Viaggio itinerante tra Thailandia e Malesia – 2à parte – PHUKET

Mercoledì 9 gennaio –  Si va al mare!! Phuket

Phuket

Siamo in Thailandia e dopo i monti e le foreste del nord abbiamo proprio voglia di mare. Con un taxi prenotato la sera prima ci rechiamo all’aeroporto di Chiang Rai per trasferirci a Phuket che dista più di 1000 chilometri È un piccolo ma ben organizzato aeroporto, non dobbiamo neanche mostrare il biglietto, l’hostess registra il passaporto ed è tutto fatto. Per spostamenti più lunghi di 300 chilometri, l’aereo è il mezzo più comodo ed economico. Ci sono voli a qualsiasi ora e a qualsiasi prezzo. Essendo voli interni bisogna solo fare attenzione al peso dei bagagli ma c’è sempre la possibilità, pagando una piccola differenza, di includere bagagli in stiva del peso desiderato.

Prima di imbarcarci compriamo una scheda telefonica tailandese, siamo stanchi di sbagliare strada e perderci in giro per questi paesi sconosciuti. Esistono tariffe di ogni genere e costo, giornaliere, settimanali, mensili, con telefonate e senza, con giga illimitati, ecc., ecc. Non sono affatto costose e ci accorgeremo, nei giorni successivi, che saranno soldi molto ben spesi.  

L’aereo è puntualissimo, decolla addirittura con 10 minuti di anticipo. A parte il costo esagerato per una bottiglietta d’acqua, il volo è perfetto. All’uscita dall’aeroporto veniamo investiti dall’aria caldissima del primo pomeriggio assieme al solito nugolo di tassisti. L’aeroporto si trova a circa 35 km da Patong, la spiaggia di Phuket che abbiamo scelto per il nostro soggiorno e ci sono varie possibilità per arrivarci. La più conveniente è un pulmino condiviso che ci affrettiamo a prendere. L’affrettarsi ha poco senso perché scopriremo poi che finchè il pulmino non è pieno non parte. Ringraziamo il fatto che Phuket sia un aeroporto molto frequentato e che, dopo circa 30 minuti di attesa, dopo mugugni e lamentele da parte di tutti, arrivino 2 signore che occupano gli ultimi posti. Ma dopo neanche 200 metri il pulmino si ferma, tra altri mugugni e lamentele, e ci viene spiegato che dobbiamo scendere per dare alle segretarie del vicino ufficio, gli indirizzi degli hotel dove andremo a soggiornare. Qui le lamentele si placano. Come già detto, l’organizzazione dei trasporti tailandesi è eccezionale. Un pulmino condiviso, economico, comodo all’uscita dell’aeroporto e che ti porta direttamente a destinazione non si può proprio criticare.

L’hotel che avevamo scelto ci aveva colpito per le buone recensioni, per il prezzo ma anche per il nome: Enjoy. È una delle mie parole preferite e mia grande filosofia di vita.

Veniamo accolti dal proprietario, il simpatico Francesco, un italiano che vive qui già da qualche anno e che condivide la proprietà dell’hotel con la giovane moglie tailandese. Tra loro comunicano in inglese perché lei parla poco italiano e lui conosce pochissime parole in tailandese. Nonostante la differenza di età sono una bella coppia. Durante la nostra permanenza ci accompagneranno anche a vedere un bellissimo tramonto in un ristorante in collina dove ci offriranno un aperitivo e la loro piacevole compagnia.  

Enjoy Hotel – Francesco e Ami

La posizione dell’hotel è ottima. Pur essendo vicinissimo al centro si trova in una strada tranquilla e poco rumorosa, cosa assai importante vista la vivacità del cento di Patong, un po’ assonnato durante le calde ore del giorno, ma scatenato durante le ore notturne. Siamo affamati e ci precipitiamo dentro il primo locale che incontriamo. Io non so resistere al mango sticky rice, fette di mango fresco accompagnate da riso bianco al latte di cocco, una squisitezza!

Giovedì 10 gennaio – Patong beach

Partiamo alla scoperta della spiaggia di Patong. Quando si parla di Thailandia, ci si aspetta spiagge dalla sabbia immacolata, acqua trasparente e paesaggi mozzafiato. Beh…non sempre è così. Perlomeno non è quanto si possa dire di Patong beach. File di sdrai in affitto, acqua non certo trasparente e moto d’acqua ovunque. La cosa bella è la fila di palme che costeggia la strada da una parte e la spiaggia dall’altra, interrotta dai chioschi che offrono frutta, cibo e massaggi. Del resto, questa è la zona più affollata di Phuket, il primo posto che le agenzie turistiche propongono. Ci sono hotel, B&B, ostelli e night market ovunque. Vi si trova anche Bangla Road, una via che, con la sua nightlife, non ha niente da invidiare alle più famose Khaosan o Patpong Road di Bangkok. Locali che offrono cibo, drinks, musica, massaggi e compagnia. Frotte di donne e ragazzine che ballano nei locali con la musica a tutto volume, qualcuna più disinibita, qualcun’altra che non sa ancora come muoversi sul palo della lap dance, ragazzi e ragazze che chiamano i passanti offrendo qualsiasi tipo di divertimento, folle di turisti incuriositi e divertiti alla vista di tanta vivacità.

