Viaggio itinerante tra Thailandia e Malesia – 4à parte – Langkawy

Sunset in Langkawy
Langkawy – Malaysia

Venerdì 18 gennaio –Langkawy

A malincuore oggi diciamo addio alla Thailandia. Però partiamo alla scoperta di un altro bellissimo paese, la Malesia. Quando il nostro pick up ci lascia al porto ci viene da dire “see you” ma sappiamo che non sarà così. Il traghetto parte puntuale e le 2 ore che ci separano da Langkawy scorrono veloci, anche grazie alla TV, che passa un bellissimo cartone che racconta la storia di un piccolo toro, Ferdinand. È ambientato in alcuni paesi della Spagna che abbiamo visitato e i disegni sono così reali che mi sembra di ritornarci. 

Arriviamo a Kuah, dove si trova il porto di Pulau Langkawy, l’isola maggiore dell’omonimo arcipelago che conta più di 90 isole e che condivide per gran parte il mar delle Andamane con la Thailandia. Muoviamo i nostri primi passi in terra malese e, dopo le solite prime formalità come cambio denaro e acquisto scheda telefonica, ci dirigiamo all’esterno dove troneggia la Dataran Helang, la statua di una grande aquila con le ali spiegate simbolo di questa città. Langkawy, infatti, significa aquila marrone. È davvero maestosa, e raccoglie sotto di lei un buon numero di turisti che la immortalano nelle loro foto ricordo. Ci ripromettiamo di tornarci di sera, vogliamo vederla illuminata dal tramonto.

Dataran Helang – Kuah – Langkawy

Per spostarci in taxi, ci era stato consigliato da due ragazzi conosciuti a Chiang Rai, di scaricare l’app di Grab, l’equivalente di Uber in Italia. Bisogna avere una Sim del paese perché i tassisti richiedono un numero di telefono in caso debbano contattarti o chiamarti per avere chiarimenti sul punto del pick up. Si scarica l’app sul cellulare e poi si seguono le istruzioni. Il tutto è davvero facile e veloce, così come si rivelerà essere il servizio. Super economico, velocissimo e comodissimo. Facciamo qui la nostra prima prova e andrà benissimo. Arriviamo subito in hotel, il più economico tra quelli scelti per l’intero viaggio. Si trova a circa 5 km dal porto ma ha il vantaggio di avere parecchi scooter a disposizione. La camera è grande anche se il bagno ha la doccia aperta, senza nessuna protezione. Da qui deriva che la doccia non la facciamo solo noi, ma l’intera stanza.

Partiamo subito in motorino alla scoperta di quest’isola.  L’isola si estende per quasi 500 km quadrati perciò va esplorata giorno per giorno. Cominciamo da Kuah, dove eravamo sbarcati qualche ora prima. A parte l’aquila simbolo della città, qualche piccolo night market sparso qua e là e qualche lussuoso hotel, questa città non offre granché. Notiamo subito la gran quantità di donne col velo e le numerose bancarelle che li vendono. Ce ne sono di tutte le fogge e colori: chiari, scuri, colorati, con disegni fantasiosi e con brillantini. Le stoffe sono dalle più semplici alle più preziose, equivalgono a quello che può essere da noi un qualsiasi indumento alla moda. Le donne li indossano sempre, anche sotto il casco quando vanno in motorino. È la loro cultura e, dopo un primo momento di sorpresa, ci si fa l’abitudine.

Ci fermiamo a mangiare e per la prima volta non troviamo la birra. Qui siamo in terra musulmana e le tasse sulla vendita di alcolici sono piuttosto pesanti. Essendoci però anche una parte di popolazione non musulmana, alcolici e birra si trovano ma costano cari.

Petrol station in Kuah

Sabato 19 gennaio – Seven Wells Waterfall

Il motivo principale per cui siamo su quest’isola è quello di vedere lo Sky Bridge. Si trova sulla seconda cima più alta di Langkawy ed è un ponte sospeso lungo 125 metri e dalla forma curva, che promette una vista mozzafiato.  Il solo modo per arrivarci è con una cabinovia lunga circa 2 km che parte all’interno di un piccolo villaggio orientale pieno di locali e negozi di souvenir. È davvero l’unico modo per arrivarci perché non ci sono sentieri né nessun’altra via.  Le foto che abbiamo visto ci hanno fatto attendere questo momento con grande impazienza. Perciò, facciamo colazione in fretta e, a bordo del nostro caro scooter, ci facciamo l’ora di tragitto che ci separa da questa attrazione malese.

