Viaggio itinerante tra Thailandia e Malesia – 1à parte – CHIANG MAI e CHIANG RAI

Thailand

Quanti giorni facciamo?

Questa è la nostra seconda volta in Thailandia. Noi amiamo il caldo e l’aver scoperto l’anno scorso di poter rimanere 24 ore al giorno in costume e maniche corte e di poter girovagare in motorino senza mai dover pensare se ci si deve portare una felpa nello zaino, ci ha fatto decidere di ritornare. Essendo viaggiatori fai-da-te ma con qualche esigenza in più rispetto ai ventenni-trentenni backpackers, la preparazione richiede un po’ di tempo. Miro si occupa dell’itinerario. Ore ed ore a visionare mappe, forum, suggerimenti. Gioia ed entusiasmo ammirando foto, leggendo esperienze altrui, indecisione su questo sì e questo no. Il tutto per decidere che la giusta durata potrebbe essere di un mese suddiviso tra Thailandia prima e Malesia dopo.

Motorcycle

Scelta dell’itinerario in Thailandia

Avendo già visitato Bangkok lo scorso anno e pur essendoci piaciuta assai, quest’anno decidiamo di non ritornarci e di andare direttamente a Chiang Mai, la più popolosa città della Thailandia del nord, consigliataci da tutti gli amici che l’hanno già visitata. E da Chiang Mai, come non andare a Chiang Rai, il cui tempio bianco appare in continuazione cercando notizie su questo paese.

Decidiamo poi che, pur essendoci già stati, vogliamo tornare a Phuket, la meta balneare più famosa della Thailandia.  Phuket è divisa in diverse spiagge ma la più confusionaria, trafficata, rumorosa e viva è Patong.  L’anno scorso ci eravamo solo passati in motorino ma quest’anno ci vogliamo godere quest’atmosfera per almeno 4-5  giorni.

Thailand

Dopo tale confusione sentiremo sicuramente il desiderio di un po’ di tranquillità e optiamo per una piccola isola, la più  a sud della Thailandia, Koh Lipe. Le recensioni sono entusiaste e ne facciamo perciò la meta clou del nostro viaggio. Soddisferà a pieno le aspettative.

Scelta dell’itinerario in Malesia

Sky Bridge – Langkawy

Ora pensiamo alla Malesia. La prima isola che si incontra dopo la Thailandia, è Langkawy,  conosciuta per la sua bellezza ma anche per il monumentale Sky bridge, raggiungibile solo con una cabinovia e che promette una vista indimenticabile.  Dovendo ora decidere la meta successiva e scoprendo che, quando si entra in Malesia, qualsiasi destinazione si voglia raggiungere in aereo, obbliga il passaggio per l’aeroporto di Kuala Lumpur, la capitale della Malesia, decidiamo che tanto vale andarci e tornare a casa direttamente da lì. Questo luogo dal nome altisonante che già dai tempi della scuola risuonava nelle nostre orecchie, va sicuramente visitato e diventa il passo successivo.  Però lì in mezzo, ci starebbe qualche giorno in un’altra isola di cui troviamo spesso traccia nei forum: Penang, l’isola il cui centro storico, George Town è patrimonio dell’Unesco. Come tralasciarla?  Aggiudicata anche questa! Così il quadro è completo, qualche giorno di qua e qualche altro di là, il piano è pronto. Ora mi tocca la parte burocratica, ossia la prenotazione dei voli, l’attenzione al peso dei bagagli, gli spostamenti, la scelta degli hotel, la ricerca della giusta assicurazione, l’equa divisione dei soggiorni, non si può tralasciare niente. In verità ci renderemo conto poi che si poteva anche fare tutto last minute perché, pur essendo alta stagione, la disponibilità degli hotel è più che buona. Ma, col senno di poi sono capaci tutti.  

Che la ricerca abbia inizio.

Quatar Airways

Per l’andata trovo una buona combinazione di voli con la Quatar. Le due tratte di 5 ore circa ciascuna con scalo di circa 2 ore a Doha, permettendo di sgranchirsi di gambe a metà strada e sfamando anche la mia curiosità di vedere un aeroporto arabo, mi fanno decidere di prenotare. Con il biglietto faccio anche l’assicurazione annullamento viaggio e smarrimento bagaglio. Mi renderò conto poi che conveniva non farla perchè, dovendo fare comunque un’assicurazione sanitaria per tutta la durata del viaggio, valeva la pena di includerci anche l’annullamento e lo smarrimento bagaglio. Con pochi euro di differenza avrei assicurato tutto. Non risparmiavo chissà quanto ma qualcosa è meglio di niente….sbagliando s’impara!  L’assicurazione più economica che trovo è con la Columbus.  Mando una mail per avere qualche chiarificazione e la risposta è più che celere. L’impressione è buona, ma la recensione buona o cattiva che sia non la posso fare dato che, fortunatamente, non ne avremo bisogno.