Patong beach

Phuket è questo ma è anche tradizione, col suo gigantesco Buddha bianco che sovrasta la città, è shopping con i market di merce contraffatta, è buon cibo con i suoi night market e ristoranti situati in ogni angolo ed è mare stupendo con le sue numerose spiagge disseminate lungo la costa.

Buddha Bianco – Phuket

Venerdì 11 gennaio – Freedom Beach

L’anno scorso non avevamo avuto il tempo di visitare tutte le spiagge di Phuket ma quest’anno ce n’è qualcuna che non vogliamo farci scappare. Una di queste è Freedom beach, consigliataci dalla nostra amica Luciana e vista da lontano solo di sfuggita. Ci si può arrivare in barca, partendo da Patong beach, oppure in motorino o a piedi. Il passaggio in barca risulta essere tutt’altro che economico e perciò affittiamo nel nostro hotel un motorino ad un prezzo buonissimo.  Chiediamo un po’ in giro ma nessuno ci sa dire dove sia questa spiaggia. Non che ci aspettassimo una grande insegna luminosa con la scritta “welcome” però un minimo di indicazione pensavamo di trovarla. Finalmente, dopo aver fatto avanti e indietro più volte, un ragazzo ci indica la strada di accesso. Parlare di “strada” è un eufemismo. È un sentiero abbastanza largo ma distrutto dal tempo e dalle intemperie. Fortunatamente Miro è abile con le due ruote e riusciamo a mantenerci in piedi per tutto il tragitto che, dalla strada principale, sarà di circa 4-5 km. E finalmente ecco la scritta!!  Freedom beach, ti abbiamo trovata. Avevamo letto nei vari forum che l’entrata era a pagamento ma a noi nessuno chiede niente e perciò, dopo aver parcheggiato il motorino, ci incamminiamo. Il solo modo per arrivare al mare è scarpe comode e gambe in spalla, giù per un bellissimo sentiero in mezzo alla foresta con circa 250 scalini di terra e qualche corda d’aiuto per le parti più ripide. Incrociamo dei ragazzi russi che si avventurano con le infradito…arriveranno? Noi sì che ci arriviamo. Siamo quasi in fondo al sentiero e si apre una visuale meravigliosa. Il mare è davanti a noi. Siamo ancora in mezzo al verde e perciò il contrasto tra le verdissime palme e l’azzurro del mare è incredibile. Avanziamo ancora e, unica pecca di questo luogo, vediamo immondizie abbandonate negli angoli del sentiero e in spiaggia, soprattutto sotto alle piante, proprio dove ci si potrebbe riparare dal sole cocente. Non è un bel vedere ma allontanandosi di qualche metro la situazione migliora. La spiaggia è quasi candida e, poco lontano dalla discesa ci sono perfino degli sdrai in affitto e un chiosco che funge da bar/ristorante. La spiaggia non è affollatissima e l’acqua è calda e trasparente. Riusciamo a trovarci un angolino con un po’ d’ombra e conosciamo una coppia di ragazzi italiani che sono arrivati dal centro di Patong a piedi, guidati da Google Maps. Noi non ci avevamo pensato, avremmo potuto risparmiarci l’andirivieni precedente. Potenza della tecnologia! Però un vantaggio c’è. Loro hanno pagato l’entrata perché sono scesi attraverso un sentiero parallelo al nostro, noi no. Non tutto il male viene per nuocere, mai esistito proverbio più vero.

Verso Freedom beach
Freedom beach – Phuket
Freedom beach

Ci spostiamo per fare delle foto e, assieme a bellissimi scorci dominati dagli scogli e da una piccola baia, scopriamo quello che dev’essere stato un vecchio ristorante, ora in disuso. È davvero un peccato perché, essendo leggermente rialzato dal mare e costruito in mezzo a palme e alberi di ogni genere, regala un’atmosfera e una vista sul mare che sono qualcosa di unico.

Freedom beach

Dopo tanta bellezza bisogna pure ritornare e la salita, complici il caldo e la “dura” giornata al sole, non è affatto facile. Però rimane comunque di grande fascino, con le palme piene di banane e le grosse corde ormai consumate che danno al tutto un aspetto così selvaggio.