Non ci sono molte indicazioni per raggiungerlo ma, bravi noi, stavolta abbiamo il navigatore sul cellulare e arriviamo giusti davanti all’entrata. Durante il tragitto riusciamo a vedere lo Sky Bridge  in lontananza e ci sentiamo come due bambini che stanno per andare alle giostre. Troviamo un parcheggio motorini che, con nostra sorpresa, è quasi interamente libero. Mentre ci apprestiamo a parcheggiare incrociamo due ragazzi russi o giù di lì, che, bofonchiando, si infilano il casco e si preparano a partire. Curiosi, chiediamo se sono stati allo Sky Bridge e ci rispondono che è chiuso per il troppo vento….EH?? Non ci posso credere e chiedo nuovamente ma poi guardo su e, effettivamente, vedo che NON vedo le cabine che si muovono e allora capisco la triste realtà. Entriamo lo stesso nel villaggio e arriviamo fino alla partenza della cabinovia speranzosi che il vento si sia calmato e che si possa partire. Ma ad ogni nostra richiesta ci viene risposto che non si sa quando riaprirà perché il vento in quota è davvero forte. A questo davvero non avevamo pensato ma è inutile stare qui a perdere tempo, non è che insistendo si riesca a partire. Il nostro programma di viaggio è fitto e abbiamo già l’alternativa pronta, le Seven Wells Waterfalls, delle grandi cascate poco lontane dallo Sky Bridge. Per arrivarci bisogna percorrere una lunga scalinata immersa nella foresta, ad una temperatura che sfiora i 30 gradi. Sottolineo i gradi non tanto per noi che amiamo il caldo, ma per la giovane coppia di arabi che incrociamo.  Lui in pantaloncini e maniche corte, lei completamente coperta dal burqua. Ad ognuno le sue considerazioni, ma a me bolle ancora il sangue.

Ad un certo punto c’è una deviazione, a sinistra si raggiunge la Telaga Tujuh, la cascata più alta mentre a destra si raggiungono le seven wells waterfalls, ossia 7 differenti vasche naturali dove si può anche fare il bagno. Deviamo a sinistra e arriviamo alla prima cascata, molto alta ma, essendo stagione secca, non molto ricca d’acqua. Però è comunque suggestivo vedere queste altissime rocce dove la gente prova ad arrampicarsi per fare le foto più accattivanti, cosa che anche noi non manchiamo di fare. Ci dirigiamo verso le altre cascate e improvvisamente, dagli alberi vicini, saltano fuori delle simpatiche scimmiette. Una di loro, con mio iniziale spavento, punta immediatamente la bottiglietta in bella vista nella tasca laterale del mio zaino e mi si avvinghia alle gambe. Ma io ho Miro, mio eroe, che subito interviene in mia difesa. Da allora in poi qualsiasi oggetto commestibile e non sarà all’interno dello zaino. Tra spaventi, risate e foto, raggiungiamo la seconda meta. Le cascate non sono molto grandi, così come le vasche dove c’è anche qualcuno che fa il bagno e che usa le lisce rocce grigie come uno scivolo per passare da una vasca all’altra. Penso che durante la stagione umida dev’essere un vero spettacolo. Ora un po’ meno, anche se c’è un bel ponte panoramico da dove si vede la foresta sottostante. Andiamo ancora un po’ avanti e scopriamo un sentiero che in due ore porta alla vetta della montagna. La voglia di addrentarvisi è tanta ma i cartelli di pericolo relativi a scorpioni, ragni e bestie varie ci fa desistere.

Telaga Tujuh Waterfall

Langkawy ha diverse spiagge ma quella dove si concentra maggior turismo è Pantai Chenang, a sud dell’isola. Ci dirigiamo lì e percorriamo la lunga strada che costeggia il mare. Somiglia un po’ alle strade del nostro lungomare adriatico, con negozi, alberghi, noleggi di auto e moto, agenzie turistiche, ristoranti, bar e così via. La differenza è che qui si vede spesso in bella mostra il cartello “qui non si vendono alcolici”…

Mango sticky rice in Pantai Chenang

Fa davvero caldo e la curiosità di vedere la nostra prima spiaggia malese, assieme alla speranza di trovare un po’ di brezza marina, ci spingono verso il mare. Ci ritroviamo in una lunga spiaggia bianca ben attrezzata con lettini, ombrelloni e numerosi chioschetti.  Il colore dell’acqua ci delude un po’. Il fondo è di sabbia fangosa e ciò rende l’acqua abbastanza torbida. Non ci facciamo molto caso anche perché abbiamo fame e pensiamo a trovare del buon cibo, riservandoci di esplorare la spiaggia un altro giorno.  Mangiamo in riva al mare dove la brezza ci fa compagnia e poi decidiamo di andare a visitare l’acquario che si trova proprio lì a pochi metri e che è una delle più importanti attrazioni di quest’isola. Ci sono davvero moltissime specie di pesci sia d’acqua dolce che salata, piccoli, medi, grandi e grandissimi; troppo simpatici i pinguini e un po’ inquietanti gli squali ma tutto molto, molto bello.