Per il volo di ritorno troviamo una buona combinazione con la compagnia dell’Oman. 7 ore il primo volo, uno scalo a Muscat, dove ha sede l’aeroporto dell’Oman e poi altre 7 ore circa verso Milano.  

Museum Hotel – Penang

Per quanto riguarda gli hotel, noi ci affidiamo sempre a booking.com. A detta dei nostri amici, ma anche nostra, viaggiamo parecchio e, con questo sito, non abbiamo mai avuto nessun intoppo. Ogni tanto i voti e i giudizi sugli hotel toppano ma in linea di massima rispecchiano la realtà. Scegliere la posizione sulla mappa, leggere i giudizi, e, dulcis in fundo, guardare le foto di tutte queste sistemazioni esotiche è un’attività già di per sé entusiasmante, ti fa  sentire già in vacanza e ti amplifica la voglia di partire.

E ora inizia l’attesa per la partenza con il panico che non so bene se è un panico pre-partenza o un panico da preparazione valigia…cosa porto, cosa non porto, ma questo mi servirà, e questo anche…. Quello stato d’animo che ti fa desiderare di non partire più, anche se sai già che nel momento stesso in cui uscirai di casa per partire, passerà.

To be continued…..

Pronti, via –  Chiang Mai

Mercoledì 2 gennaio 2019: ore 5,30 a.m. Si parte! L’autostrada per Milano è semilibera. Vorrei vedere chi si mette in strada a quest’ora. Parcheggiamo al King Parking, scelto perché economico e vicino all’aeroporto di Malpensa. Servizio e trasporto sono più che buoni e veloci. 

Procede tutto regolare. Incrociamo le hostess del nostro volo, con i loro trolley e quell’aspetto curatissimo. Sono sempre un bel vedere. L’aereo è pulito, spazioso e, soprattutto, in perfetto orario. Nonostante viaggiamo abbastanza spesso, il beneficio di dormire in aereo non ci è ancora concesso, perciò la lista dei film diventa assai importante. Ne trovo un paio che volevo vedere già da un po’. Molto spesso la lingua italiana non è contemplata nella lista delle lingue disponibili, ma fa niente, cominciamo ad esercitare un po’ di inglese.  Così, tra il pranzo, peraltro buono, con insalata di riso, spezzatino con patate, un buon dolce e un buon film, la prima tratta passa. Il primo impatto con un aeroporto arabo è buono. Tutto come immaginavo, molto ordinato e pulito. L’unica cosa a cui non avevo pensato è lo scontro con il burqa. Non il velo, ma il burqa. In sala d’attesa c’è una donna seduta di fronte a me. Una fessura di 2 cm di altezza per gli occhi è l’unica apertura che vedo. Sta mangiando scostandosi il velo dalla bocca ma quando arriva Miro smette di mangiare per non far intravedere neanche quel poco che poteva apparire.  Vado in bagno e accanto vedo la stanza per le preghiere. Neanche a questo avevo pensato. Mi rendo conto che qui comincia il mio viaggio tra le culture e le religioni del mondo.  

Doha Airport

Giovedì 3 gennaio: Chiang Mai.

Arriviamo a Chiang Mai la mattina presto e, come prima cosa, cambiamo i nostri primi euro in bath. In aeroporto conviene cambiare il minimo indispensabile perché il cambio non è mai favorevole. La Thailandia vive di turismo e perciò in ogni cittadina ci sono moltissimi piccoli uffici o chioschi dove il cambio è assai più favorevole che in aeroporto.  

Poi via, verso i taxi, anche se in verità sono i taxi che vengono a noi. Qui cibo e tassisti non mancano mai. Non amano accendere il tassametro perché l’importo della corsa risulta sempre molto basso. Preferiscono contrattare il prezzo prima di partire, sparando alto all’inizio ma con un po’ di pazienza e faccia tosta, il prezzo finisce sempre per abbassarsi, ed è sempre un buon prezzo. I taxi non sono per niente costosi. Vale comunque la pena di insistere dicendo “meter, meter” , per far capire loro che si vuole il tassametro. Qualche tassista non desiste e se ne va ma dopo pochi tentativi ce la si può fare.