Coming back from Freedom beach

Ci ributtiamo nella caotica Patong e ci informiamo per il battello per Koh Lipe, nostra prossima meta. Lungo le strade del centro ci sono decine di chioschi che prenotano e organizzano viaggi e gite e, dopo aver chiesto di qua e di là ci rendiamo conto che il prezzo e il modo per arrivarci è uguale per tutti: pick up in albergo fino al porto di Phuket e poi traghetto di 5 ore circa fino a Koh Lipe. Mai avere fretta per queste trattative! Infatti, quando meno ce l’aspettiamo, ci imbattiamo, lungo una strada laterale del centro, in un’agenzia molto curata, con personale parlante un buonissimo inglese e con un’aria molto più professionale di quanto abbiamo visto finora. Bingo, il prezzo è buono, riusciamo a risparmiare una buona cifra e le condizioni sono le stesse. Io e il mio leggerissimo pareo ci becchiamo 15 minuti di aria condizionata a palla ma ne vale la pena.

È giunta l’ora di provare il night market di Patong. Indecisi su dove fermarci, data la grandissima offerta, ci lasciamo convincere da un tailandese che parla italiano e che possiede un chiosco dove fanno bella mostra pesci di ogni genere e dove il cibo viene cotto al momento. Noodle, riso e pesce buonissimi! È divertente sedersi su queste tavole da sagra di paese dove l’igiene non è il vocabolo principale e i tovaglioli, forniti dietro richiesta, possono anche essere rotoli di carta igienica. Però l’atmosfera è qualcosa di unico, si può incontrare gente di ogni tipo e nazionalità; giovani, vecchi, savi, matti, e via così. Conosciamo proprio lì due signori italiani che vengono qui da 30 anni. Sono in un bell’hotel con ogni comodità, amano il caldo, le lunghe passeggiate e il mare cristallino e, nonostante abbiano girato e apprezzato mezzo mondo, ogni tanto tornano qui. Approfittiamo della loro conoscenza dell’isola per farci dare qualche consiglio per il giorno dopo.

Night market – Patong

Sabato 12 gennaio – Nai Harn Beach

Dietro consiglio dei signori di ieri sera, partiamo in sella al nostro motorino, alla volta di Nai Harn Beach, la spiaggia più a sud dell’isola. Per arrivarci passiamo per tutte le più belle località balneari di Phuket, quali Karon beach, molto amata dagli europei e Kata, zone più tranquille di Patong e forse più consigliabili per una vacanza con i bambini e per chi non ama la troppa confusione. Gli alberghi sono molto belli, così come i negozi e i ristoranti, si può trovare anche del buon caffè e del cibo un po’ più occidentale, le spiagge sono attrezzate e calme, anche se il mare non è limpido come a Freedom o Paradise beach. Procedendo verso la nostra meta gli edifici e il traffico si diradano per lasciare posto alla lussureggiante vegetazione e troviamo un piccolo e delizioso bar il cui proprietario sembra un personaggio dei libri di Salgari e dove dei monaci buddisti stanno facendo colazione. È bellissimo vederli così quieti, col loro saio arancio e i piedi scalzi, seduti per terra uno vicino all’altro che cantano una preghiera e si rifocillano. Anche noi entriamo scalzi e ci beviamo uno dei migliori cappuccini della Thailandia.

Il prosieguo della strada è davvero una piacevole scoperta, incontriamo anche degli elefanti e ci fermiamo ad accarezzarne uno. È dolcissimo e sembra fare le fusa felice delle nostre carezze.

Raggiungiamo Nai harn Beach e scopriamo che oggi è la giornata dei bambini. In molte zone di Phuket vengono organizzati giochi e attività varie con cibo, bevande e regali per tutti i bambini. Le bimbe arrivano vestite a festa e truccate e i maschietti sono incontenibili. È una gioia vedere tanta felicità. Ci chiediamo se regalano o vendono a buon prezzo le biciclette perché incrociamo molte famiglie con bici ancora sigillate caricate nei furgoni o nei motorini.

Children’s day – Phuket

Ci dirigiamo in spiaggia. All’inizio sembra una lunga lingua di sabbia piena di gente ma, andando verso sud, troviamo degli scogli e una zona meno affollata e più tranquilla, un vero paradiso. C’è spazio sia al sole che all’ombra, si può stare sulla sabbia o sulle rocce, l’acqua è tra le più belle mai viste e, anche qui, ci sono persone di tutte le nazionalità possibili. Conosciamo un gruppo di pugliesi e di cosa parliamo? Ma di cibo naturalmente! Ci sono anche dei ragazzini tailandesi che giocano tra le rocce anche se, in verità, la loro occupazione principale è quella di controllare il cellulare ogni due per quattro…tutto il mondo è paese.

Nai Harn beach
Sun – sea – cell!!!
Sweet friends in Nai Harn beach
Blue

È la nostra ultima sera qui e andiamo al Jungceylon, un grande shopping mall di Patong. E’ un luogo pulito e ordinato, diverso dalle altre vie di Patong.  Bei locali, buon cibo, negozi di brand ma la cosa che colpisce di più è sicuramente il centro estetico Pimnara. Una grandissima vetrata che lascia vedere più di venti postazioni dove ordinatissime estetiste in camice bianco eseguono i trattamenti richiesti. Diamo un’occhiata al listino e decidiamo che non ci andremo mai.

To be continued

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