Acquarium – Langkawy

Ritorniamo in hotel e ci rendiamo conto che se vogliamo trovare la camera in ordine dobbiamo sempre appendere il cartello “please clean up” sulla porta della camera. In Malesia funziona così. Noi eravamo abituati a metterlo solo se non volevamo essere disturbati invece qui bisogna appenderlo proprio per il contrario. Sarà per questo fatto, sarà perché l’hotel è poco silenzioso e la colazione non è un granché o semplicemente sarà perché questa zona di Langkawy (da noi chiamata “la tristissima Kuah”) non ci piace, ma decidiamo di cambiare albergo. Ci rimarremo 3 notti invece che 6. Le ultime 3 le faremo a Pantai Chenang così almeno vedremo qualche anima viva uscendo per strada.

Domenica 20 gennaio: Geopark e Tanjung Rhu Beach

Oggi vogliamo immergerci completamente nella natura e qui a Langkawy c’è un parco classificato geopark dall’Unesco per il suo incredibile patrimonio geologico, il Kilim Geoforest Park. Si estende per circa 100 km e al suo interno ospita foreste di mangrovie, paludi, cave naturali, piccole spiagge incontaminate e colline di roccia carsica appoggiate sul mare. Guardandosi attorno si possono vedere aquile, scimmie, coccodrilli e pesci. Il modo migliore per esplorarlo è con la barca, con la possibilità di scegliere tre percorsi di durata e costi diversi. Noi scegliamo l’intermedio, che dura 2 ore e che ci porterà a vedere la Bat Cave, dove ci sono i pipistrelli, la foresta di mangrovie con le sue scimmiette, il volo delle aquile e il floating market. Prendiamo una barca tutta per noi, senza capire che, aspettando l’arrivo di qualche altro turista, avremmo potuto condividere la spesa. Quasi tutte le altre barche portano da 6 a più persone e ci chiediamo cos’avranno mai da guardarci incuriositi. Ci avranno preso per una coppia di ricconi che non si vuole mescolare all’altra gente…mah…falsissimo!! Però un vantaggio c’è, possiamo chiedere al nostro timoniere di fermarci a farci fare le foto più assurde anche dove gli altri tirano diritto e possiamo chiedergli di accelerare o rallentare a seconda dell’interesse che ci suscita un tal posto o un altro. Ritrovarsi a navigare nello stretto di Malacca, in mezzo a queste rocce coperte di una verdissima vegetazione mescolata alle grandissime mangrovie e con le aquile che volteggiano sopra le nostre teste, sarà davvero entusiasmante. Ci fermiamo anche in un piccolo villaggio galleggiante dove un ragazzino si propone come guida per farci conoscere i pesci ma, appena si rende conto che non ci interessa, ci lascia perdere per dedicarsi ad altri turisti.

Kilim Geoforest Park

Finita questa piacevolissima gita, ci dirigiamo verso una delle più belle spiagge di Langkawy, Tanjiung Rhu Beach, situata nella punta più a nord dell’isola e vicinissima al Geopark. E’ poco frequentata e la sabbia, pur non essendo finissima, è di un bel colore chiaro. La spiaggia è quasi interamente libera, a parte un resort che ne occupa una parte e pochi chioschetti. Fatta eccezione per l’andirivieni delle barche del vicino Geopark, regna una pace assoluta, il che ne fa un luogo perfetto per una lunga passeggiata o per un momento di relax all’ombra della folta vegetazione. Il mare non è bellissimo, dato il fondale un po’ melmoso, però l’acqua è pulita e i faraglioni che spuntano ogni tanto in mezzo al mare regalano una visione bellissima. Poco prima del tramonto, la marea si abbassa e permette di raggiungerli a piedi attraverso lunghe lingue di sabbia. E’ questo il momento in cui la spiaggia si anima di più, richiamando i turisti ad ammirare e a vivere personalmente questo fenomeno naturale e, almeno per me, suggestivo.