Arriviamo all’hotel molto presto e la camera non è pronta ma Gavin, il titolare, un inglese assai gentile, ci offre la colazione. Ci sarebbero parecchie cose buone ma abbiamo solo voglia di frutta, l’aereo e il viaggio scombussolano sempre un po’. Il proprietario dell’albergo ci dà subito la mappa con qualche dritta per i giorni futuri. La parte storica della città non è grandissima ed è abbastanza semplice da girare perché è circondata da un canale e da 4 porte antiche poste ad ogni punto cardinale.  Curiosissimi di scoprirla ci incamminiamo immediatamente per le sue vie. Appare già molto viva, motorini che sfrecciano, automobili, taxi, negozietti e bancarelle sono già quasi tutti attivi. In Thailandia c’è la guida a destra e perciò dobbiamo abituarci subito a guardare dalla parte giusta prima di attraversare…non mi abituerò mai…Miro mi salva infinite volte dall’essere travolta da qualche mezzo in arrivo.  Pensando già di spostarci a Chiang Rai in bus, troviamo un’agenzia dove prenotiamo i biglietti. Le città tailandesi pullulano di queste agenzie dove si possono trovare biglietti di ogni genere, dai voli, ai battelli, agli spettacoli, alle attrazioni. Si riesce a contrattare qualsiasi prezzo e ad organizzarsi perfino i tour personalizzati. Il biglietto del bus ha un prezzo fisso ma per poca differenza scegliamo il bus VIP dove c’è più spazio per le gambe e ti offrono perfino acqua e uno snack. Si rivelerà una scelta giustissima. Percorreremo circa 300 km in assoluta comodità e relax.

Visitiamo già il primo tempio. Chiang Mai ne ha un’altissima concentrazione e sono tutti molto belli. Noi avevamo già visto quelli di Bangkok ed il confronto è duro da reggere ma ognuno di essi, anche il più piccolo, ha sempre qualche particolarità. Questo ha un mercato all’aperto dove cominciamo ad assaporare gli stick di frutta che in Thailandia si trovano ovunque. Magari l’igiene non sarà proprio perfetta ma trovare il sacchetto con la frutta già pronta, sbucciata e tagliata fa passare sopra a tutto.  Troviamo poi un altro tempio con un giardino strepitoso, c’è un piccolo canale con un ponte di legno attorniato da fiori e lanterne appese. Ci ripromettiamo di tornarci col buio ed avremo ragione. Le coloratissime lanterne già belle di giorno, col buio fanno ancora più effetto, intramezzate poi da cespugli di fiori di ogni genere e forma.  Miro scatta una foto a mia insaputa dove sono letteralmente a bocca aperta. Non c’è espressione migliore per descrivere quanto vediamo.

Chiang Mai

Torniamo in albergo e scopriamo che la nostra stanza è tutta in legno, dal letto, ai mobili, alle pareti. Dire accogliente è riduttivo perché la sensazione che si prova è qualcosa di più, magari è anche perché siamo stanchi e il letto ci chiama.

La sera ci dirigiamo subito al night market. Chiang Mai ne ha uno a sud e uno a nord (oppure uno a ovest e l’altro a est….non saprei). Uno è più turistico mentre l’altro è più frequentato dai nativi. Come prima sera scegliamo quello più turistico anche perché nell’altro sembra che quasi nessuno parli inglese. Come primo giorno di vacanza direi che non vogliamo proprio farci del male e stiamo sul “sicuro”.  Questi mercati sono un vero e proprio polo di attrazione, esistono in tutti i paesi della Thailandia e sono quanto di più folcloristico ed entusiasmante si possa trovare.  Noi sospettiamo che gli stessi tailandesi non mangino mai a casa perché qui il cibo è così buono e conveniente che non vale la pena di stare a casa a prepararsene. Immaginate una via che può essere lunga anche più chilometri, piena di bancarelle di ogni tipo, scarpe, abiti, profumi,  giochi, stoffe, ma, soprattutto, cibo! Cibo di ogni genere e forma, di ogni colore e sapore. Cose mai viste e neanche mai immaginate. Non si sa cosa lasciare per cosa prendere. I fritti la fanno da padrone ma non sono da meno il riso e i noodle, i dolci e la frutta. Niente di buono per gli schizzinosi ma per gli altri…fantastico! Assaggiamo per la prima volta delle mezze lune ripiene di verdure e carne scaldate in una padella con un po’ d’olio, non fritte…come primo giorno, torno a ripetere, non vogliamo farci troppo male.

Night Market – Chiang Mai

Ora che abbiamo la pancia piena, vorremmo anche andare all’altro mercato ma siamo cotti e ce ne andiamo a dormire.

