e ci godiamo anche noi un po’ di sole prima di rituffarci sulla strada del ritorno che è divertimento puro, con le sue discese miste tra asfalto e sassi e la temperatura mite che ci accompagna fino a Riva del Garda dove ci riprendiamo la nostra cara automobile e ce ne ritorniamo stanchi e felici verso casa.