Tanjiung Rhu Beach

Come concludere questa bellissima giornata? Ci lasciamo consigliare dal proprietario del nostro hotel che ci offre anche un buono sconto per un ristorante molto carino di Kuah. Il locale è davvero bello, con lanterne colorate appese ovunque e la possibilità di mangiare in una passerella direttamente sul mare. Non conosciamo ancora bene la cucina malese e ci lasciamo guidare dalle invitanti foto sul menu. Non so esattamente cosa abbiamo mangiato ma era buono e tanto basta.

Having dinner in Kuah

Lunedì 21 gennaio –  Sky Bridge e Pantai Chenang

Lasciamo il nostro hotel per trasferirci nella più movimentata Pantai Cenang. Chiamiamo il taxi con Grab e, come sempre, il servizio è puntuale ed economico. Appena arrivati nel nuovo hotel facciamo telefonare allo Sky Bridge per vedere se oggi la cable car funziona. Risposta positiva! Benissimo, finalmente, dopo 3 giorni a Langkawy, riusciamo ad andarci. Noleggiamo un motorino e ci precipitiamo verso la meta, terrorizzati che si alzi nuovamente il vento e ci tocchi rinviare ancora. Mentre percorriamo la strada, cominciamo ad intravedere in lontananza la cable car con le sue cabine che vanno avanti e indietro e questo ci rincuora. E finalmente, eccoci qua, con il biglietto tra le mani e pronti a fare la fila per percorrere questi pochi chilometri che ci separano dallo Sky Bridge. Miro non ama i luoghi chiusi e tanto meno le altalene ma, con suo grande sollievo, non dondoliamo molto dentro le cabine e il tragitto è breve, circa 20 minuti in cui assaporare il paesaggio circostante e quello che ci aspetta. Saltiamo la prima fermata che porta ad un primo punto panoramico per andare dritti alla cima. Scesi dalla cabina, ci aspetta una breve discesa di scalini in mezzo alla vegetazione che ci porta direttamente al ponte. Oooh, eccolo lì, in tutta la sua bellezza, grandezza e, soprattutto, altezza. È proprio come ce lo immaginavamo, una lunga serpentina in mezzo alla natura che offre una vista mozzafiato sull’arcipelago malese. Le foto e i video si sprecano. In qualche punto ci sono anche delle piattaforme trasparenti che offrono una visione suggestiva sul lontanissimo suolo sottostante. Ce lo percorriamo una, due, tre volte. Sappiamo che non ci ritorneremo mai più e vogliamo goderne appieno….e così facciamo! Sulla cabina per il ritorno conosciamo una famiglia di tedeschi che è arrivata fino al ponte senza però percorrerlo, spaventati dalle vertigini. Farsi 20 minuti di dondolante (anche se poco) cabinovia per poi perdersi il meglio….mah..

Sky Bridge – Langkawy

Ci fermiamo a pranzare al villaggio orientale che si trova proprio sotto la cable car e scopriamo come si mangia il Tom Yum, una piccantissima zuppa a base di pesce che viene usata per condire il riso bianco. Ci ripromettiamo di provarla alla sera e lo faremo. Sottolineeremo più volte “no spicy, no spicy” ma il fuoco e le fiamme che arriveranno ai nostri palati ci faranno intendere che le nostre raccomandazioni non sono servite a nulla.

Martedì 22 gennaio: Gunung Raya

Oggi ci attende la più alta cima di Langkawy, il Gunung Raya, un monte alto circa 800 metri sulla cui cima, a detta dei forum letti, ci dovrebbe essere una torretta panoramica dove si può salire per vedere l’arcipelago di Langkawy e bere un buon thè. Percorriamo un pezzo di costa e, appena imbocchiamo la salita, la strada si fa quasi deserta. A parte due signore che fanno trekking e vogliono arrivare in cima a piedi, incroceremo si e no 2 auto e un paio di motorini. La strada non è molto ben tenuta ma il paesaggio circostante con le altissime piante e la vegetazione tipica della Malesia è davvero entusiasmante. Riusciamo anche a vedere due buceri, con le loro piume gialle e il becco lunghissimo e i famosi langur dagli occhiali (carinissime scimmie che sembrano indossare occhiali bianchi). Dopo circa 40 minuti di strada arriviamo al view point, che non è sulla cima ma circa 2 km prima. Ci fermiamo e devo dire che questa visione da sola vale tutta la strada fatta. Un numero indefinito di piccole isole di ogni forma e misura si stende a perdita d’occhio sotto di noi, piccole, grandi, lunghe e rotonde, in tante piccole macchie verdi in mezzo al blu del mare. Dallo Sky bridge avevamo già visto l’arcipelago di Langkawy ma qui l’occhio riesce ad averne una visione ancora più ampia e completa.