Venerdì 4 gennaio: Doi Inthanon

Si dice: “chi bene inizia è a metà dell’opera” e, la mattina seguente, seduti davanti alla colazione pantagruelica che ci arriva, non possiamo che pensarla così. La colazione è all’aperto e già qui, dopo essere scappati dalle temperature polari di casa nostra, è un paradiso. Siamo sotto una tettoia di legno, immersi in un giardino tropicale con al centro una fontana che zampilla, canti di uccelli mai sentiti prima, sole caldo e cielo azzurro, non aggiungo altro. Anzi si, devo descrivere la prima vera colazione di questo viaggio. Possiamo scegliere tra frutta, uova, dolce, riso, toast e sicuramente qualcos’altro che ora non ricordo. La mia scelta cade sul pancake alla banana, se ci penso mi viene ancora l’acquolina in bocca. Un pancake di misure gigantesche preparato al momento con fettine di banana caramellate e frutta tutto attorno. Assieme ci portano anche delle foglie ripiene di riso dolce, una specie di budino. Io, golosa fino all’inverosimile, mi chiederò i giorni seguenti, come avrò mai fatto a mangiare cibo in tale quantità, ma era tutto talmente gustoso che non ci si poteva tirare indietro. Miro sta sul salato ed è più che soddisfatto anche lui. Ci facciamo dare qualche altro consiglio dal buon Gavin tra cui quello di non lasciare mai in deposito il passaporto per noleggiare il motorino, e partiamo. Il costo per il noleggio dei motorini è bassissimo, costa più il deposito ma, memori di quanto dettoci da Gavin, non ci facciamo incantare. Qui è tutto molto free, il libretto del motorino non c’è, non ci chiedono se abbiamo la patente internazionale, non ci spiegano se siamo assicurati e, in verità, noi ci dimentichiamo di chiederlo, ma va bene così, ci sentiamo già in piena libertà.

Breakfast at Baan Khun Krub

Vogliamo raggiungere il Doi Inthanon National Park. Il solo fatto di essere situato a 800 metri, nella vetta più alta della Thailandia è una ragione sufficiente per andarci. Se poi ci si aggiunge che è sede di innumerevoli cascate, di remoti villaggi rurali, di una varietà incredibile di flora e fauna e di due bellissimi templi, direi che le ragioni sono più che sufficienti. È a circa 2 ore di strada da Chiang Mai ma ciò non ci scoraggia perché la meta non è la sola cosa importante, lo è anche il tragitto per arrivarci, alla scoperta del nuovo paese in cui ci troviamo. Saranno circa 25-28 gradi, temperatura ideale per assaporare questa gita. Lungo la strada ci sono piccoli market e bancarelle ovunque, ci fermiamo in un posto sperduto per chiedere informazioni e troviamo pure il caffè con i grani appena macinati e il wi-fi. Testardamente, non ho voluto prendere una scheda telefonica tailandese così non ho navigatore, non ho google maps, niente di niente e, perciò, come accade sempre, sbagliamo strada. La signorina dei grani macinati ci dà le giuste indicazioni e dopo qualche buon chilometro la meta ci appare.  Oltre a visitare i templi, la nostra idea era quella di fare una lunga passeggiata nella foresta.  Troviamo subito un sentiero che però risulta essere molto breve, anche se ci dà già un’idea di com’è la foresta tailandese, fitta, rigogliosa, viva, rumorosa ma del rumore buono fatto di versi di animali che mai prima avevamo sentito. Ci spostiamo più in basso verso l’entrata dei templi e lì troviamo un altro sentiero che si può fare solo con la guida. Calcolando che non abbiamo molto tempo perché ci attendono circa 100 km per tornare in città, spieghiamo che abbiamo solo un’ora e il capo delle guide si prodiga per affidarcene una ripetendogli più volte “one hour, one hour”. La nostra guida è un signore piccolo e magro che non parla inglese ma viaggia come un missile. Il sentiero parte subito in salita e noi, complici forse l’altitudine e il caldo, per un attimo rimaniamo senza fiato. Ogni tanto appare qualche panchina in legno e il nostro caro capocordata ci chiede se vogliamo riposarci. Ma noi, dopo il primo momento di smarrimento, ci sentiamo bene e non ne vogliamo proprio saperne di fermarci. È proprio tutto come me l’aspettavo, alberi e foglie gigantesche, rami che si intrecciano formando disegni fantasiosi, ruscelli attraversati da ponti naturali fatti dalle piante, canti e fischi di uccelli e insetti invisibili. La foresta si fa meno fitta ed usciamo su una radura che ci offre una visione incredibile della montagna in tutta la sua bellezza e interezza. Abbiamo una visione a 360 gradi e ciò che vediamo toglie il fiato. Verde e verde ovunque e dove finisce il verde inizia l’azzurro del cielo.  Ad un certo punto il nostro accompagnatore fa una deviazione dal sentiero principale e quello che ci troviamo davanti proprio non ce l’aspettavamo. Vediamo in lontananza i due templi buddisti, una visione davvero suggestiva sia per la loro bellezza che per i colori dei giardini che li circondano. One hour è passata e torniamo verso il motorino ringraziando la simpaticissima guida guardata con invidia dai suoi colleghi che si sono accorti della nostra mancia.

Doi Inthanon – Chiang Mai
Our nice guide
Landscape

Torniamo in città, senza sbagliare strada stavolta, cosa che faremo, invece, la sera. Vorremmo andare a mangiare al mercato più frequentato dai tailandesi ma prendiamo la direzione sbagliata e ci ritroviamo da un’altra parte. Fa niente, qui si mangia in qualsiasi angolo, che sia nord, sud, est o ovest.

Sabato 5 gennaio: Mon Chaem

La mattina dopo chiedo un pancake meno abbondante e Gavin mi risponde che quello sarebbe la dose da bambini. Starà scherzando?

Tra i vari itinerari che avevamo visto, ce n’è uno che Gavin ci consiglia caldamente, sia per la bellezza del paesaggio che per il traguardo finale, un villaggio rurale tipico delle colline di Chiang Mai, Mon Chaem. Pieni di entusiasmo rimontiamo in sella, sbagliamo ancora strada e sperimentiamo di persona una cosa che avevamo già letto nei forum. I poliziotti fermano gli stranieri in motorino per chiedere la patente internazionale. Nella maggioranza dei casi i turisti non ce l’hanno, ma non c’è il ritiro del mezzo e l’obbligo di tornare a piedi, bensì una semplice multa.  Noi, che tutto possiamo avere tranne che i tratti orientali, troviamo un posto di blocco e, nonostante i caschi, veniamo fermati. La patente internazionale con ce l’abbiamo, perciò l’unica alternativa è la multa. Provo anche a contrattare un po’ sul prezzo e a chiedere la ricevuta, qui si contratta tutto, perché una multa no? Il poliziotto mi dice che il prezzo è già dimezzato rispetto al normale e che la ricevuta non serve, perciò pago e me ne sto zitta, anche perché l’importo non è alto e poi, dopo aver fatto sia l’anno scorso che quest’anno, tantissimi chilometri sulle due ruote, una multa ci sta.  Proseguiamo, logicamente sbagliamo strada, raggiungiamo la cascata di Mok Fa che non avevamo in programma di visitare e alla fine, dopo aver incontrato un contadino con la maglia della Fiorentina (grande!!) che ci dà qualche informazione, ci arriviamo.  Alla monotonia della strada percorsa per arrivare fino all’inizio della collina, si sostituisce una strada con qualche salita a volte anche ripida. Il motorino è il nostro eroe, arranca ma ce la fa. Ai lati, seminascosti dalla rigogliosissima vegetazione, di quando in quando appaiono dei chioschi, qualcuno più rudimentale, altri meno, con sedie e sdrai in legno appoggiati sul fiume, sembrano grandissime foglie di ninfee pronte ad accogliere i viandanti in cerca di ristoro.

Man mano che saliamo cominciamo a vedere dei campeggi arroccati sulla collina. Questo ambiente deve essere molto conosciuto ed amato dai turisti, non a torto, devo dire. Dopo qualche chilometro, la strada si riempie di chioschetti e bancarelle con prodotti di artigianato, abbigliamento, cappelli, fiori e ….fragole. Si, perché, come scopriremo dopo pochi metri, sulla cima ci sono delle estese coltivazioni di fragole, mescolate a coltivazioni di fiori e a un panorama tra i più belli che abbiamo mai visto. In lontananza si vedono le file ordinate di tende dei campeggi, un po’ più vicino i campi di fiori e fragole e accanto a noi delle donne di età indefinibile in abiti contadini e dai denti neri di tabacco che vendono piccoli oggetti fatti da loro.  Ci sono anche dei carretti di legno che ora servono a far divertire i turisti ma che testimoniano il vecchio mezzo di trasporto per le coltivazioni. Il verde della vegetazione e il blu del cielo completano questo scenario meraviglioso.

Mon Chaem Village
Women at village

E’ tardi e dobbiamo ritornare prima che faccia buio, siamo in terra straniera e ad una certa ora preferiamo essere vicini al centro. Una delle prime cose che avevamo notato al nostro arrivo a Chiang Mai, è un ristorante vicino al nostro hotel, riccamente decorato sia all’interno che all’esterno con ghirlande e fiocchi rosa e rossi. Ci eravamo ripromessi di andarci e oggi, come ultima sera qui, decidiamo che non possiamo lasciarcelo scappare. Il locale è un tripudio di luci e fiocchi che riprendono i colori dell’esterno e i posti a sedere sono delle sedie a dondolo fatte di legno e bambù. La bontà del cibo rispecchia la bellezza del luogo. Contenti e con la pancia piena ce ne andiamo a preparare le valigie per il giorno dopo, direzione Chiang Rai.