Gunung Raya

Ci avviamo verso la cima. Troviamo un parcheggio ma è tutto desolato. Pensiamo che forse chi viene a Langkawy per il mare non ha voglia di salire fin quassù solo per il panorama. Individuiamo la famosa torretta che però reca un bel cartello che avvisa della momentanea chiusura. C’è anche una brutta struttura in cemento, sicuramente ciò che resta di un vecchio ristorante.  Incontriamo dei ragazzi di Kuala Lumpur muniti di super macchine fotografiche, anche loro delusi di non poter vedere il panorama dalla torretta. Noi però li indirizziamo al view point e siamo sicuri che lì le loro super macchine faranno scintille.

L’aria si fa fresca e non c’è più nulla da vedere, perciò ritorniamo al caldo del mare. Noleggiamo due lettini e ci regaliamo una lunga passeggiata in spiaggia, tra altissime palme e bei localini dove possiamo assaporarci un succo fresco al suono della musica reggae.


Pantai Chenang Beach


Mercoledì 23 gennaio: Skytrex

Ieri siamo stati così bene in spiaggia che stamattina decidiamo di ritornarci. Scopriamo un delizioso angolo ventilato sotto le palme dove ci stendiamo prima di tuffarci nella nostra prossima avventura. È da quando siamo qui che notiamo la pubblicità dello Skytrex, un percorso in mezzo alla giungla, attraverso passaggi di legno, ponti e scivolate su funi sospese, imbragati e messi in sicurezza con moschettoni e attrezzatura varia. Così, armati di biglietti, pantaloni lunghi e spray antizanzare, ci avviamo entusiasti verso questa nuova esperienza. I percorsi sono 3: facile, medio e difficile. Nonostante continuino a consigliarci il difficile, stiamo sul medio, per la prima volta mi sembra più che sufficiente. Dobbiamo perfino compilare un modulo dove dobbiamo scrivere il numero di telefono di un familiare da contattare in caso di emergenza…questa poi!! (Hello, Zaltron Filippo speaking? We’re calling from Malesia. Do you know Miss Mondin Cinzia?…) Quasi mi viene da ridere ma un numero va obbligatoriamente messo e Filippo è senz’altro la mia scelta.  Ci facciamo imbragare e una simpatica guida ci dà le prime istruzioni. Ci chiede anche se vogliamo dargli il nostro telefono per farci le foto lungo il percorso.  Bene, ora siamo pronti. I primi passaggi sono impegnativi, in mezzo a ponti di legno dove bisogna fare attenzione a dove mettere i piedi per non cadere o in mezzo a funi dove ti incastri in continuazione ma, giunti davanti al primo volo sospeso mi viene da pensare a chi mai me l’abbia fatto fare. Respiro a fondo e ….via!!! WOW!!! La sensazione è bellissima, un po’ come volare ma….in sicurezza… essendo seduta sull’imbragatura. Non vedo l’ora di andare avanti. Il percorso continua in mezzo alla foresta e ai suoi altissimi alberi. A circa metà percorso raggiungiamo il punto più alto e possiamo vedere da vicino la punta degli alberi più alti della foresta malese. La nostra guida ci precede e ci fa una moltitudine di foto, ridendo con noi delle nostre espressioni tra il buffo e lo spaventato. È davvero entusiasmante, un ricordo che porterò sempre con me.

Skytrex in Langkawy

Stanchi ma felici ce ne ritorniamo ancora un po’ in spiaggia per vedere il tramonto. Scopriamo una parte di Pantai Chenang che non avevamo mai visto, piena di hotel lussuosi e bei locali. Ci fermiamo in uno di questi che ci conquista per la posizione seminascosta e per i cuscinotti bianchi e azzurri posti sulla spiaggia proprio di fronte al tramonto. Ce ne stiamo qui un bel po’ a godere di questi incredibili colori.  Ci sono delle piccole nuvole rosa che ogni tanto si spostano e fanno mutare il colore del cielo dall’ azzurro al blu e al viola. Penso sia uno dei più bei tramonti mai visti in vita mia e sarà anche l’ultimo qui a Langkawy visto che domani si parte per Penang.

Sunset in Pantai Chenang

To be continued….

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