Hot Chilli Restaurant

To be continued

Domenica 6 gennaio (niente befana qui…) : Chiang Rai

Ogni città della Thailandia, oltre ai taxi, offre vari mezzi di trasporto, dai taxi compartiti, ai tuk-tuk, ai vecchi autobus senza finestrini, fino ai treni che viaggiano con le porte aperte.  Tutto si potrebbe dire dei tailandesi tranne che non sappiano come organizzare e gestire i trasporti. Tutto sempre molto chiaro e puntuale. Nei VIP bus hanno perfino la lista dei passeggeri e finchè non ci sono tutti non si parte. Il bus è confortevole e pulito, un’addetta ci dispensa acqua e uno spuntino dato che il viaggio durerà circa 3 ore. La clientela è di ogni tipo e nazionalità, ci sono perfino dei backpackers francesi. Strano, pensavo che questi viaggiatori si servissero solo dei mezzi più economici.  All’arrivo al terminal dei bus di Chiang Rai veniamo assaliti dai taxi che qui sono per lo più tuk tuk. Uno ci afferra al volo e fa entrare, non so come, noi e le nostre possenti valigie nel minuscolo abitacolo. Vicino a noi passa di tutto, vecchi carretti che mi ricordano quello dove mio nonno mi portava a vendemmiare, qualche bicicletta, e moltissimi scooter con 3-4 persone a bordo, a volte anche con bambini piccolissimi tenuti in mezzo tra mamma e papà….senza casco.

Vip Bus
Means of Transport in Chiang Rai

Il nostro hotel è un po’ lontano dal centro ma è incantevole. Le camere sono ampie e le pareti esterne sono due grandi vetrate che guardano direttamente su un piccolo lago di ninfee circondato da verdissime palme e alberi vecchi di centinaia d’anni. Nel terrazzo c’è perfino una vasca con i pesci rossi. Il bagno, come in molti hotel della Thailandia, è un po’ umido e non proprio all’altezza della camera, ma c’è quasi tutto l’indispensabile. Dico quasi tutto perché la presa dell’energia elettrica, in bagno, non c’è mai. Ce ne possono essere di sparse ad ogni angolo della camera ma in bagno mai.

Saikaew Resort _ Chiang Rai

La sala per le colazioni è un grande patio di legno che dà direttamente sul lago. Ci pregustiamo già la colazione del giorno dopo seduti di fronte a questa bellissima vista.  Essendo a circa 5 km dal cento, l’hotel mette a disposizione diverse biciclette. Non vediamo l’ora di metterci a pedalare e partiamo subito alla scoperta di questa nuova città. Il suo simbolo è la torre dell’orologio che però ci delude un po’. Le foto mostrano una torre dorata, alta ed imponente ma in verità non è niente di tutto questo. Dorata sì, ma né alta né imponente. Il centro storico è abbastanza piccolo, fatto di una strada principale con negozi e locali di ogni tipo ma, come molte città tailandesi, potremo coglierne maggiormente il fascino di sera, con le strade illuminate e i night market pronti ad offrire il loro meglio. A pochissima distanza dal nostro hotel, ogni sabato e domenica si anima la cosiddetta Walking street. Siamo fortunati perché è sabato e possiamo immergerci subito nella sua atmosfera. Sebbene Chiang Rai sia una piccola città, questa Walking street è tra le più grandi che abbiamo visitato finora. Una strada che fino a poche ore prima era semideserta, si trasforma in una vibrante e affollata via che offre un po’ di tutto e dove mangio i più buoni noodles mai provati e dove mi lascio tentare da fritture e dolci di cui non saprei spiegare gli ingredienti ma che sono eccezionali. Solitamente, in mezzo a queste bancarelle, ci sono dei tavoli liberi dove ognuno si può accomodare per mangiare. Ci arriviamo, affamati ed impacciati dalla gran quantità di cibo che abbiamo tra le braccia ma non ci sono posti liberi. Un’anziana coppia di tailandesi ci vede e ci offre gentilmente di condividere il tavolo.  Sarà per la loro religione pacifica, sarà perché è la loro natura, ma questo popolo è spesso così, sorridente e gentile.

Mentre ci rimpinziamo, un gruppo musicale intona della musica tipica tailandese e molti si alzano per ballare, ordinati e composti al ritmo di quella loro musica lenta e cantilenante. Guardiamo l’espressione sorridente dei nostri compagni di tavolo che cantano e muovono la testa a ritmo di musica e … sorridiamo anche noi.

Lunedì 7 gennaio:

La colazione è quasi esclusivamente a base di uova. Scopriremo poi che il proprietario dell’hotel ha un fornito pollaio proprio dietro il parcheggio. Il caffè è quello di sempre, una bustina di Nescafè e una di latte in polvere sciolte dentro l’acqua calda. Però la frutta e il pane tostato non mancano.

Si va in gita

Sono le 9,30 e siamo pronti con il nostro zaino fuori dall’hotel, in attesa che un pulmino ci venga a prendere. Il nostro progetto di andarcene in giro in motorino era sfumato la sera precedente davanti alle nefaste previsioni meteo. Meglio prenotare una bella gita organizzata che prevede la visita dei siti più interessanti di Chiang Rai e dintorni tra cui il White Temple, il Blue temple, la Black house, la Monkey cave, una piantagione di tè, il triangolo d’oro e le donne giraffa. Riservare di sera può offrire vantaggi e svantaggi. Lo svantaggio è che potrebbero non esserci più posti disponibili, cosa peraltro difficile, vista la varietà delle offerte, e il vantaggio è quello di spuntare un prezzo migliore.  Non amiamo molto questo genere di gite perché sono frettolose, stancanti e il tempo per vedere ogni cosa è sempre poco.  Già l’anno scorso ne avevamo sperimentata una e avevamo giurato di non ricaderci più, però, visto le previsioni piovose, per questa volta dobbiamo adattarci. In verità potevamo anche organizzarci un tour personalizzato, solo noi due con l’autista ma il costo sarebbe stato più alto e il tour più breve. Non volevamo perderci neanche un angolo di questa terra e così ce la facciamo andare bene.

Il pulmino arriva con mezz’ora di ritardo, cosa insolita per noi che eravamo abituati alla perfetta organizzazione e puntualità dei trasporti. Il gruppo è assai vario, un’anziana coppia di cinesi, due ragazzi spagnoli e degli inglesi non molto simpatici che continueranno a chiacchierare, chiacchierare e chiacchierare. Le nostre guide sono due ragazze che sembrano proprio essere alle prime armi, parlanti (poco) inglese e di nessun aiuto. Su Chiang Rai ci sarebbe molto da dire ma si limitano ad informarci sul prezzo per entrare nei siti e a guardare in continuazione i loro cellulari. 

White Temple: La prima tappa è il White temple. (guida: “the entrance is there, the price is…., you have 30 minutes…). Per fortuna che ci siamo già documentati prima sui siti da visitare, altrimenti …buonanotte…

White Temple – Chiang Rai

Avevo sempre immaginato di vedere questo tempio in una bella giornata di sole, con il contrasto tra il bianco dell’edificio e l’azzurro del cielo. E sarò accontentata. Il cielo, che sembrava grigio, già da un po’ è diventato blu e mi regala la visione che mi aspettavo. In verità mi immaginavo questo splendido edificio sulla cima di una collina e invece è situato in una piazza con parcheggi ed edifici tutto attorno. Ma rimane comunque una visione spettacolare, è di un bianco candido ed incredibilmente decorato in ogni suo angolo, si potrebbero perdere ore solo per guardare ogni piccolo particolare. È un tempio che ha creato non poche polemiche perché è stato edificato nel 1997 e, pur essendo ricco di simbolismi legati al buddismo, non ne rispecchia la tradizione né all’esterno, che solitamente abbonda di elementi dorati, né all’interno, dove, accanto ai tradizionali dipinti si possono vedere strabilianti disegni rappresentanti il mondo di oggi, come grattacieli, astronavi e perfino personaggi dei cartoni animati. A mio parere non può non piacere.

Black house: La seconda tappa è il museo Baandum o black house, un museo (se così lo possiamo chiamare) dove un artista tailandese ha messo in mostra moltissimi oggetti trovati girando l’Asia, come pelli di coccodrilli, zanne di elefante, trofei di caccia e altro. Costosa l’entrata e prettamente commerciale, può piacere o no, per me è stata una perdita di tempo e denaro. Però riconosco che può essere curioso.

Black House

Monkey cave: Ripartiamo per la Monkey cave, dove simpatiche scimmiette assaltano un ragazzo del nostro gruppo che ha in mano una bibita e che pensa bene di lasciargliela.  Il posto è assai squallido, ci sono perfino delle bruttissime statue rappresentanti un gruppo musicale che, mettendo una monetina, come quando vuoi usare il cannocchiale per vedere il panorama, intonano qualche nota muovendosi in maniera spettrale. Una scena così di fronte a un tempio religioso è davvero inguardabile. L’unica cosa degna di nota è una bellissima scalinata che però non abbiamo il tempo di percorrere. Come già detto, in queste gite si fa tutto un po’ di corsa.  Però il tempo per mangiare ce l’abbiamo. Ci fermiamo lungo la strada in un chiosco abbastanza capiente per accogliere noi e, probabilmente, tutti i partecipanti a questo genere di gite. Il menu è unico per tutti: una zuppa che sembra acqua calda con un po’ di verdure galleggianti e noodle. Sarà perché, a differenza dell’anno scorso, quest’anno sto apprezzando molto il cibo tailandese o forse perché sono affamata, ma mi sembrano buonissimi. Poco piccanti e perfettamente conditi con uova e verdure. 

Monkey Cave

Piantagione di tè: Proseguiamo per la piantagione di tè dove possiamo assaggiarne alcune varietà e vederne la vastità delle coltivazioni. Logicamente il tutto si svolge dentro un negozio dove si possono comprare una moltitudine di prodotti a base di tè, dagli infusi, alle creme, ai saponi. Incontriamo un gruppo di monaci buddisti che fanno shopping. Com’è strano il contrasto tra la semplicità dei loro sari arancio, i piedi nudi e le braccia cariche di gadget.

Donne giraffa: Finalmente ci dirigiamo verso il Karen’s village, il villaggio delle donne giraffa. È il luogo che ha creato le aspettative più alte perché abbiamo visto le foto ovunque e ce ne hanno parlato in molti, in modo sia positivo che negativo. Positivo per la grande curiosità che crea e negativo perché sembra fatto appositamente per i turisti a scopo commerciale.  Meglio godere della vista di questo luogo che sembra fermo nel tempo senza porsi troppe domande. Non sono molte le donne e le bambine che ci vivono, ma sono dolcissime e, a differenza di altri luoghi dove ti assillano per farti comprare qualche souvenir, se ne stanno sedute a tessere o a fare dei piccoli lavori artigianali senza chiedere nulla. Si lasciano fotografare e sorridono tranquille. Le più anziane hanno davvero un collo lunghissimo e le bimbe sembrano non essere affatto infastidite da quegli anelli che iniziano a far allungare i loro colli. Mi dispiacerebbe non averle viste ma a trovarcisi in mezzo è naturale chiedersi come possa essere vivere così. Ad ognuno le proprie considerazioni.  

Karen’s Village

Golden Triangle: triangolo perché vi si incontrano i confini di 3 diversi stati: la Thailandia, il Laos e il Myanmar, d’oro perché vi si coltivava l’oppio. Proprio lì si trova anche il museo dell’oppio, che però noi non visitiamo perché preferiamo goderci la vista del maestoso Mekong. Sembra impossibile di essere proprio lì di fronte a questo fiume così ricco di storia.

Golden Triangle

Blue Temple: sono circa le 18 ed inizia a fare buio. Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia ma  manca solo il Tempio Blu. Finchè ci chiediamo perché mai ci portino a visitare un tempio col buio, ci appare il tempio blu in tutto il suo splendore e capiamo perché l’abbiano volutamente lasciato per ultimo.  Penso che di giorno sia bello ma di sera, illuminato dentro e fuori è davvero spettacolare. Il blu è il colore predominante che, assieme all’oro, regala un impatto visivo molto suggestivo. Sarà anche un tempio moderno che, assieme al tempio bianco, manca del sapore della tradizione antica, ma offre comunque un’atmosfera indimenticabile.

Blue Temple – Chiang Rai

Scopriamo che le previsioni metereologiche erano corrette perché qui ha piovuto e parecchio anche. Noi, invece, baciati dalla fortuna, siamo stati accompagnati dal sole per quasi tutto il viaggio.

Night bazar:  la sera ci rechiamo al night bazar in centro a Chiang Rai che però ci delude un po’. Da questi mercati notturni ci si aspetta sempre molta vivacità e confusione, forse perché quelli che avevamo visto erano così. Questo, invece, è abbastanza piccolo, con poche bancarelle e poca gente. Però il cibo è buono lo stesso.

Martedì 8 gennaio:

Piove! Ne approfittiamo per riposarci e ci facciamo fare un bel massaggio in un centro estetico proprio nella via principale di Chiang Rai. Il detto “non tutto il male viene per nuocere” non è mai stato più azzeccato. Non ci saremmo mai presi queste due ore di relax se il tempo fosse stato bello. La Thailandia vanta una grande tradizione per quanto riguarda i massaggi, sono convenientissimi e si possono fare ovunque. Credo che la parola che si sente più spesso girovagando per spiagge e città sia:” massage, massage”. Farsene fare uno in spiaggia, col rumore del mare in sottofondo, è senz’altro il modo migliore per apprezzare quest’arte ma anche un bel centro estetico lindo, ordinato e con una dolce musica orientale in sottofondo non è male.  

Dopo il relax abbiamo bisogno di un buon caffè per darci una mossa. Di fronte al centro massaggi vediamo un locale chiamato Cat’n’ A Cup Cat Cafe dove si puà fare colazione circondati da bellissimi gatti. So che anche in Italia esistono locali simili ma per noi è la prima volta. Entriamo scalzi, come in tantissimi locali della Thailandia e ci accomodiamo per terra, vicino a dei tavolini molto bassi. Le cameriere ci porgono subito le regole da seguire, tutte rivolte al rispetto per i gatti. Ce ne saranno una ventina, di ogni colore e razza, dai persiani ai siamesi, dai tigrati ai chiari, tutti diversi ma ugualmente bellissimi e pulitissimi.  Si accoccolano immediatamente vicino a noi e tra il buonissimo cappuccino e le loro fusa non vorremmo più uscire. È un’esperienza che ricorderemo con moltissimo piacere.

Cat’n’ A Cup Cat Cafe – Chiang Rai

Ritornando verso casa passiamo davanti all’ospedale. Dev’essere il momento di pausa perché incrociamo una moltitudine di giovani infermiere che escono a prendersi da mangiare nei numerosi chioschi posti all’uscita dell’ospedale. Strano contrasto tra le loro divise immacolate e il disordine e la poca pulizia che regnano incontrastati nelle vie di questa città.  

To be continued

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